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Quando nel 1989 il Premio Nobel per la Pace fu attribuito a Tenzin Gyatso, 14° Dalai Lama, il mondo riconobbe il suo incessante operare nello spirito della non violenza per la sopravvivenza del Tibet, ma inevitabilmente il riconoscimento andò anche ad un’istituzione religiosa e politica insieme, fondata su una solida tradizione di fedeltà ai princìpi buddhisti e alla loro applicazione secondo modalità tutte tibetane. Roland Barraux, ex ambasciatore francese, ci rivela la storia — mai scritta prima d’ora — di questa istituzione, una storia tumultuosa e commovente, che va dagli antecedenti sciamanici al terzo Dalai-Lama che istituì il titolo, al quinto che unificò il potere temporale e quello spirituale, al sesto detto “il Pazzo”, al tredicesimo che si trovò a capo di un paese ormai in decadenza, all’ultimo che — come era stato profetizzato — lasciò il Tibet ancora bambino. È la storia di un lignaggio eccezionale, di un grande Illuminato che si reincarna quattordici volte per portare a termine la sua missione sulla Terra, indicando ogni volta con precisione dove e quando si reincarnerà. Ed il cui messaggio, oggi, echeggia su tutto il Pianeta. Il Lago delle Visioni esiste davvero: è a centocinquanta chilometri da Lhasa, e sulle sue acque cristalline le personalità incaricate di ritrovare le reincarnazioni del Dalai Lama leggeranno i segni premonitori del suo ritorno.
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