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I SENTIERI DELL' ESSERE
Le mille Vie della Spiritualità
I SENTIERI DELL' ESSERE
LA PRATICA DA SEGUIRE
Un monaco chiese a Dong-Shan:
C'è una pratica che le persone debbano seguire?
Dong Shan rispose:
quando diventi una vera persona c'è una tale pratica.
Sai essere freccia, arco, bersaglio?
<b>Sai essere freccia, arco, bersaglio?

Sai essere freccia, arco, bersaglio?
Conosci la sequenza delle costellazioni?
La fusione dell'idrogeno in elio?
Sai misurare la tua integrità?
Se rispondi
Avrai l'immortalità.

Laura Scottini

MEDITAZIONE TAOISTA
<b>MEDITAZIONE TAOISTA </b>





 

Chiudi gli occhi e vedrai con chiarezza.
Smetti di ascoltare e sentirai la verità.
Resta in silenzio e il tuo cuore potrà cantare.
Non cercare il contatto e troverai l'unione.
Sii quieto e ti muoverai sull'onda dello spirito.
Sii delicato e non avrai bisogno di forza.
Sii paziente e compirai ogni cosa.
Sii umile e manterrai la tua integrità.

 

IL VUOTO CHE DANZA
IL VUOTO CHE DANZA










di H.W.L. Poonja


Rimani ciò che sei ovunque tu sei.
Se fai così, saprai immediatamente
di essere Quello che hai cercato
per milioni di anni.

Non c'è ricerca,
perchè si cerca solo qualcosa che si è perso.
ma quando niente è andato perduto
non ha senso
cercare qualcosa.

Qui semplicemente Stai Quieto.
Non formare nemmeno un pensiero nella mente.
Allara saprai
Chi sei realmente.

per tre motici la ricerca e la pratica
sono follie fuorvianti
sono l'inganno della mente
per posporre la libertà.
Continua...

PAROLE SU DIO
PAROLE SU DIO

di Simone Weil

Non è dal modo in cui un uomo parla di Dio, ma dal modo in cui parla delle cose terrestri, che si può meglio discernere se la sua anima ha soggiornato nel fuoco dell’amore di Dio. … Così pure, la prova che un bambino sa fare una divisione non sta nel ripetere la regola; sta nel fatto che fa le divisioni.

Il bello è ciò che si desidera senza volerlo mangiare. Desideriamo che sia. Restare immobili e unirsi a quel che si desidera senza avvicinarsi. Ci si unisce a Dio così: non potendosene avvicinare. La distanza è l’anima del bello.

Nella prima leggenda del Graal è detto che il Graal, pietra miracolosa che in virtù dell’ostia consacrata sazia ogni fame, apparterrà a chi per primo dirà al custode della pietra, il re quasi paralizzato dalla più dolorosa ferita: “Qual è il tuo tormento?”. La pienezza dell’amore del prossimo sta semplicemente nell’essere capace di domandargli: “Qual è il tuo tormento?”, nel sapere che lo sventurato esiste, non come uno fra i tanti, non come esemplare della categoria sociale ben definita degli “sventurati”, ma in quanto uomo, in tutto simile a noi, che un giorno fu colpito e segnato dalla sventura con un marchio inconfondibile. Per questo è sufficiente, ma anche indispensabile, saper posare su di lui un certo sguardo. Continua...
I BAMBINI
DAGLI OCCHI DI SOLE

I BAMBINI<br> DAGLI OCCHI DI SOLE










Vidi i pionieri ardenti dell’Onnipotente
superando la soglia celeste che è volta alla vita
discendere in frotta i gradini d’ambra della nascita;
precursori d’una moltitudine divina,
essi lasciavano le rotte della stella del mattino
per l’esigua stanza della vita mortale.

Li vidi traversare il crepuscolo di un’era,
i figli dagli occhi di sole di un’alba meravigliosa,
i grandi creatori dall’ampia fronte di calma,
i distruttori possenti delle barriere del mondo
che lottano contro il destino nelle arene della Sua volontà,
operai nelle miniere degli dei,
messaggeri dell’Incomunicabile,
architetti dell’Immortalità.

Nella sfera umana caduta essi entravano,
i volti ancora soffusi della gloria dell’Immortale,
le voci ancora in comunione coi pensieri di Dio,
i corpi magnificati dalla luce dello spirito,
portando la parola magica, il fuoco mistico,
portando la coppa dionisiaca della gioia,
Continua...
IL SEGRETO DELLE STELLE CADENTI
IL SEGRETO DELLE STELLE CADENTI

di Maurizio Di Gregorio

Tutti cerchiamo qualcosa. Se lo cerchiamo nel mondo materiale pensiamo di trovarlo all’esterno di noi stessi. Se lo cerchiamo nel mondo spirituale siamo portati a credere di poterlo trovare all’interno di noi. Una massima dice: la risposta è dentro di te. Una battuta invece dice: la risposta è dentro di te, ma è sbagliata. Ambedue le affermazioni sono vere perché si riferiscono a due esseri diversi. Uno vero e l’altro falso. Come si fa a sapere quale é l’Io interiore che contiene tutte le risposte della vita? Dalla felicità. Nel primo caso si sa solo che si è felici, sia pure per un attimo, si è completamente, immensamente e interamente felici e più correttamente si dovrebbe chiamarla beatitudine. Nel secondo caso sappiamo solo, che a dispetto di ogni altra cosa, momentanea soddisfazione o eccitazione, non si è veramente felici. 
Aivanhov, definendo la natura umana, parla della coesistenza di una natura inferiore e di una natura superiore. All’interno di ognuno è una continua lotta tra due esseri (o stati di essere) in competizione che Aivanhov chiama Personalità e Individualità. “Persona “ è la maschera e in ogni incarnazione la maschera è diversa, “Individualità” è l’abitante della maschera, colui che non cambia, il vero Sé divino. La personalità è in parte ancora inesistente nel bambino ma già tracciata, si sviluppa con l’età come la trama di un tessuto e si consuma nella vecchiaia. Il risveglio dell’anima consiste nel riconoscimento del Sé interiore e nell’abbandono momentaneo della maschera della personalità. Ora anche se possiamo capire qualcosa del nostro essere maschera, né la mente, né il cuore né la volontà sono risolutivi.
E questo perché mente cuore e volontà sono una triade che esiste tanto nella natura delle Individualità quanto nella natura della Personalità.
“Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto” Quale è, in ogni dato momento, il cuore che chiede, la mente che cerca, la volontà che agisce? La strada dell’evoluzione spirituale, cioè della evoluzione dell’essere allo Spirito, è insidiosa perché ad ogni sviluppo della Individualità segue uno sviluppo della Personalità. Differentemente il discernimento è possibile solo dal punto di vista della Coscienza Superiore che è esattamente ciò che si illumina.
Fuori da questa esperienza si persiste sempre in un tipo di coscienza media, anche se ampliata o sofisticata, una coscienza media perché media in un equilibrio precario le necessità delle due nature....Continua...
I SETTE ASPETTI DELLA NUOVA COSCIENZA
I SETTE ASPETTI DELLA NUOVA COSCIENZA
di Ervin Laszlo

Il grande compito, la grande sfida del nostro tempo è cambiare se stessi.
Questo elenco delle principali caratteristiche della nuova visione, della nuova coscienza, è scritto per stimolare la trasformazione, perché è possibile acquisire una nuova consapevolezza, perché tutti possono evolvere, tante persone l'hanno già fatto ed è diventata una conditio sine qua non della nostra sopravvivenza sulla Terra.
La prima caratteristica è l'olismo, la visione olistica, per contrastare la visione frammentaria, disciplinaria, atomistica, che separa tutto: la mente dalla natura, l'uomo e la società dalla biosfera, e tutti i campi della realtà l'uno dall'altro. La visione olistica è proprio quella comprensione Continua...
I FIGLI DELLA LUCE
I FIGLI DELLA LUCE




 


I Figli della Luce si nutrono di Pace, Libertà, Amore, Giustizia, Grazia, Benevolenza, Comprensione, Compassione, Generosità, Bontà, Luce, Verità, Positività, trasmettendo tutto questo intorno a loro. Le creature che vengono in contatto con i Figli della Luce percepiscono la Positività dell’operato della “Luce Amore” e uno stato di benessere entra in loro. Non sono consapevoli della fonte di questa Positività, ma stanno volentieri in compagnia dei Figli Luce dispensatori d’Amore.
Continua...
UNA SPIRITUALITA' ECOLOGICA
UNA SPIRITUALITA' ECOLOGICA

di Matthew Fox

L’ecologia e la spiritualità sono le due facce della stessa medaglia. La religione deve lasciar andare i dogmi in modo da poter riscoprire la saggezza del mondo.
Come dovrebbe essere una religione ecologica? Negli ultimi 300 anni l’umanità è stata coinvolta in una grande desacralizzazione del pianeta, dell’universo e della propria anima, e questo ha dato origine all’oltraggio ecologico. Saremo capaci di recuperare il senso del sacro?La religione del futuro non sarà una religione in senso stretto del termine, dovrà imparare a lasciare andare la religione. Il Maestro Eckhart, nel quattordicesimo secolo disse, “Prego Dio di liberarmi da Dio”. Per riscoprire la spiritualità, che è il cuore autentico di ogni religione vera e fiorente, dobbiamo liberarci dalla religione. Sembra un paradosso. La spiritualità significa usare il cuore, vivere nel mondo, dialogare con il nostro sé interiore e non semplicemente vivere a un livello organizzativo esterno.
E. F. Schumacher, nel suo profetico modo di scrivere, disse, nell’epilogo di Piccolo è bello, “Dappertutto la gente chiede, ‘Cosa posso fare praticamente?’ La risposta è tanto semplice quanto sconcertante, possiamo, ciascuno di noi, mettere in ordine la nostra casa intima, interiore. Per far questo non troviamo una guida nella scienza o nella tecnologia, poiché i valori sui quali esse si poggiano dipendono sommamente dal fine per il quale sono destinate. Tale guida la si può invece ancora trovare nella tradizionale saggezza dell’umanità”.
Tommaso d’Aquino, nel tredicesimo secolo disse, “Le rivelazioni si trovano in due volumi – la Bibbia e la natura”. Ma la teologia, a partire dal sedicesimo secolo, ha messo troppa enfasi nelle parole della Bibbia, o del Vaticano o dei professori, ha messo tutte le uova nel paniere delle parole, parole umane, e ha dimenticato la seconda fonte della rivelazione, la natura!
Il Maestro Eckhart disse, “Ogni creatura è la parola di Dio e un libro su Dio”. In altre parole, ogni creatura è una Bibbia. Ma come ci avviciniamo alla saggezza biblica, alla saggezza sacra delle creature? Col silenzio. C’è bisogno di un cuore silente per ascoltare la saggezza del vento, degli alberi, dell’acqua e della terra. Nella nostra ossessiva cultura verbale, abbiamo perso il senso del silenzio. Schumacher disse, “Siamo ormai troppo intelligenti per sopravvivere senza saggezza”. Continua... 
SULL'ANARCHIA BUDDISTA
SULL'ANARCHIA BUDDISTA di Gary Snyder

Da un punto di vista buddista, l'ignoranza che si proietta nella paura e nel vano appetito impediscono la manifestazione naturale. Storicamente, i filosofi buddisti non hanno saputo analizzare fino a che punto l'ignoranza e la sofferenza erano dovuti o favoriti da fattori sociali, considerando il timore e il desiderio come fatti intrinseci alla condizione umana. Così, la filosofia buddista si interessò principalmente alla teoria della conoscenza e la psicologia fu svantaggiata, per dare più spazio allo studio dei problemi storici e sociologici. Anche il buddismo Mahayana possiede un'ampia visione della salvezza universale, la sua realizzazione effettiva si è concretizzata nello sviluppo di sistemi pratici di meditazione per liberare a una minoranza di individui da blocchi psicologici e condizionamenti culturali. Il buddismo istituzionale è stato chiaramente disposto ad accettare o a ignorare le disuguaglianze e le tirannie sotto il sistema politico che vigeva. È stata come la morte del buddismo, posto che è comunque la morte che riesce a far comprendere il significato della compassione. La saggezza senza compassione non sente dolore.
Continua...
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LA VISIONE SACRA DELLO SCIAMANO
– prima parte


di Stefano Fusi

L’arte cerimoniale dei popoli di cultura sciamanica è un mezzo per specchiarsi nella realtà divina. Le immagini sacre realizzate per i rituali trasportano nella vita quotidiana le visioni  e ne trasmettono l’energia di guarigione. Sono portali attraverso cui è possibile accedere al mondo spirituale e celebrare le potenze immateriali che guidano il cammino terreno.

La prima pace… è quella che si manifesta nell’anima degli uomini quando prendono coscienza dei legami che li uniscono all’universo e a tutti i suoi poteri.
(
Alce Nero, medicine-man Lakota, dal libro di John G. Neihardt Alce Nero parla)

Tutta l’arte è sacra perché fa parte della vita, che è sacra. La natura è sacra, il corpo è sacro, la Terra e il Cielo sono sacri, l’amore è sacro, gli esseri umani e gli animali, le piante e gli elementi sono sacri: è sacro ciò che è nel Tutto, e ogni cosa fa parte del Tutto. In questo mondo limitato, nel quale il Gioco cosmico divino ci illude di essere separati gli uni dagli altri e da tutto ciò che ci circonda, la cerimonia sacra rappresenta il momento in cui gli esseri umani interrompono questa illusione, che a forza di ripetersi diventa verosimile e viene creduta. Nella cerimonia sciamanica i partecipanti sentono e vivono le loro reali connessioni, percepiscono e celebrano la vera essenza della vita. Che è scambio, interrelazione, circolazione, armonia al di là delle apparenti limitazioni.

La cerimonia è l’apertura di un canale collettivo con il divino per leggerne i messaggi, onorare l’intera esistenza, riconoscere la propria appartenenza a un cerchio universale. Si fa non tanto per ottenere qualcosa di specifico – potere, guarigione, benessere - quanto per ripristinare, periodicamente, il senso della propria identità di gruppo e  personale. Questa è la vera guarigione: una pulizia globale, un “tagliando” spirituale che si ripete nel tempo, una manutenzione psicoenergetica della propria persona e del gruppo con cui si vive.

La nostra mente individuale fa da filtro, consentendoci di ricevere solo una piccola parte dell’infinito e di mantenerci collegati con una sola dimensione, quella fisica individuale, fino a farci credere di essere “degli io incapsulati nella nostra pelle”; ma la realtà è più ampia, e ogni attimo di consapevolezza che blocchiamo con il nostro filtro resta come residuo che si accumula disturbando le nostre percezioni della realtà. Il nostro filtro ha bisogno periodicamente di essere ripulito dalle incrostazioni (i rifiuti di ciò cui non permettiamo di entrare). A questo servono le cerimonie: togliamo il filtro, entriamo in contatto con la vasta realtà spirituale, eliminiamo dal filtro le scorie delle negazioni necessarie a sostenere la nostra vita corporea limitata, lo rimettiamo poi al suo posto ripulito e sgombro per proseguire la nostra vita comune con una nuova consapevolezza. I Nativi americani sostengono che ciò che conta è “Stare con quello che c’è”, e vivono contemporaneamente nel mondo fisico e in quello spirituale, entrambi reali, nella consapevolezza che l’uno è l’altro in forme diverse e che possiamo conservare la coscienza espansa anche nella materia.

La cerimonia cambia, si trasforma nel tempo ma mantiene intatte le strutture di base: definizione di uno spazio e di un tempo sacri e uscita dalla quotidianità, viaggio nell’ultrasensibile, immersione nel flusso vitale, accantonamento dell’ego, perdita temporanea dei confini fra sé, gli altri e il mondo, riconnessione nel momento presente, condivisione con gli altri membri del gruppo. In una parola: sia apre un “campo” d’esperienza. “Campo” nel senso che oggi dà a questa parola la fisica: l’insieme energetico che allo stesso tempo scaturisce dai singoli fenomeni e ne è lo stampo e il contenitore. 

Uno dei mezzi per entrare in connessione con il divino è quella che chiamiamo arte, ovvero l’espressione in forme sensibili di contenuti spirituali: la danza, il suono e la musica, il movimento del corpo, la narrazione. E naturalmente le immagini: nelle cerimonie sacre, le raffigurazioni simboliche giocano un ruolo importante. In un certo senso, tutta l’arte figurativa è stata ed è sacra; ma l’arte moderna e contemporanea occidentale invece ha abbandonato l’aura sacra che ha avvolto l’espressione artistica antica, quella tradizionale e quella propria dei popoli di natura. L’arte attuale è un tassello della mentalità contemporanea: rispecchia una visione culturale materialista, scientista, pragmatica e basata sul conformismo e sull’adeguamento al potere economico-sociale-politico-religioso-tecnologico.

La sfera del sacro viene lasciata in gestione alla religione organizzata e riservata a specifici momenti codificati, gestiti da specialisti autorizzati; la scienza parla un altro linguaggio ancora, “oggettivo” e anch’esso istituzionalizzato; l’arte, infine, è divertissement intellettuale commercializzato e non ha finalità spirituali bensì “comunicative” e di status sociale. Certo esistono eccezioni: l’artista è sempre un po’ sciamano; nel campo delle arti visive, soprattutto l’arte concettuale ha in parte fatto rivivere la dimensione catartica, transpersonale e sacra dell’espressione artistica – un esempio per tutti, l’artista-ecologista-sciamano tedesco Joseph Beuys; ma anche il surrealismo prima, l’astrattismo dell’action painting di Jackson Pollock poi e le performance odierne hanno riportato l’accento più sul gesto ispirato e sull’affidarsi all’inconscio, che sull’oggetto artistico prodotto.

Nella musica, i concerti – da Bob Marley ai Doors ai Pink Floyd, fino ai rave attuali - oggi rispondono in parte e in modo più o meno conscio, alla ricerca di momenti nei quali andare oltre il velo di Maya, e percepire qualcosa di più ampio. Anche varie correnti del teatro contemporaneo, dal Living Theatre in poi hanno riportato in vita la dimensione corale e comunitaria, quasi cerimoniale e tribale ma comunque catartica, che è all’origine delle rappresentazioni teatrali; le quali affondano le loro radici nelle rappresentazioni mitologiche, danzate, cantate e recitate, delle gesta e delle influenze sull’umano delle forze spirituali e naturali.

Per i popoli di natura e per le culture sciamaniche pervenute fino al nostro tempo, invece, non esiste neppure una cosa definita “arte” in sé, concepita come separata dall’esperienza spirituale. Oggi le necessità economiche e culturali hanno spinto anche gli artisti nativi a vendere le loro opere, mentre un tempo le distruggevano alla fine del rituale, come i mandala orientali, o le mettevano semplicemente a disposizione della comunità. Dunque, quelle che in questo articolo chiamiamo espressioni “artistiche” delle cerimonie delle culture sciamaniche sono definite tali solo per intenderci.

Le mappe del cosmo
Nella cerimonia indigena, come avviene del resto nei Mandala orientali realizzati in meditazione, o come avveniva un tempo nella pittura sacra occidentale, si utilizzano anche immagini simboliche per attivare e rinforzare la nostra connessione con la dimensione spirituale. È un modo per manifestare sul piano esteriore ciò che altrimenti andrebbe persone nel brusio della mente operativa, che di necessità ci stacca dalla nostra sfera interiore per concentrarci sulla superficie delle cose e traghettarci attraverso il mondo materiale. 

Come il suono e il movimento del corpo, come il contatto fisico, come l’utilizzo della saggezza vegetale con sostanze che risvegliano l’olfatto e con le piante-maestro psicotrope, capaci di aprire canali cosmici direttamente nei recessi più intimi delle sinapsi, così le immagini diventano uno dei canali attraverso i quali la mente e l’anima delle persone coinvolte nella cerimonia si collegano con i contenuti universali dell’esperienza sovrannaturale. In questo modo lo sciamano che conduce la cerimonia mette in scena le proprie visioni e ripristina il “disegno” armonico che sta sotto e oltre la vita quotidiana.

Traccia una mappa visiva delle nostre connessioni vitali con l’intero universo.Le immagini diventano psicocosmogrammi” che hanno la funzione di riportarci in connessione e in equilibrio con le forze spirituali che governano la nostra vita. Forze rappresentate sotto forma di spiriti e antenati, venti o direzioni, terra e cielo, piante e animali.

Tutte le vie di ricerca e di guarigione sgorgano dal sistema di conoscenza e guarigione che definiamo sciamanesimo. Antica di almeno 40.000 anni, la via sciamanica è quella dell’esperienza diretta delle dimensioni ultrasensibili e della sua integrazione nella vita quotidiana. Lo sciamano è “il tecnico del sacro” che accede ai mondi ultrasensibili e ne riporta i simboli e i messaggi degli spiriti nella realtà ordinaria. Le visioni ricevute diventano strumenti di guarigione e di consapevolezza, condivisi nella comunità per progredire e vivere meglio insieme nell’equilibrio, nella gioia e nella pace. Al ritorno dal viaggio, lo sciamano “mette in atto” le sue visioni nelle cerimonie. La celebrazione stabilisce e rinsalda l’unione del gruppo attorno ai fondamenti originari della vita onorando le relazioni che abbiamo con tutto il mondo esistente, con le persone presenti e quelle che non sono più o non sono ancora presenti, con le forze naturali e con le entità di tutti i mondi.

Oggi grazie alla scienza olistica sappiamo che i popoli nativi, ben lungi da essere “primitivi”,  sono i popoli più moderni al mondo. Quelli che chiamiamo popoli “sciamanici” sanno, ancora oggi, ciò che noi stiamo riscoprendo solo adesso: che tutto è collegato in reti interconnesse di materia-energia-luce. Sanno da sempre che ogni cosa è medicina, nel senso di “potere curativo”. Sanno da sempre che tutto ciò di cui abbiamo bisogno è dentro di noi, nel nostro respiro, nel nostro corpo, nel battito del cuore, in ogni filo d’erba e in ogni alito di vento e in ogni atto con cui entriamo in comunicazione con l’esterno.

Ora lo stiamo riscoprendo: ma per noi occidentali è necessario, proprio come avvenne a Castaneda, uscire dagli schemi per rientrare nella realtà che chiamiamo “non ordinaria”, ma che è più vasta e più vera di quella che chiamiamo comunemente “reale”. È un’ecologia profonda, fisica, mentale e spirituale al contempo. Un’ecologia totale che ci fa vedere i veri legami fra le cose, la circolazione e le interconnessioni al di là delle dighe dei nostri pensieri. E la via maestra per questa apertura spirituale è la celebrazione rituale, che unisce i fili delle nostre vite in cerchio e li esprime con la danza, la musica, le immagini, i gesti.   

Il cerchio cerimoniale trascende le limitazioni spaziotemporali e riproduce la circolazione dell’energia nei cicli vitali, le orbite dei pianeti, il percorso del Sole in cielo, l’unione degli opposti-complementari. Le opere che chiamiamo d’arte realizzate nelle e per le cerimonie, sono in realtà offerte sacre e strumenti per chiamare lo Spirito a presenziare, affidandogli la guida della nostra vita. Sono specchi che riflettono, nel mondo quotidiano, la condizione divina del Tutto indifferenziato, l’energia spirituale degli antenati e degli esseri viventi, la realtà di luce che solo oggi, con la fisica quantistica, noi occidentali sappiamo essere l’altra faccia della realtà fisica, non un regno separato e a se stante ma semplicemente il sostrato immanifesto di ciò che è visibile agli occhi.

L’officiante-sciamano-artista ha il compito di rappresentarla visivamente e nel rituale, che impiega oggetti naturali simbolici. L’intero rituale compone di per sé un’altra, più complessa, manifestazione “artistica”; e anche se c’è un officiante – lo sciamano – o ci sono più officianti, è tutta la comunità la protagonista dell’evento.

Nella cerimonia sacra è la sorgente di tutto quello che è diventato il fiume, e poi l’oceano, dell’arte come la intendiamo oggi: teatro (rappresentazione), letteratura (narrazione), musica (espressione canora e sonora), pittura e scultura (rappresentazioni visuali), architettura (edifici adibiti alle cerimonie sacre). Non solo: c’è la terapia, c’è il benessere, c’è il collante sociale… Tasselli di un unico puzzle che tiene insieme la comunità in un cerchio organico.

Fra le espressioni rituali più potenti dei Nativi americani sono le pitture di sabbia dei Navajos, le Nierikas degli Huicholes del Messico, le pitture degli Ayahuasqueros dell’Amazzonia. Fra le  cerimonie più complesse, complete e dal valore simbolico più elevato c’è la Sundance, la Danza del Sole, conservata dai Lakota-Sioux, nella quale l’intera comunità diventa opera d’arte vivente e canale di Wakan-Tanka, il Grande Mistero spirituale. E la Ruota di Medicina è la rappresentazione fisica della nostra condizione di esseri posti al centro di una rete infinita e armonica di relazioni. Vedremo nei dettagli queste espressioni rituali in un prossimo articolo.

Stefano Fusi
19-11-2017
 

 
Stefano Fusi
Scrittore, giornalista e pittore, si occupa dagli anni Settanta di ambiente, ecologia profonda, “arti per la salute” e terapie naturali. Fa parte della redazione di Fiorigialli. Ha organizzato e promosso campagne d’opinione, manifestazioni, convegni e cicli di formazione per enti pubblici e privati, associazioni e fondazioni culturali; fra gli altri, Urihi, il primo convegno italiano con i leader spirituali dei Nativi americani, a Milano nel 1988. Dalle sue esperienze dirette con i popoli nativi e con lo sciamanesimo sono nati il suo libro “Spirito naturale” (Tecniche Nuove), le “Carte sciamaniche della guarigione e della conoscenza” e le “Carte sacra natura”, pubblicate da Edizioni Lalbero: sono sistemi simbolici oracolari che permettono di vivere in forma immaginativa le tappe del viaggio dell’anima. Ha pubblicato anche i libri “Energia vitale per la salute” e “Immaginazione creativa per il benessere” (entrambi Tecniche Nuove). Conduce workshop, gruppi, sessioni ed esperienze per la creatività, la crescita personale e la comunicazione ecologica.

Il suo sito: www.naturalspirit.it
Suoi dipinti su: www.stefanofusiarte.com e  www.adhikara.com/stefano-fusi
 
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21 APRILE 2018 CITTADELLA (PD) - ATMOSFERE DEL CORSO DELL'ANNO ESTATE E SAN GIOVANNI
24 FEBBRAIO 2018 CITTADELLA (PD) - ATMOSFERE DEL CORSO DELL'ANNO PRIMAVERA E PASQUA
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