"Apri il cuore e accontentati di quello che la vita ti concede. Siamo tutti invitati alla festa della vita,
dimentica i giorni dell'oscurità, qualsiasi cosa possa essere successa non è la fine"
  Augusto Daolio
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VIVERE INSIEME
INTRODUZIONE ALLE CULTURE COMUNITARIE
VIVERE INSIEME
REPORTAGE DA AUROVILLE
<b>REPORTAGE DA AUROVILLE </b>




La Comunità di Adventure di Auroville

Adventure è una Comunità intenzionale, nel senso che raggruppa un numero di persone che hanno deciso di condividere uno spazio e un tempo sia fisico che spirituale.
È situata nella cosiddetta Green Belt di Auroville, la cintura verde dedicata al rimboschimento, all'agricoltura, al verde.  Nonostante ciò è molto vicina al centro della township Auroville, al Matrimandir, al Visitors' Center, alla Solar Kitchen, inoltre contigua al villaggio Tamil di Edyanchavadi e attigua alla Udavi School, la prima scuola di Auroville (in senso temporale).
Fisicamente viviamo in alloggi chiamati "capsule", abitazioni tradizionali di questa zona, fatte di legno con il tetto di foglie di palma o cocco, aperte ai quattro lati con portelloni triangolari, in qualche caso
Continua...

IL DONO DEL VECCHIO RABBINO
IL DONO DEL VECCHIO RABBINO
Il “Dono del vecchio rabbino” racconta la storia di un monastero in decadenza nel quale vivevano quattro anziani monaci e l’abate i quali erano molto preoccupati per la fine del loro ordine monastico.
Nei boschi intorno al monastero si trovava una capanna usata ogni tanto come eremitaggio da un rabbino.
Dopo anni di preghiere, contemplazioni e meditazioni, il gruppo dei monaci aveva sviluppato una certa sensibilità e percepivano la presenza del rabbino quando era presente nella capanna-eremo.
L’abate, afflitto e addolorato per la situazione difficile del suo monastero decide di chiedere consiglio al rabbino.
Continua...
ESPERIMENTI GIAPPONESI PER NUOVE GENERAZIONI
ESPERIMENTI GIAPPONESI PER NUOVE GENERAZIONI di Lex Veelo

La conferenza internazionale sugli ecovillaggi è stata una meravigliosa opportunità per conoscere realtà in Giappone che intendono attuare progetti per la creazione di ecovillaggi. Ci era stato detto che la gente in Giappone un tempo aveva un forte senso della comunità nei loro migliaia di villaggi rurali e nei quartieri cittadini. Avevano anche un antico e sacro, senso di comunione con la natura, in particolare con gli alberi e con le foreste. Il Giappone infatti è ancora oggi riuscito a conservare il 66% della loro nazione insulare con la foresta, che rappresenta una cifra impressionante se si considera che la forte pressione di cancellare le foreste per ottenere aree coltivabili sempre maggiori ed alimentare la popolazione in aumento.
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VIVERE IN PICCOLE COMUNITA'


di Valerio Pignatta

Nuove forme di vita e di scambio, seppur in tempi lunghi e con sforzo, possono invertire definitivamente il 'produci, consuma, crepa' che caratterizza lattuale e iniquo scenario sociale. Queste associazioni/invenzioni sociali e umane, nuove e antiche allo stesso tempo, attraversano oggi un felice momento di grande natalità. L'idea di realizzare nel seno della vecchia società forme nuove di aggregazione sociale ed economica, con stili di vita improntati alla semplicità materiale e alla ricchezza relazionale e culturale, non è certo nuova. Tutta la tradizione della sinistra ottocentesca è già piena di questi tentativi. Per non parlare dell'entusiasmo religioso con cui sette eretiche e spirituali, in ogni secolo, hanno tentato di vivere l'eguaglianza evangelica e la giustizia sociale.

Alcune realtà di decrescita materiale

In queste realtà che rientrano, chi più chi meno consapevolmente, nel concetto di 'decrescita', acquistano valore attività oggi bistrattate o mercificate dalla società liberista: attività domestiche, cura degli anziani, dei bambini o dei disabili, tutela dell'ambiente, produzione di cibi di qualità, promozione della pace, autoproduzione di beni e di servizi, risparmio energetico, mobilità alternative ecc. Non solo autoproduzione, lavoro a basso regime ed economia di sussistenza, ma anche incentivazione delle relazioni, della cultura, della gioia di vivere, della solidarietà ai più deboli, della ricerca spirituale o dell'impegno sociale. Nel verde dell'Umbria troviamo la cooperativa la Piaggia, una comunità essenzialmente tedesca, ecologista, egualitaria, nata dalla sinistra non istituzionale e basata sull'idea di lavorare insieme e di essere 'leggeri' per il pianeta. Sin dagli anni Settanta qui si portano avanti attività manuali come orto, formaggi, ceramiche, ristrutturazioni murarie ma allo stesso tempo anche Internet, insegnamento, eventi culturali e azione ambientalista sul territorio. Le soluzioni di tipo agricolo sono veramente tante: si va da quelle più estreme, come gli Elfi dell'Appennino pistoiese, che rifiutano qualsiasi tecnologia e mirano all'autosufficienza, alle piccole aziende agrituristiche familiari, che propongono cibi biologici e recupero ambientale sempre all'interno di una visione al ribasso dello spreco di risorse e dei ritmi di vita, per arrivare sino ad esperienze più articolate come quelle di Paride Allegri o di Etain Addey, ovvero delle fattorie modello, del pensiero non omologato, dove si sperimentano percorsi di crescita culturale e di decrescita materiale e protezione ambientale.

Sobrietà solidale in campagna e città

Un altro spiraglio sono i più di trenta ecovillaggi presenti o in avvio sul territorio italiano. Anche qui si perseguono ideali molto diversi, che vanno dalla strutturazione in comunità spirituale a quella prettamente ecologista, dalla comune alla semplice vicinanza di famiglie che affidano bambini in difficoltà e che hanno una gestione comunitaria del denaro. Idem sul versante urbano. Comuni, associazioni, gruppi e movimenti stanno facendo un egregio lavoro di valorizzazione della sobrietà e della solidarietà. Ad esempio, l'opera di monitoraggio dei consumi che le famiglie aderenti ai Bilanci di Giustizia portano avanti ormai da anni, ha dimostrato che è possibile cambiare le cose dal basso, senza aspettare che i vertici della società recepiscano le istanze di giustizia, di salute ambientale e personale. E vi sono infatti numerose altre esperienze individuali o familiari indipendenti, come ad esempio la mia, che seguono questo percorso.

'Profughi' fuggiti da città alienate, immerse nella nebbia delle fabbriche del sistema e di una mentalità corrotta dall'idea del lavoro fine a se stesso, molti aspiranti alla sobria razionalità di un'esistenza piena hanno ricercato spesso a fatica una dimensione esistenziale più smarcata, rallentata, affrancata. E quando si va controcorrente spesso la strada è libera, i posti più belli (e scomodi) sono meno costosi, gli impieghi meno diffusi e più creativi più facili da ottenere, le relazioni non finalizzate all'interesse più vere. Per quello che può contare, posso fare un breve accenno alla nostra esperienza, dopo vent'anni di convivenza e avventure con la mia compagna, riportando un brano apparso sulla rivista Carta Cantieri Sociali di Maurizio Pallante che ci vede in questo modo: «Quattro figli. Una casa con terreno sulle colline della Lungiana, in una frazione dove sono rimasti tre anziani che sono diventati i nonni dei loro bambini. Lui laureato due volte, tele-redattore di una casa editrice con la stanza-studio affacciata sulle Apuane. Quando si toglie dal computer e dai libri, lavora nell'orto. Lei autoproduce di tutto. Una rete di amici sparsi in città li rifornisce di abiti praticamente nuovi, perché la moda impone ricambi che loro invece ignorano [...]». La mia compagna ed io, con poca disponibilità economica, abbiamo inseguito negli anni una dimensione esistenziale essenziale, ove trovano spazio soprattutto le relazioni, le letture, i viaggi, il confronto politico e spirituale. Questo ci ha permesso di eliminare una serie di 'zavorre' culturali che ci avrebbero impedito di vivere decentrati (ossia nella natura) e 'sfrondati' di ogni rovaio materiale-economico limitante per la nostra libertà e sete di esperienze significative. Che è poi a nostro parere l'unica modalità di un vivere sensato che l'essere umano abbia.


vorrei informazioni sul vivere in una comunità. Ho 66 anni ed a fine anno andrò in pensione. Sono cattolico osservante.

Vorrei abitare jn una comunità. Non sono cattolica.

vorrei poter contattare telefonicamente qualcuno di queste comunità per sondare la possibilità di accogliere ospiti
candidati a nuovi membri che intendono reimpostare la loro vita in un diverso stile di vita.

Vorrei far parte della vostra grande famiglia, ma non mi inviate alcun segnale! paola

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