forestiero che vai cercando la pace al crepuscolo, 
la troverai alla fine della strada. (F. Battiato)
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I SENTIERI DELL' ESSERE
Le mille Vie della Spiritualità
I SENTIERI DELL' ESSERE
LA PRATICA DA SEGUIRE
Un monaco chiese a Dong-Shan:
C'è una pratica che le persone debbano seguire?
Dong Shan rispose:
quando diventi una vera persona c'è una tale pratica.
Sai essere freccia, arco, bersaglio?
<b>Sai essere freccia, arco, bersaglio?

Sai essere freccia, arco, bersaglio?
Conosci la sequenza delle costellazioni?
La fusione dell'idrogeno in elio?
Sai misurare la tua integrità?
Se rispondi
Avrai l'immortalità.

Laura Scottini

MEDITAZIONE TAOISTA
<b>MEDITAZIONE TAOISTA </b>





 

Chiudi gli occhi e vedrai con chiarezza.
Smetti di ascoltare e sentirai la verità.
Resta in silenzio e il tuo cuore potrà cantare.
Non cercare il contatto e troverai l'unione.
Sii quieto e ti muoverai sull'onda dello spirito.
Sii delicato e non avrai bisogno di forza.
Sii paziente e compirai ogni cosa.
Sii umile e manterrai la tua integrità.

 

IL VUOTO CHE DANZA
IL VUOTO CHE DANZA










di H.W.L. Poonja


Rimani ciò che sei ovunque tu sei.
Se fai così, saprai immediatamente
di essere Quello che hai cercato
per milioni di anni.

Non c'è ricerca,
perchè si cerca solo qualcosa che si è perso.
ma quando niente è andato perduto
non ha senso
cercare qualcosa.

Qui semplicemente Stai Quieto.
Non formare nemmeno un pensiero nella mente.
Allara saprai
Chi sei realmente.

per tre motici la ricerca e la pratica
sono follie fuorvianti
sono l'inganno della mente
per posporre la libertà.
Continua...

PAROLE SU DIO
PAROLE SU DIO

di Simone Weil

Non è dal modo in cui un uomo parla di Dio, ma dal modo in cui parla delle cose terrestri, che si può meglio discernere se la sua anima ha soggiornato nel fuoco dell’amore di Dio. … Così pure, la prova che un bambino sa fare una divisione non sta nel ripetere la regola; sta nel fatto che fa le divisioni.

Il bello è ciò che si desidera senza volerlo mangiare. Desideriamo che sia. Restare immobili e unirsi a quel che si desidera senza avvicinarsi. Ci si unisce a Dio così: non potendosene avvicinare. La distanza è l’anima del bello.

Nella prima leggenda del Graal è detto che il Graal, pietra miracolosa che in virtù dell’ostia consacrata sazia ogni fame, apparterrà a chi per primo dirà al custode della pietra, il re quasi paralizzato dalla più dolorosa ferita: “Qual è il tuo tormento?”. La pienezza dell’amore del prossimo sta semplicemente nell’essere capace di domandargli: “Qual è il tuo tormento?”, nel sapere che lo sventurato esiste, non come uno fra i tanti, non come esemplare della categoria sociale ben definita degli “sventurati”, ma in quanto uomo, in tutto simile a noi, che un giorno fu colpito e segnato dalla sventura con un marchio inconfondibile. Per questo è sufficiente, ma anche indispensabile, saper posare su di lui un certo sguardo. Continua...
I BAMBINI
DAGLI OCCHI DI SOLE

I BAMBINI<br> DAGLI OCCHI DI SOLE










Vidi i pionieri ardenti dell’Onnipotente
superando la soglia celeste che è volta alla vita
discendere in frotta i gradini d’ambra della nascita;
precursori d’una moltitudine divina,
essi lasciavano le rotte della stella del mattino
per l’esigua stanza della vita mortale.

Li vidi traversare il crepuscolo di un’era,
i figli dagli occhi di sole di un’alba meravigliosa,
i grandi creatori dall’ampia fronte di calma,
i distruttori possenti delle barriere del mondo
che lottano contro il destino nelle arene della Sua volontà,
operai nelle miniere degli dei,
messaggeri dell’Incomunicabile,
architetti dell’Immortalità.

Nella sfera umana caduta essi entravano,
i volti ancora soffusi della gloria dell’Immortale,
le voci ancora in comunione coi pensieri di Dio,
i corpi magnificati dalla luce dello spirito,
portando la parola magica, il fuoco mistico,
portando la coppa dionisiaca della gioia,
Continua...
IL SEGRETO DELLE STELLE CADENTI
IL SEGRETO DELLE STELLE CADENTI

di Maurizio Di Gregorio

Tutti cerchiamo qualcosa. Se lo cerchiamo nel mondo materiale pensiamo di trovarlo all’esterno di noi stessi. Se lo cerchiamo nel mondo spirituale siamo portati a credere di poterlo trovare all’interno di noi. Una massima dice: la risposta è dentro di te. Una battuta invece dice: la risposta è dentro di te, ma è sbagliata. Ambedue le affermazioni sono vere perché si riferiscono a due esseri diversi. Uno vero e l’altro falso. Come si fa a sapere quale é l’Io interiore che contiene tutte le risposte della vita? Dalla felicità. Nel primo caso si sa solo che si è felici, sia pure per un attimo, si è completamente, immensamente e interamente felici e più correttamente si dovrebbe chiamarla beatitudine. Nel secondo caso sappiamo solo, che a dispetto di ogni altra cosa, momentanea soddisfazione o eccitazione, non si è veramente felici. 
Aivanhov, definendo la natura umana, parla della coesistenza di una natura inferiore e di una natura superiore. All’interno di ognuno è una continua lotta tra due esseri (o stati di essere) in competizione che Aivanhov chiama Personalità e Individualità. “Persona “ è la maschera e in ogni incarnazione la maschera è diversa, “Individualità” è l’abitante della maschera, colui che non cambia, il vero Sé divino. La personalità è in parte ancora inesistente nel bambino ma già tracciata, si sviluppa con l’età come la trama di un tessuto e si consuma nella vecchiaia. Il risveglio dell’anima consiste nel riconoscimento del Sé interiore e nell’abbandono momentaneo della maschera della personalità. Ora anche se possiamo capire qualcosa del nostro essere maschera, né la mente, né il cuore né la volontà sono risolutivi.
E questo perché mente cuore e volontà sono una triade che esiste tanto nella natura delle Individualità quanto nella natura della Personalità.
“Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto” Quale è, in ogni dato momento, il cuore che chiede, la mente che cerca, la volontà che agisce? La strada dell’evoluzione spirituale, cioè della evoluzione dell’essere allo Spirito, è insidiosa perché ad ogni sviluppo della Individualità segue uno sviluppo della Personalità. Differentemente il discernimento è possibile solo dal punto di vista della Coscienza Superiore che è esattamente ciò che si illumina.
Fuori da questa esperienza si persiste sempre in un tipo di coscienza media, anche se ampliata o sofisticata, una coscienza media perché media in un equilibrio precario le necessità delle due nature....Continua...
I SETTE ASPETTI DELLA NUOVA COSCIENZA
I SETTE ASPETTI DELLA NUOVA COSCIENZA
di Ervin Laszlo

Il grande compito, la grande sfida del nostro tempo è cambiare se stessi.
Questo elenco delle principali caratteristiche della nuova visione, della nuova coscienza, è scritto per stimolare la trasformazione, perché è possibile acquisire una nuova consapevolezza, perché tutti possono evolvere, tante persone l'hanno già fatto ed è diventata una conditio sine qua non della nostra sopravvivenza sulla Terra.
La prima caratteristica è l'olismo, la visione olistica, per contrastare la visione frammentaria, disciplinaria, atomistica, che separa tutto: la mente dalla natura, l'uomo e la società dalla biosfera, e tutti i campi della realtà l'uno dall'altro. La visione olistica è proprio quella comprensione Continua...
I FIGLI DELLA LUCE
I FIGLI DELLA LUCE




 


I Figli della Luce si nutrono di Pace, Libertà, Amore, Giustizia, Grazia, Benevolenza, Comprensione, Compassione, Generosità, Bontà, Luce, Verità, Positività, trasmettendo tutto questo intorno a loro. Le creature che vengono in contatto con i Figli della Luce percepiscono la Positività dell’operato della “Luce Amore” e uno stato di benessere entra in loro. Non sono consapevoli della fonte di questa Positività, ma stanno volentieri in compagnia dei Figli Luce dispensatori d’Amore.
Continua...
UNA SPIRITUALITA' ECOLOGICA
UNA SPIRITUALITA' ECOLOGICA

di Matthew Fox

L’ecologia e la spiritualità sono le due facce della stessa medaglia. La religione deve lasciar andare i dogmi in modo da poter riscoprire la saggezza del mondo.
Come dovrebbe essere una religione ecologica? Negli ultimi 300 anni l’umanità è stata coinvolta in una grande desacralizzazione del pianeta, dell’universo e della propria anima, e questo ha dato origine all’oltraggio ecologico. Saremo capaci di recuperare il senso del sacro?La religione del futuro non sarà una religione in senso stretto del termine, dovrà imparare a lasciare andare la religione. Il Maestro Eckhart, nel quattordicesimo secolo disse, “Prego Dio di liberarmi da Dio”. Per riscoprire la spiritualità, che è il cuore autentico di ogni religione vera e fiorente, dobbiamo liberarci dalla religione. Sembra un paradosso. La spiritualità significa usare il cuore, vivere nel mondo, dialogare con il nostro sé interiore e non semplicemente vivere a un livello organizzativo esterno.
E. F. Schumacher, nel suo profetico modo di scrivere, disse, nell’epilogo di Piccolo è bello, “Dappertutto la gente chiede, ‘Cosa posso fare praticamente?’ La risposta è tanto semplice quanto sconcertante, possiamo, ciascuno di noi, mettere in ordine la nostra casa intima, interiore. Per far questo non troviamo una guida nella scienza o nella tecnologia, poiché i valori sui quali esse si poggiano dipendono sommamente dal fine per il quale sono destinate. Tale guida la si può invece ancora trovare nella tradizionale saggezza dell’umanità”.
Tommaso d’Aquino, nel tredicesimo secolo disse, “Le rivelazioni si trovano in due volumi – la Bibbia e la natura”. Ma la teologia, a partire dal sedicesimo secolo, ha messo troppa enfasi nelle parole della Bibbia, o del Vaticano o dei professori, ha messo tutte le uova nel paniere delle parole, parole umane, e ha dimenticato la seconda fonte della rivelazione, la natura!
Il Maestro Eckhart disse, “Ogni creatura è la parola di Dio e un libro su Dio”. In altre parole, ogni creatura è una Bibbia. Ma come ci avviciniamo alla saggezza biblica, alla saggezza sacra delle creature? Col silenzio. C’è bisogno di un cuore silente per ascoltare la saggezza del vento, degli alberi, dell’acqua e della terra. Nella nostra ossessiva cultura verbale, abbiamo perso il senso del silenzio. Schumacher disse, “Siamo ormai troppo intelligenti per sopravvivere senza saggezza”. Continua... 
SULL'ANARCHIA BUDDISTA
SULL'ANARCHIA BUDDISTA di Gary Snyder

Da un punto di vista buddista, l'ignoranza che si proietta nella paura e nel vano appetito impediscono la manifestazione naturale. Storicamente, i filosofi buddisti non hanno saputo analizzare fino a che punto l'ignoranza e la sofferenza erano dovuti o favoriti da fattori sociali, considerando il timore e il desiderio come fatti intrinseci alla condizione umana. Così, la filosofia buddista si interessò principalmente alla teoria della conoscenza e la psicologia fu svantaggiata, per dare più spazio allo studio dei problemi storici e sociologici. Anche il buddismo Mahayana possiede un'ampia visione della salvezza universale, la sua realizzazione effettiva si è concretizzata nello sviluppo di sistemi pratici di meditazione per liberare a una minoranza di individui da blocchi psicologici e condizionamenti culturali. Il buddismo istituzionale è stato chiaramente disposto ad accettare o a ignorare le disuguaglianze e le tirannie sotto il sistema politico che vigeva. È stata come la morte del buddismo, posto che è comunque la morte che riesce a far comprendere il significato della compassione. La saggezza senza compassione non sente dolore.
Continua...
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COSA E' IL SERVIZIO SPIRITUALE


 
di Alice Bailey
 
(1) Dal dovere perfettamente adempiuto emergeranno i doveri più ampi, che rientrano nel lavoro mondiale; l’assunzione delle responsabilità familiari renderà più forti le nostre spalle, permettendoci d’assumere quelle del gruppo più ampio. (4-70)

(2) L’umanità serve e, con lo sviluppo di un’attitudine cosciente al servizio, con la crescita della comprensione cosciente della parte individuale da compiere nell’esecuzione del Piano e con l’assoggettamento della personalità all’anima, l’umanità progredirà costantemente verso la sua meta di servizio universale. (4-101)

(3) Il Maestro non guarda all’importanza o alla posizione terrena del lavoratore, e nemmeno al numero di persone che si riuniscono intorno alla sua personalità, bensì ai moventi che stimolano la sua attività e all’effetto dell’influsso che egli esercita sul prossimo. Il vero servizio è lo spontaneo efflusso di un cuore amorevole e di una mente intelligente; risulta dal fatto di trovarsi al posto giusto e di rimanervi; è il prodotto dell’inevitabile afflusso di forza spirituale e non di strenua attività del piano fisico; è l’effetto di essere ciò che l’uomo realmente è, un divino Figlio di Dio, e non l’effetto studiato di parole e azioni. Un vero servitore riunisce intorno a sé coloro che è suo dovere servire e aiutare con la forza della sua vita e della sua personalità spiritualizzata, e non con le sue pretese e parole altisonanti. Dimentico di sé egli serve, con abnegazione cammina sulla Terra e non si dà pensiero dell’importanza o meno di quanto compie, né ha idee preconcette sul proprio valore o sulla propria utilità. Vive, serve, opera ed esercita un influsso, nulla chiedendo per il sé separato. (4-188/9)

(4) Esorto soltanto tutti voi… a comprendere la necessità di rinnovare lo sforzo per rendervi idonei al servizio, uno sforzo cosciente e deliberato per sviluppare l’intuizione e giungere all’illuminazione. Ogni essere umano che perviene alla meta della luce e della saggezza, automaticamente dispone di una sfera d’influenza che si estende verso l’alto e verso il basso, che penetra sia all’interno verso la sorgente della luce, sia all’esterno verso i “campi delle tenebre”.  Pervenuto a ciò, egli diverrà un centro di vita cosciente, che dispensa forza senza alcuna fatica. Egli stimolerà, infonderà energia e vivificherà a nuovi sforzi tutte le vite con le quali verrà in contatto, sia che si tratti degli aspiranti suoi compagni, che di un animale o di un fiore. Sarà un trasmettitore di luce nelle tenebre. Disperderà le nebbie dell’illusione attorno a sé, facendo penetrare lo splendore della realtà.
 Quando un gran numero di figli degli uomini sarà in grado di agire in questo modo, la famiglia umana potrà iniziare il servizio mondiale cui è predestinata. La sua missione è di fare da ponte fra il mondo dello spirito e il mondo delle forme materiali. Nell’uomo tutti i gradi di materia s’incontrano e in lui tutti gli stati di coscienza sono possibili. Il genere umano può operare in tutte le direzioni, elevare al cielo i regni subumani e portare il cielo sulla terra. (4-538)

(5) Questo richiamo al servizio, solitamente suscita una risposta, che è però influenzata dalla personalità dell’aspirante e tinta del suo orgoglio e della sua ambizione. Egli si rende realmente conto della necessità; il desiderio di farvi fronte è genuino e sincero, l’ardente desiderio di servire ed elevare è reale. L’aspirante compie dei passi intesi a metterlo in grado di adeguarsi al piano. Il problema che noi, sul lato interiore della vita, siamo costretti ad affrontare è che, sebbene non esistano dubbi sulla volontà e sul desiderio di servire, il carattere e il temperamento sono tali da presentare difficoltà pressoché insormontabili. Noi dobbiamo lavorare tramite questi aspiranti ed il materiale che rivelano è causa frequente di grandi inconvenienti. (4-622)

(6) È così facile lasciarsi affascinare dalla bellezza dei propri ideali e della propria visione, dalla supposta rettitudine della propria posizione, ma rimanere comunque sempre influenzati soggettivamente dall’amore del potere personale, dall’ambizione individuale, dalla gelosia per altri collaboratori e dai molti altri tranelli nei quali può cadere il discepolo incauto.
 Ma se si coltiva la vera impersonalità, se si sviluppa il potere di mantenersi saldi, se ogni situazione è trattata con spirito d’amore e se si rifiuta di agire in modo affrettato e di permettere alla separatività di infiltrarsi, si avrà la crescita di un gruppo di veri servitori che riunirà coloro che sono in grado di materializzare il Piano e inaugurare la nuova era con le meraviglie che l’accompagnano. (4-625)

(7) Tre fattori sono importanti nell’esecuzione del servizio: …
1. I moventi del servizio.
I moventi sono triplici, in ordine d’importanza:
a. La realizzazione del piano evolutivo di Dio, la percezione dell’estrema necessità del mondo, la comprensione di ciò che il mondo dovrà immediatamente raggiungere e la conseguente dedizione di tutte le proprie risorse al conseguimento di quel fine.

b. Una precisa meta personale, qualche grande ideale, come ad esempio la santità del carattere, che evochi le migliori risorse dell’anima; oppure la realizzazione della realtà dei Maestri di Saggezza ed una forte determinazione interiore di amarli, servirli e raggiungerli ad ogni costo. Quando possediate questa comprensione intellettuale del piano di Dio, congiunta al forte desiderio di servire i Grandi Esseri, ne scaturiranno esplicite attività sul piano fisico.

c. La realizzazione delle proprie risorse innate o acquisite ed il loro adeguamento alle necessità percepite. Il servizio è di tante specie e chi lo rende con saggezza, chi cerca di trovare la propria sfera che più gli si adatti e che, avendola trovata, si sforza gioiosamente per il bene del tutto, è un uomo il cui sviluppo procede in modo costante. La mira del progresso personale rimane tuttavia di secondaria importanza.

2. I metodi di servizio.
Sono molti e svariati. Ne indico solo quelli di massima importanza.
Prima e principale, come spesso vi ho detto, è la facoltà di discriminare. Chi crede di poter fare ogni cosa, che non indietreggia qualunque cosa accada, che corre dove altri più saggi procedono con cautela, che pensa di avere le capacità richieste per ciò che si presenta, che ha tanto zelo e usa poco il cervello per pensare a questo problema del servizio non fa che sprecare energie. Sovente non fa che un’azione distruttiva, spreca il tempo di altri più saggi e grandi di lui che dovranno correggere i suoi errori commessi a fin di bene, e non serve altro scopo se non i propri desideri. Avrà la ricompensa per la buona intenzione, ma spesso viene annullata dagli effetti di un modo di agire privo di senno. Serve con discernimento chi si rende saggiamente conto del posto, grande o piccolo, che occupa nello schema generale; chi valuta con prudenza le proprie capacità mentali e intellettuali, la portata del suo corredo emozionale e fisico e con la totalità delle sue risorse si applica a compiere la sua parte.

Serve con discernimento chi giudica la natura e la misura del problema da risolvere con l’aiuto del proprio Sé Superiore e del Maestro e non si lascia guidare da suggerimenti, richieste e pretese dei suoi compagni di servizio, bene intenzionati ma spesso inopportuni.

Serve con discernimento chi si rende conto del fattore tempo nell’azione e, comprendendo che ogni giorno ha ventiquattro ore e che le sue risorse gli permettono di spendere quel tanto di forza, e non di più, adatta con saggezza le sue capacità al tempo disponibile.

Segue il saggio controllo del veicolo fisico. Un buon servitore non procura ansietà al Maestro a causa delle sue condizioni fisiche e si può confidare che sappia conservare e risparmiare le sue forze fisiche in modo da essere sempre disponibile per eseguire ciò che il Maestro richiede. Non viene meno a causa d’infermità fisica. Bada a che il suo veicolo inferiore abbia riposo sufficiente e le giuste ore di sonno. Si alza presto e si corica a un’ora conveniente. Si rilassa non appena possibile; si ciba di alimenti sani e adatti e si astiene da pasti pesanti. Poco cibo, ben scelto e ben masticato è molto meglio di un pasto abbondante.

Oggi gli uomini di regola mangiano quattro volte più del necessario. Smettono di lavorare quando (per incidente o il ricorrere di infermità fisiche di carattere ereditario) i loro corpi si rifiutano di agire e richiedono attenzione. Allora cercano riposo, sonno, precauzioni dietetiche e cure mediche. Obbediscono ad ogni saggia istruzione concedendosi il tempo necessario per recuperare le forze.

Il passo successivo comprende la cura e il controllo del corpo emozionale. Come sapete è il veicolo più difficile da disciplinare. Nessuna emozione eccessiva è permessa, possono invece inondarlo forti correnti d’amore per tutto ciò che vive. L’amore, essendo la legge del sistema, è costruttivo e stabilizzante e armonizza ogni cosa con la legge. Nessun timore o ansietà o preoccupazione scuote il corpo emozionale di chi aspira a servire il tutto. Egli coltiva serenità, stabilità e un senso di sicuro affidamento nella legge di Dio. Una gioiosa fiducia caratterizza la sua attitudine abituale. In lui non alberga alcuna gelosia, nessuno stato di grigia, cupa depressione, né avidità o autocommiserazione ma, realizzando che tutti gli uomini sono fratelli e che tutto ciò che è esiste per tutti, procede con calma per la sua via.

Segue poi lo sviluppo del veicolo mentale. Nel controllo del corpo emozionale il servitore assume un atteggiamento di eliminazione. Suo obiettivo è di addestrarlo in modo che sia privo di colore, che abbia una vibrazione calma e sia limpido e trasparente come un piccolo lago in un calmo giorno estivo. Nell’adattare il corpo mentale al servizio egli usa l’opposto dell’eliminazione; cerca di fornirlo di informazioni, di ammassarvi conoscenza e fatti, di addestrarlo in modo intellettuale e scientifico sì che, con il passare del tempo, possa dimostrarsi una base stabile per la saggezza divina. La saggezza sostituisce la conoscenza, ma questa è un passo preliminare indispensabile. Dovete ricordare che il servitore deve passare per l’Aula dell’Apprendimento prima di entrare nell’Aula della Saggezza.

Addestrando il corpo mentale egli tende quindi ad una ordinata acquisizione di conoscenza, a fornirlo di ciò che può mancare, ad una comprensione sequenziale delle innate facoltà mentali accumulate in vite precedenti e infine a stabilizzare la mente inferiore in modo che quella superiore possa predominare e la facoltà creativa del pensiero possa proiettarsi nella quiete. Dal silenzio dell’Assoluto venne proiettato l’universo, dalla tenebra scaturì la luce, dal soggettivo emanò l’oggettivo. La quiete negativa del corpo emozionale lo rende ricettivo alle impressioni provenienti dall’alto. La calma positiva del corpo mentale conduce all’ispirazione superiore.

Dopo aver cercato di controllare e di impiegare in modo saggio la sua triplice personalità, chi ama l’umanità cerca la perfezione nell’azione. La sua attenzione non è assorbita da sogni grandiosi di martirio ed a chimere gloriose ma effimere di un servizio di natura spettacolare, ma la sua linea di condotta è l’applicazione immediata di tutte le sue forze al dovere immediato. Sa che il perfezionare il primo piano della sua vita ed i particolari dell’opera a lui più vicina promuoveranno l’accuratezza anche nello sfondo e ne risulterà un insieme di rara bellezza. La vita procede a piccoli passi, ma ognuno di essi, compiuto al momento opportuno, ed ogni istante saggiamente utilizzato fanno percorrere grandi distanze e conducono ad una vita ben spesa. Coloro che guidano la famiglia umana mettono alla prova tutti gli aspiranti al servizio nei piccoli dettagli della loro vita quotidiana; chi mostra i segni di un’azione costante nelle cose apparentemente non essenziali viene promosso ad una sfera di maggiore importanza. Come potrebbero, in tempo d’emergenza o di crisi, fidarsi di chi nella vita d’ogni giorno opera male e con trascuratezza?

Un altro metodo di servizio si dimostra nell’adattabilità.
Ciò comporta la prontezza a ritirarsi quando altre o più importanti persone sono inviate a occupare il nostro posto o, viceversa, la capacità di lasciare le proprie funzioni per assumerne altre di maggiore importanza quando un operatore meno competente sia in grado di svolgere le nostre mansioni con altrettanta facilità e discernimento. È indizio di saggezza in tutti coloro che servono sia di non sopravvalutarsi che di non sottovalutarsi. Risulta un pessimo lavoro quando persone poco efficienti svolgono certe mansioni, ma vengono sciupati tempo e potere anche quando operatori abili occupano posti in cui le loro risorse non sono sfruttate pienamente, incarichi che uomini e donne meno dotati sarebbero in grado di svolgere altrettanto bene. Siate dunque pronti, voi tutti che servite, a compiere per un’intera esistenza mansioni poco appariscenti e che sembrano prive d’importanza, poiché tale può essere il vostro destino e tale il posto nel quale potete meglio servire; ma siate ugualmente pronti a passare a compiti di maggior valore apparente a una parola pronunciata dal Maestro e quando le circostanze, e non i vostri progetti di servizio, indicano che il momento è giunto. Riflettete su quest’ultima frase.

3. L’atteggiamento che segue l’azione.
   Quale dovrebbe essere? Totale distacco, totale oblio di sé e totale dedizione al prossimo passo da compiere. Servitore perfetto è chi compie al massimo delle sue capacità quella che pensa essere la volontà del Maestro ed il lavoro da compiere in cooperazione con il piano di Dio. Fatta la sua parte, procede nella sua opera senza curarsi del risultato della sua azione. Sa che occhi più saggi dei suoi vedono la fine fin dal principio; che una percezione più profonda e più amorevole della sua soppesa i frutti del suo servizio; che un giudizio più profondo del suo valuta la forza e l’estensione della vibrazione stabilita e la adatta secondo il movente. Non è orgoglioso di ciò che ha fatto. Né si lascia deprimere dall’insuccesso.

 Fa sempre del suo meglio e non spreca tempo a contemplare le cose passate, ma si spinge innanzi per compiere il prossimo dovere. Rimuginare sulle azioni trascorse e volgere la mente ai conseguimenti del passato sono di natura involutiva, mentre il servitore cerca di operare con la legge evolutiva. È importante ricordarlo. Il servitore saggio, dopo l’azione non presta attenzione a ciò che ne dicono i suoi compagni di servizio, purché i suoi superiori (siano essi incarnati o gli stessi Grandi Esseri) dimostrino soddisfazione o tacciano; non si preoccupa se il risultato dell’azione non è quello previsto, purché abbia fatto fedelmente il massimo possibile; non si cura dei rimproveri e delle critiche che possono assalirlo se il suo sé interiore rimane calmo e non lo accusa; non si turba se perde amici, parenti, figli, la popolarità di cui era circondato e l’approvazione del suo ambiente, purché il suo senso interiore di contatto con Coloro che guidano e conducono rimanga inalterato; né si preoccupa se gli sembra di lavorare nel buio e non è cosciente del piccolo risultato delle sue fatiche, se la luce interiore si accresce e la sua coscienza tace. (2-343/9)

(8) Spesso l’aspirante si chiede: “A che posso mai servire? In che modo, nella mia piccola sfera, posso essere utile al mondo?”. Risponderò che figurandosi questo libro nelle menti degli uomini, esprimendo davanti a loro l’insegnamento che contiene, e vivendo in modo conforme ad esso, renderete un servizio molto efficace.
Ciò comporterà necessariamente di consacrare totalmente la personalità ad aiutare l’umanità, e a promettere al Sé superiore che ci si sforzerà di perdere di vista il sé nel servizio, servizio da svolgere nel luogo e nelle circostanze che il destino e il dovere impongono. (14-XIX)

(9) Prima d’ogni altra cosa, che il vostro atteggiamento nei confronti di tutto l’insegnamento sia quello del servizio volonteroso, senza alcun pensiero per il sé. Ciò che conta è la comprensione spirituale e l’elevazione dell’umanità, e non il vostro sviluppo personale, né la soddisfazione di ricevere informazioni nuove e particolari. Crescete, e la vostra anima assumerà una presa maggiore sul suo strumento, quando volgerete mente e forze al servizio di gruppo, e la vostra lingua sarà innocua per l’influsso dell’Amore. (14-111)

(10) La Legge del Servizio fu espressa nella sua pienezza per la prima volta dal Cristo duemila anni fa… Oggi il mondo sta rendendosi conto che “nessuno vive per se stesso”, e che solo quando l’amore, di cui tanto si è scritto e detto, trova sbocco nel servizio, l’uomo sale all’altezza delle sue capacità innate…
Si è soliti interpretare il servizio come sommamente desiderabile, e raramente si capisce quanto sia arduo in essenza. Comporta un grave sacrificio di tempo, di interessi e finanche delle proprie idee, costringe a un lavoro veramente arduo perché richiede sforzo deliberato, saggezza cosciente e capacità di lavorare senza attaccamento. Non sono qualità facilmente acquisibili dall’aspirante medio, eppure oggi la tendenza a servire è atteggiamento naturale di gran parte degli uomini. Il che comprova il successo dell’evoluzione. (15-119/20)

(11) (Il servizio) è un istinto dell’anima… La sua caratteristica principale, come il desiderio lo è della natura inferiore. È desiderio di gruppo, equivalente in quest’ultima al desiderio personale. È l’impulso al bene di gruppo. Perciò non lo si può insegnare o imporre a una persona come dimostrazione auspicabile di aspirazione, operante dall’esterno e basata su una teoria del servizio. È semplicemente il primo vero effetto, sul piano fisico, dell’incipiente espressione esteriore dell’anima. (15-125)

(12) Oggi si assiste ad una corsa verso il servizio e ad un impulso alla filantropia. Ma tutte queste attività sono profondamente tinte di personale, e sono spesso dannose, poiché si cerca di imporre le proprie idee di servizio e tecniche personali su altri aspiranti. Forse si è sensibili all’impressione, ma spesso si interpreta male la verità e si è influenzati da fini personali. Si deve imparare a insistere sul contatto con l’anima e su un’attiva dimestichezza con la vita egoica e non sulla forma di servizio…. Se ci si preoccupa del fattore essenziale — il contatto con l’anima — il servizio prestato fiorirà spontaneo secondo giuste direttive e darà molti frutti. Se ne è avuta una dimostrazione nel servizio impersonale e nell’ampio flusso di vita spirituale registrati in questi ultimi tempi, ed è cosa di buon auspicio. (15-126)

(13) …Alcuni sono così pieni di teorie sul servizio e la sua pratica, che trascurano di servire, e neppure sanno capire quel periodo doloroso che sempre prelude a un servizio più vasto. Le loro teorie bloccano la giusta espressione, e chiudono la porta alla vera comprensione. La mente è troppo attiva. (15-128)

(14) Che effetto ha il servizio sulla mente, sulle emozioni e sul corpo eterico?
Il servizio è per se stesso il preciso risultato di uno straordinario evento interiore, e quando sia conseguito si riscontrerà che ha dato origine a numerose cause creative secondarie. Sono, soprattutto, un cambiamento nella coscienza inferiore, la tendenza a distogliersi dalle cose personali a favore delle più vaste mire di gruppo, un riorientamento effettivo ed espressivo e la capacità di mutare le condizioni (mediante l’attività creativa), ciò che manifesta qualcosa di dinamicamente nuovo…

 Il primo effetto dell’afflusso di forza dell’anima, che è il fattore principale che determina il servizio, è l’integrarsi della personalità e l’unirsi dei tre aspetti inferiori in un solo complesso che serve. È uno stadio preliminare e difficile per chi è nell’Aula della Saggezza. Egli acquista consapevolezza della propria forza e capacità e, essendosi consacrato al servizio, vi si dedica con ardore; crea questo e quel canale per esprimere la forza che incalza; demolisce e distrugge con la stessa rapidità con cui crea. Temporaneamente egli costituisce un serio problema per gli associati, perché non scorge altra visione che la propria; l’aura critica dell’ambiente e il premere della forza assertiva in lui fa inciampare i “piccoli”, per cui i discepoli più anziani ed esperti devono continuamente riparare gli errori (per suo conto). Temporaneamente egli è vittima della propria aspirazione a servire e della forza che scorre in lui. Questo stadio in certi casi brucia i semi latenti dell’ambizione. Essa non è che il desiderio personale di perfezione e, a tempo e luogo, è una dote divina, ma la si deve sradicare quando la personalità diventa strumento dell’anima.

 In altri casi il servitore ha una visione più ampia e amorevole, distoglie gli occhi dalle proprie realizzazioni, e lavora in silenzio concorde con tutti i gruppi di veri servitori. Sommerge le tendenze personali, le sue idee e ambizioni nel bene maggiore del tutto, e perde di vista il sé. Forse non c’è suggerimento migliore, per chi vuole comportarsi da vero servitore, dell’invito a ripetere giornalmente, con tutta la forza del cuore e della mente, la consacrazione che conclude il Catechismo Esoterico, incluso al termine di Iniziazione Umana e Solare:

“Assolvo il mio compito con ferma risoluzione; con sincera aspirazione; guardo in alto, aiuto in basso non sogno né riposo; lavoro; servo; colgo i frutti del lavoro; prego; salgo sulla Croce; sono la Via; passo oltre il lavoro compiuto; calpesto il sé ucciso; uccido il desiderio, e lotto, dimenticando ogni ricompensa. Rinuncio alla pace; perdo il riposo, e nella tensione del dolore, perdo me stesso, trovo Me stesso ed entro nella pace. A tutto ciò solennemente m’impegno, invocando il Sé superiore”. (1-213)

Via via che s’impara a servire ed il contatto interiore si afferma, la prima cosa che avviene è l’approfondirsi della vita di meditazione, e si fa più frequente l’illuminazione della mente da parte dell’anima. Con ciò il Piano si rivela. (15-133/5)

(15) Vi guidi la semplicità, e l’amore concentrato sia il vostro massimo scopo. Sceglietevi un campo di servizio ben delimitato (tutti i discepoli sono limitati e non possono proporsi compiti di natura planetaria), e lavorate, con la mente e col corpo, entro quei confini. Tutto ciò che vi si chiede è di compiere un’opera da voi stessa progettata, nella sfera delle circostanze karmiche e ambientali ove il destino vi ha posto. Che fate, realmente, oggi? Il vostro servizio deve svolgersi entro la sfera di contatto ove siete immersi, e non su tutta la superficie del mondo. Quale missione è maggiore o più importante di quella che compite nel luogo dove siete, fra i compagni che avete scelto? (17-372), (5-582)

(16) Che l’umanità costituisca il vostro campo di servizio e si possa dire di voi che conoscevate i fatti spirituali ed eravate parte dinamica di quegli eventi spirituali; che non si possa dire di voi che conoscevate queste cose e non avete fatto nulla. Non lasciate che il tempo sfugga mentre lavorate. (18-760)

(17) Il vostro compito è di aiutare il lavoro che la Gerarchia progetta di svolgere, di trovare i modi e i mezzi per rendere quel servizio con saggezza, di scoprire il modo per far fronte al bisogno del mondo (non il bisogno del vostro gruppo), per finanziare la parte del lavoro della Fratellanza che la vostra anima vi ha assegnato, e per fare la vostra parte nello sviluppare gli atteggiamenti umani necessari affinché entro il 1975 nel mondo vi sia una vera pace. (13-325)

(18) Non lavorare sotto tensione o con sforzo. Sii tranquillo e naturale nei tuoi rapporti quotidiani… La conservazione dell’energia e l’accresciuto lavoro interiore produrranno maggiore radiazione magnetica, ma minore attività fisica… Lavora di più nella luce e vedi il prossimo nella stessa luce. Ciò che ogni discepolo o aspirante deve fare riguardo ai suoi simili, è stimolare la luce che è in loro, lasciandoli liberi di procedere nella propria luce e a proprio modo sul Sentiero. (5-417)

(19) Alcuni sono costituiti in modo tale che servono e diffondono luce apertamente, di fronte ai loro simili. La loro influenza e il loro potere sono grandi. Altri invece (con uguale potenza) agiscono da un centro quieto di relativo ritiro, ed esercitano altrettanta forza. (5-434)

(20) Domanderai quale debba essere il tuo servizio. Fratello: verrà dalla tua meditazione. Non sta a me dire quale attività la tua personalità debba seguire; è l’anima stessa che deve farlo. (5-574)

(21) …Il lavoro si compie con l’azione, non a parole…. (5-590)

(22) Sii equilibrato, fratello; ricorda che il lavoro per noi comprende molte cose, perfino ore di ricreazione, e certamente richiede discriminazione per riconoscere e separare le cose essenziali da quelle che non lo sono. (5-609)

(23) Non servi in modo netto. Vaghi in numerosi campi di servizio che non sono tuoi e dove non sei richiesto. (5-612)

(24) Nel nostro lavoro non esiste compito grande o piccolo, ma soltanto obbedienza al dovere immediato, qualunque esso sia. (5-613)

(25) Non puoi affatto realizzare tutto ciò che ritieni necessario; fai quindi ciò che porterà il maggior bene al maggior numero di anime che cercano. (6-448)

(26) Il problema di tutti i discepoli è di condurre con successo la propria attività nel compito prescelto come cittadino competente, e nel medesimo tempo condurre ad ogni costo una vita pratica di servizio. (6-572) Vedi anche: (6-59)
 

Estratto dal Compendio di Insegnamenti: Rifletti su Questo (prossima uscita per la prima volta in edizione italiana - Il Libraio delle Stelle)

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