La bellezza salverà il mondo (Dostoevskij)

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L'ECOLOGIA IN PRATICA
UNO STILE DI VITA NATURALE
PER SE' E PER IL PIANETA
L'ECOLOGIA IN PRATICA
Sono la natura
sono la terra.
i miei occhi sono il cielo,
le mie membra gli alberi.
Sono la roccia,
la profondità dell'acqua,
non sono qui per dominare
la Natura.
Io stesso sono la Natura.

Indiani Hopi

Questa terra é sacra
<b>Questa terra é sacra</b>





Come potete comperare
o vendere il cielo,
il calore della terra?
l'idea per noi é strana.
Se non possediamo
la freschezza dell'aria,
lo scintillio dell'acqua.
Come possiamo comperarli?
Continua...
ONDE DI CRESCITA INTERIORE
ONDE DI CRESCITA INTERIORE La crisi ecologica - ovvero il principale problema di Gaia - non è l’inquinamento, i rifiuti tossici, il buco nell’ozono o qualcosa del genere. Il principale problema di Gaia è che un numero non sufficiente di esseri umani si è sviluppato ai livelli di coscienza postconvenzionali, planetari e globali in cui sarebbero spinti automaticamente alla cura per il globale comune. E gli esseri umani sviluppano questi livelli postconvenzionali, non imparando la teoria dei sistemi, ma passando attraverso almeno una mezza dozzina delle principali trasformazioni interiori, che vanno dall’egocentrico all’etnocentrico al mondocentrico, punto in cui e non prima, possono risvegliarsi a una profonda e autentica cura per Gaia. La prima cura per la crisi ecologica non consiste nell’imparare che Gaia è la Rete della Vita, per quanto vero ciò sia, ma nel promuovere queste numerose e ardue onde di crescita interiore, nessuna delle quali viene indicata dalla maggior parte di questi approcci del nuovo paradigma.
Continua... 
UN'ALTRA ITALIA E' POSSIBILE
UN'ALTRA ITALIA E' POSSIBILE 1 L’Italia vive l’anomalia di un nuovo Medioevo. Più che in altri paesi, è visibile in Italia l’emergenza ecologica, il degrado sociale e la crisi di fondamentali valori etici; permangono aree vaste di ignoranza, incapacità, ingiustizia. Meno facilmente che altri paesi, l’Italia quindi può affrontare la conversione ecologica delle attività economiche, il risanamento ambientale e morale del paese, la partecipazione diretta delle persone alla attività sociale ed una effettiva realizzazione di una sana cultura dei diritti e dei doveri che dovrebbero regolare ed ispirare la vita sociale collettiva. 2 Sia in Europa che nel resto del pianeta, vi è una tripla crisi :a) economica e finanziaria (causata da un modello di crescita superato) b) ambientale conseguente, c) socio-culturale. Tre grandi crisi che non trovano più risposte adeguate dal sistema della politica: non dai partiti socialdemocratici in crisi dappertutto e neppure dall’egoismo sociale e dall’indifferenza ambientale dei vari partiti conservatori. Solo un modello sociale e produttivo eco-orientato ed eco-sostenibile, che all’idea di una crescita senza limiti sostituisca un idea di sobrietà, che non escluda anche l’utilità di avere aree di decrescita virtuosa e felice, può essere in grado di affrontare le difficoltà del presente. ...Continua...
IL BENESSERE ANIMALE E' BENESSERE UMANO
IL BENESSERE ANIMALE E' BENESSERE UMANO di Maneka Gandhi

Mangiare carne è una delle maggiori cause della distruzione ambientale. Ogni specie non solo ha il diritto di vivere, ma la sua vita è essenziale per il benessere dell’umanità. Ciò che chiamiamo sviluppo, cioè la sterile città nella quale portiamo i nostri cani al guinzaglio, non è vita. Ci abituiamo così velocemente al malessere, alla tensione, alle carestie e alle alluvioni che pensiamo che i pezzi di carta che teniamo in tasca possano sostituire un corpo sano e una mente gioiosa. Scegliamo di non sapere che, praticamente tutte le nostre malattie sono causate dalla mutilazione e dall’uccisione di animali: dai 70.000 acri di foresta pluviale del Sudamerica abbattuti ogni giorno – che in gran parte servono per far pascolare il bestiame – fino al virus Ebola, proveniente dalle scimmie strappate dal loro habitat naturale in Africa allo scopo di fare esperimenti. Abbiamo ottenuto più cibo uccidendo i lombrichi con le nostre sostanze chimiche o abbiamo ottenuto più malattie? Abbiamo ottenuto una salute vigorosa allevando forzatamente bestiame per il latte e la carne, o abbiamo piuttosto ottenuto emissioni di gas metano che hanno contribuito enormemente all’effetto serra, mettendo in pericolo la vita del pianeta? Continua...

LA RIVOLUZIONE AMBIENTALE
LA RIVOLUZIONE AMBIENTALE

di Lester Brown

Per creare una economia sostenibile bisognerà sostenere una rivoluzione ambientale, come è avvenuto per quella agricola e industriale. Alla fine del libro Piccolo è bello, Schumacher parla di una società che violenta la natura e danneggia gli esseri umani e, da quando queste parole sono state scritte, diciotto anni fa, abbiamo potuto vedere con maggiore evidenza i modi con i quali la nostra società agisce proprio in quella direzione.Mi trovavo all’aeroporto di Dulles e presi una copia del US News and World Report, che conteneva un editoriale di David Gergen, un alto funzionario dell’Ufficio Stampa di Reagan alla Casa Bianca. L’articolo descriveva quello che stava accadendo oggi alla società americana e l’autore affermava che, in un certo senso, abbiamo perso la strada. Continua...

RISPETTA LA (TUA) NATURA
<b>RISPETTA LA (TUA) NATURA </b> Michele Vignodelli

Il nostro corpo e la nostra mente sono meraviglie naturali in pericolo, da difendere come le foreste, i fiumi, il mare e le montagne. Sono continuamente aggrediti dal sistema tecnologico ed economico che ci governa, proprio come il resto del mondo naturale.
Non potremo mai rispettare e vivere veramente la suprema bellezza e armonia della natura esterna se non cominciamo da noi stessi. Eppure esiste una spaventosa ignoranza sulla nostra natura interna, che fa pensare a una congiura del silenzio.
Negli ultimi anni sono emerse abbondanti prove dell’esistenza di
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RICORDO DI IVAN ILLICH
RICORDO DI IVAN ILLICH


di Giannozzo Pucci *

Il primo libro di Illich, pubblicato alla fine degli anni '60, riguarda appunto la Chiesa nel processo di trasformazione della società moderna (The Church, change and development).
Il secondo, del 1970, intitolato "Celebration of Awareness (Celebrazione della consapevolezza": un appello alla rivoluzione istituzionale), è contro le certezze delle istituzioni che imprigionano l'immaginazione e rendono insensibile il cuore.
Poi, nel 1971, esce "Descolarizzare la società", che è stato al centro del dibattito pedagogico internazionale con la tesi che la scuola produce la paralisi dell'apprendimento e danneggia i ragazzi, educandoli a diventare meri funzionari della macchina sociale moderna. Convinto che il sistema educativo occidentale fosse al collasso sotto il peso della burocrazia, dei dati e del culto del professionalismo, combatteva i diplomi, i certificati, le lauree,
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LA VENDETTA DI GAIA
LA VENDETTA DI GAIA

di James Lovelock

La vendetta di Gaia : assediati dall'inquinamento e dalle crescenti anomalie del clima, siamo al punto di non ritorno. Lo sostiene uno scienziato di fama mondiale.
Per millenni abbiamo vissuto con la strategia del parassita, ai danni dell'organismo vivente che ci ospita. Ora, assediati dall'inquinamento e dalle crescenti anomalie del clima, siamo al punto di non ritorno. Lo sostiene uno scienziato di fama mondiale.
Il parassita e' un essere che vive a spese di un altro organismo. Se ne nutre, cresce, si riproduce e prospera. Eppure, la sua non e' una strategia lungimirante. Le energie dell'organismo ospite diminuiscono giorno per giorno, ora per ora, minuto per minuto. Finche' un giorno accade l'inevitabile: l'organismo ospite si avvia a una fine certa. E il parassita, senza risorse, e' destinato a scomparire. Questa immagine e' la perfetta metafora della storia della specie umana. A dimostrarlo sono i fatti. Migliaia di anni di occupazione del pianeta hanno provocato distruzione degli habitat, estinzione di molte specie, emissioni record di gas serra in atmosfera e nubi di polveri sottili nell'emisfero nord e sulle metropoli. Un'aggressione prolungata alla quale la Terra ora reagisce innescando una lunga serie di disastri naturali, quali inondazioni e uragani, sempre piu' numerosi e violenti, ed eventi climatici estremi, come estati torride e punte di freddo anomalo. Il pianeta che abitiamo non ha piu' anticorpi per difendersi. E allora attacca.
Lo sostiene a gran voce uno scienziato autorevole e indipendente, James Lovelock, nel suo nuovo libro, The revenge of Gaia (La vendetta di Gaia) in uscita il 2 febbraio in Gran Bretagna! . Il nostro mondo, afferma, potrebbe avere superato il punto d! i non ritorno: la soglia oltre la quale non possiamo fare piu' nulla per evitare che, entro la fine del secolo, i cambiamenti causati dall'attivita' umana distruggano la nostra civilta' Continua....
SOLO LA RIBELLIONE IMPEDIRA' UNA CATASTROFE ECOLOGICA
SOLO LA RIBELLIONE IMPEDIRA' UNA CATASTROFE ECOLOGICA


di George Monbiot

"Nessuno verrà a salvarci. La disobbedienza civile di massa è essenziale per forzare una risposta politica." "La catastrofe affligge la gente ora che, a differenza di quelli del mondo ricco che possono ancora permettersi di crogiolarsi nella disperazione, é costretta ad agire in modo pratico." 
Se avessimo messo tanto impegno nella prevenzione della catastrofe ambientale, come abbiamo speso per creare scuse per non agire, ora lo avremmo risolto. Ovunque guardo, vedo persone impegnate in furiosi tentativi di respingere la sfida morale che presenta.
La scusa corrente più comune è questa: "Scommetto che i manifestanti hanno i telefoni / andare in vacanza / indossare scarpe di cuoio." In altre parole, non ascolteremo nessuno che non vive nudo in un barile, sussistendo solo su acque torbide.Certo, se stai vivendo nudo in un barile ti licenzieremo anche tu, perché sei uno strambo hippie. Ogni messaggero e ogni messaggio che portano è squalificato per motivi di impurità o purezza.
Mentre la crisi ambientale accelera, e come movimenti di protesta come YouthStrike4Climate e Extinction Rebellion rendono più difficile non vedere ciò che affrontiamo, le persone scoprono mezzi più inventivi per chiudere gli occhi e perdere responsabilità. Alla base di queste scuse c'è una convinzione profondamente radicata che se davvero siamo nei guai, qualcuno da qualche parte verrà in nostro soccorso: "loro" non lo lasceranno accadere. Ma non c'è loro, solo noi.
Anche quando le emittenti coprono questi problemi, evitano accuratamente qualsiasi menzione di potere, parlando di collasso ambientale come se fosse guidato da forze misteriose e passive e proponendo soluzioni microscopiche per vasti problemi strutturali.
La classe politica, come chiunque abbia seguito i suoi progressi negli ultimi tre anni, ora può sicuramente vedere, è caotica, riluttante e, isolatamente, strategicamente incapace di affrontare anche crisi a breve termine, per non parlare di una vasta situazione esistenziale.Tuttavia prevale un'ingenuità diffusa e intenzionale: la convinzione che il voto sia l'unica azione politica necessaria per cambiare un sistema.A meno che non sia accompagnato dal concentrato potere di protesta - articolando richieste precise e creando lo spazio in cui possono crescere nuove fazioni politiche - il voto, pur essendo essenziale, rimane uno strumento ottuso e debole.
I media, con poche eccezioni, sono attivamente ostili. Anche quando le emittenti coprono questi problemi, evitano accuratamente qualsiasi menzione di potere, parlando di collasso ambientale come se fosse guidato da forze misteriose e passive e proponendo soluzioni microscopiche per vasti problemi strutturali. La serie Blue Planet Live della BBC ha esemplificato questa tendenza .
Coloro che governano la nazione e plasmano il discorso pubblico non si possono fidare della conservazione della vita sulla Terra. Non c'è autorità benigna che ci preservi dal male. Nessuno viene a salvarci. Nessuno di noi può legittimamente evitare la chiamata a unirsi per salvare noi stessi.
Vedo la disperazione come un'altra varietà di disconoscimento. Lanciando le mani sulle calamità che un giorno potrebbero affliggerci, le travestiamo e le allontaniamo, convertendo le scelte concrete in un terrore indecifrabile. Potremmo sollevarci dall'agire morale affermando che è già troppo tardi per agire, ma così facendo condanniamo gli altri alla miseria o alla morte. La catastrofe affligge la gente ora che, a differenza di quelli del mondo ricco che possono ancora permettersi di crogiolarsi nella disperazione, è costretta ad agire in modo pratico. Continua....

GRETA E LA RIVOLUZIONE DELLA VERITA
GRETA E LA RIVOLUZIONE DELLA VERITA

di Max Strata

Oggi, a pochi giorni dalla grande mobilitazione globale del 15 marzo 2019, la sedicenne Greta Thumberg è già un'icona, una portavoce, il simbolo di una sollevazione autentica e ribelle, pacifica e colorata ma determinata e, per molti versi, inattesa.
Figlia della cantante d'opera Malena Ernman e dell'attore Svante Thunberg, la caparbia ragazzina svedese ha iniziato la sua singolare protesta davanti al parlamento di Stoccolma dopo l'eccezionale ondata di calore e i devastanti incendi boschivi che lo scorso agosto hanno colpito i paesi scandinavi.
Per settimane, ogni venerdì, utilizzando lo slogan "skolstrejk for klimatet" (sciopero scolastico per il clima) scritto su un semplice cartello, si è posizionata in un angolo dell'accesso al palazzo del Riksdag e lì è rimasta fino a quando qualcuno a iniziato ad accorgersi di lei chiedendole che cosa stesse facendo e perchè.
Da quel momento, questa giovane sensibile e acuta, rompendo coraggiosamente il muro della sindrome di Asperger da cui è affetta, ha cominciato a parlare e con straordinaria fermezza, competenza e proprietà di linguaggio, non si è più fermata.
I giornalisti che per primi le hanno posto qualche domanda hanno immediatamente colto la novità e l'enorme potenzialità di quanto stava accedendo ma certamente non potevano immaginare che le parole e l'atteggiamento di Greta sarebbero divenuti tanto virali. Utilizzando gli hashtags Twitter #Klimatstrejka, #ClimateStrike e #FridaysforFuture, il suo messaggio limpido si è diffuso con una rapidità fuori dal comune coalizzando intorno alla sua figura l'attenzione e il sostegno di un numero sempre maggiore di studenti e di giovani.
Il suo messaggio è chiaro e non deformabile. In primo luogo Greta si rivolge ai suoi coetanei, alla generazione che (se le cose non cambieranno) sarà investita in pieno dalla tragedia planetaria del riscaldamento globale e che sarà martoriata dai devastanti effetti previsti dalla comunità scientifica internazionale. A questa generazione Greta chiede di prendere coscienza, di informarsi e di reagire. In secondo luogo si rivolge agli adulti e ai decisori politici in particolare, ovvero a coloro che non solo sono responsabili delle emissioni climalteranti e della crisi ecologica generalizzata ma che (tranne poche eccezioni) non fanno niente per evitarla. Continua....

NON SOLO CAMBIAMENTI CLIMATICI
NON SOLO CAMBIAMENTI CLIMATICI

di Guido Dalla Casa

Greta Greta Thunberg è una ragazza svedese che ha appena compiuto 16 anni. Ha parlato alle Nazioni Unite e in qualche altra sede “importante”. Ma è diventata famosa soprattutto per il suo discorso ai leader mondiali alla conferenza sui cambiamenti climatici che si è tenuta in Polonia alla fine del 2018. In sostanza ha detto a quei signori che stanno rubando il futuro alla sua generazione, perchè non fanno assolutamente nulla per evitare la catastrofe climatica appena iniziata. Greta ha pienamente ragione: quasi tutti gli scienziati sono d’accordo sulla gravità della situazione, tranne pochissimi, di solito ben pagati in vario modo dalle multinazionali e dagli industriali in genere. In fondo ha semplicemente detto ai leader mondiali di ascoltare gli scienziati invece che le multinazionali!
Forse non stanno rubando il futuro solo alla sua generazione, ma anche a quella dei suoi genitori.
Poi ha proclamato uno sciopero mondiale degli studenti per la giornata di venerdì 15 marzo. La sua iniziativa ha avuto un successo incredibile in centinaia di città di tutto il mondo. Forse questa grande adesione ha spaventato alcuni “sviluppisti” che hanno gridato allo scandalo e si sono tirati dietro il solito gruppetto di intellettuali e giornalisti servi del sistema: qualcuna/o è arrivata/o a lanciare maledizioni alla ragazza svedese, che comunque ha certamente ottenuto almeno un risultato. Ora se ne parla molto più di prima.
Di solito, i convegni sul clima si concludono con discorsi molto vaghi sui limiti di temperatura entro cui andrebbe tenuto il riscaldamento globale della Terra. Già questo fatto ha l’aria di una colossale presa in giro, dato che il legame fra emissioni di gas-serra e aumento di temperatura media è sicuro ma numericamente poco definibile: quindi non ne faranno niente. La limitazione andrebbe fatta sulle quantità di gas-serra emessi, in particolare di CO2, che viene riversata nell’atmosfera in miliardi e miliardi di tonnellate ogni anno. Dati i numeri attuali, le emissioni di questo gas dovrebbero essere quasi azzerate, il che significa porre subito fortissime limitazioni all’estrazione e sfruttamento di tutti i combustibili fossili, che ora alimentano in gran parte la produzione di energia e i trasporti di tutto il mondo. Invece le emissioni, già enormi, sono in forte aumento anche negli ultimi anni, e tale andamento continua senza soste. Continua...
RAGAZZINI CONTRO EGOLOGISMO
RAGAZZINI CONTRO EGOLOGISMO

di Igor Giussani

Fare le pulci al movimento del 15 marzo, animato da Greta Thunberg e autore del primo sciopero globale per il clima, è molto facile, essendo composto da persone in piena adolescenza, cioé una fase della vita inevitabilmente caratterizzata da ingenuità, incoerenza e frequenti dissonanze emotive. Per dirne una, ha fatto capolino su alcune foto della manifestazione un cartello con la scritta “Di caldo voglio la cioccolata, non il clima”, slogan scherzoso che cela molta ignoranza riguardo alle dinamiche che contribuiscono al global warming; autogol analoghi sono stati ostentati con disprezzo dai detrattori.
Pensavo che il compito di noi ‘veterani’ della variegata galassia ambientalista fosse quello di rapportarsi con questi ragazzi, non allo scopo di egemonizzarli (tanto non te lo permetterebbero mai) ma di aiutarli a crescere intellettualmente per colmare palesi lacune, anche per portare allo scoperto chi è realmente interessato alla questione da chi ne ha solo approfittato per saltare un giorno di scuola. Nei confronti della manifestazione, avrei compreso una sana diffidenza verso i facili entusiasmi, persino una dissacrazione delle buone intenzioni in stile Giorgio Gaber, pungente senza essere cinica e livorosa.
Purtroppo, ho dovuto constatare che gran parte della vecchia guardia (tra cui anche individui degni di stima come il redatore del nostro blog Armando Boccone) ha ritenuto suo dovere denigrare senza costruttività il movimento, usando talvolta toni astiosi mai adoperati neppure contro i peggiori inquinatori del pianeta.
In certi casi, sono state avallate le fake news cospirazioniste contro Greta, non sentendo neppure l’esigenza di smarcarsi di fronte alle valanghe di fango scagliate dalla peggior fauna del regime televisivo: da Nicola Porro, forse il primo in assoluto ad aver coniato il neologismo ‘gretini’, a Paolo Guzzanti, secondo cui l’influenza umana sul clima è una bufala perché notoriamente “ogni mille anni il pianeta ha le mestruazioni” (sic), per finire con la lucida analisi di Maria Giovanna Maglie: “Adesso non si può più dire male di Greta perché mi hanno detto che ha la sindrome di Asperger, cioè è malata di autismo, allora a quel punto il politically correct e anche il buon senso mi vietano di dire quello che avrei detto se fosse stata sana: che l’avrei messa sotto con la macchina” (che a nessuno venga in mente di investire la Maglie con la propria auto, anche perché con ogni probabilità sarebbe quest’ultima a danneggiarsi. Provate al massimo a spiegarle che l’Asperger non è una forma di autismo, non prima di esservi assicurati che la giornalista comunista-craxiana-sovranista abbia parcheggiato ben distante da dove vi trovate). Continua...

TRANSITION NETWORK
TRANSITION NETWORK

di Rob Hopkins e Peter Lipman

Negli ultimi anni, il picco del petrolio ed i cambiamenti climatici hanno toccato l’interesse di molti; tuttavia spesso, in particolare per quanto riguarda il picco petrolifero, le soluzioni sul campo sono state deboli e deludenti. A partire dalla sua nascita a Kinsale nel 2005, l’idea della Transizione.1 si è diffusa in maniera virale attraverso il Regno Unito e al di fuori di esso, fungendo da catalizzatore alle risposte a queste due sfide, sviluppate in seno alle comunità locali. Mentre la rete di Transizione, il nostro network, cresceva, crescevano anche gli interrogativi sul modo in cui questo movimento si sarebbe strutturato, interrogativi ai quali questo documento è un primo tentativo formale di fornire risposta. Negli ultimi due anni abbiamo visto emergere una struttura organica: quello che proponiamo in questo documento è basato sull’approfondimento e sul sostegno a questo modello emergente, sul principio che l’auto organizzazione, l’innovazione e l’azione debbano essere incoraggiate e appoggiate esattamente dove nascono, con il supporto di una precisa serie di principi e di linee guida. Continua...

APPELLO DI MAURIZIO PALLANTE PER UN NUOVO IMPEGNO ECOLOGISTA
APPELLO DI MAURIZIO PALLANTE PER UN NUOVO IMPEGNO ECOLOGISTA


di Maurizio Pallante

Siamo molto preoccupati per la gravità raggiunta dalla crisi ecologica: 1) le emissioni di gas serra (anidride carbonica e metano) hanno superato le capacità di assorbimento della biosfera, innescando mutamenti climatici di cui abbiamo appena iniziato a subire le conseguenze; 2) il consumo di risorse rinnovabili ha superato le capacità di rigenerazione annua della biosfera: l’overshoot day, il giorno in cui l’umanità arriva a consumare le risorse rinnovabili che il pianeta rigenera nel corso di un anno, è sceso nel 1980 sotto la soglia del 31 dicembre, nel 2000 è stato il 30 settembre, l’8 agosto nel 2016, il 1° agosto nel 2018; 3) il consumo delle risorse non rinnovabili (in particolare le fonti fossili e alcuni metalli) ne ha ridotto drasticamente gli stock scatenando guerre per impadronirsi dei giacimenti residui; 4) le emissioni di sostanze di sintesi chimica non metabolizzabili dalla biosfera generano forme di inquinamento sempre più diffuse: in tutti gli oceani galleggiano masse di poltiglie di plastica grandi come gli Stati Uniti, crescono le quantità dei rifiuti interrati e bruciati, aumenta l’incidenza di malattie mortali causate dalle sostanze tossiche di sintesi utilizzate nei processi industriali e nell’agricoltura; 5) la fertilità dei suoli agricoli e la biodiversità si sono drasticamente ridotte, le popolazioni ittiche si sono dimezzate.
Siamo molto preoccupati altresì dalla crescente disparità nelle opportunità di vita delle persone: 1) la concentrazione di denaro e di ricchezze nelle mani di pochi continua a crescere senza sosta, determinando diseguaglianze sempre più accentuate fra Nord e Sud del mondo, fra ricchi e poveri, fra uomini e donne; 2) il numero di persone che soffrono di fame e/o malnutrizione cronica ha superato gli 800 milioni; 3) guerre, povertà, diritti umani sistematicamente violati e cambiamenti climatici rendono praticamente impossibile una vita appena dignitosa per un numero sempre crescente di essere umani nei loro luoghi di nascita.
Siamo convinti che gli squilibri ambientali, sociali ed economici del pianeta abbiano una matrice comune: quella dei modelli industrialisti e produttivisti, sostenuti da tutti i partiti – di sinistra, di destra e se-dicenti post-ideologici. Le loro proposte di politica economica, industriale e agricola sono finalizzate a rilanciare la crescita del prodotto interno lordo, senza peraltro riuscirci nonostante l’impegno. E se vi riuscissero, ciò comporterebbe un aggravamento di tutti i fattori della crisi ambientale, che non viene tenuta in alcuna considerazione nonostante abbia assunto dimensioni macroscopiche.
Siamo increduli per l’assenza di questi problemi dai programmi di tutte le forze politiche esistenti, che tutt’al più li considerano le conseguenze di comportamenti illegali da reprimere: un impegno lodevole, ma assolutamente inadeguato in relazione alle cause, alle dimensioni e alle misure necessarie per attenuarli. Continua...

CRESCITA? QUALE CRESCITA?
CRESCITA? QUALE CRESCITA?

di Max Strata

Qualche sera fa, dopo molte settimane, ho nuovamente acceso la TV e intorno alle 21 ho assistito ad un “talk show informativo” che veniva trasmesso da una rete nazionale. Sono davvero rare le occasioni in cui decido di dedicare del tempo a visioni di questo genere ma, con l'inconscia e assurda speranza che qualcosa fosse mutato, ancora una volta ho provato ad ascoltare i cosidetti esperti (...) che si accapigliavano sul tema della crescita economica di questo Paese. L'accento, per l'ennesima volta, era posto sul perchè la crescita sia necessaria, su come sia possibile ottenerla e su come andassero letti i più recenti dati macroeconomici e un modestissimo incremento del PIL.
Nel dibattito sono comparsi giornalisti, politici, sindacalisti, docenti universitari, “maître à penser”, e tutti, dico tutti, non mostravano alcun dubbio sulle loro competenze e su quanto stavano affermando: i punti di vista apparivano dissimili, ciascuno aveva una sua ricetta e i contenuti sembravano ben argomentati ma ogni dichiarazione rientrava nel grande contenitore del progresso inteso come sinonimo di crescita materiale e dunque di ricchezza prodotta e accumulata, (...) secondo uno schema chiaramente consolidato e considerato sostanzialmente immutabile, se non in alcune sue sfaccettature.
Insomma, il tutto avveniva senza la minima considerazione dei pochi essenziali elementi di riferimento che oggi, con lo stato delle conoscenze aquisite, rendono non solo ozioso ma intrinsecamente inutile un simile dibattito. Il “talk show” (perchè di spettacolo si tratta) aveva seduto tra il pubblico un convitato di pietra che tutti hanno finto di non vedere: il suo nome è noto ed è quello di limite alla crescita. Continua...
ECOLOGIA E DIRITTI DELLA PERSONA
INTERVISTA A JOSE' BOVE'

ECOLOGIA E DIRITTI DELLA PERSONA<BR>INTERVISTA A JOSE' BOVE'

Intervista a Josè Bovè

L’altermondialista Bové spiega l’alleanza con l’europeista Cohn-Bendit e il successo della lista in Francia alle elezioni europee dove hanno eletto insieme 14 deputati, quanto il partito socialista.
Il successo della lista Europa ecologia alle elezioni europee in Francia, che manda a Strasburgo lo stesso numero di eurodeputati del Ps (14), sta trasformando il panorama politico. A partire dall’analisi del voto e delle ragioni del successo della lista ecologista, guidata da personalità che, a prima vista, sembravano lontane: Daniel Cohn-Bendit, Dany il rosso del lontano ‘68, da anni impegnato sul fronte europeo ed europeista, nel 2005 grande sostenitore del «sì» al referendum francese sul Trattato costituzionale; José Bové, leader contadino e altermondialista, che nel 2005 si era schierato per il «no» e nel ‘99 aveva manifestato a Seattle contro la Wto portando una forma di formaggio roquefort; Eva Joly, giudice anti-corruzione, che ha lavorato in Francia, ma anche in altri paesi. Continua...

ACQUA. LA RIAPPROPRIAZIONE SOCIALE
ACQUA. LA RIAPPROPRIAZIONE SOCIALE

di Margherita Ciervo

 In Italia la privatizzazione dei servizi idrici passa attraverso la mistificazione giuridica ed economica, “forzando” i meccanismi democratici (con la richiesta della fiducia sulla conversione del D.L. 135/09 in assenza, peraltro, del requisito dell’urgenza), ignorando la proposta di legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dei servizi idrici (sottoscritta da oltre 406.000 cittadini, a fronte di 50.000 firme necessarie) e espropriando gli enti locali dei loro compiti e funzioni. Se l’esercizio della sovranità popolare viene “svuotato” di senso e di sostanza, la popolazione diventa una “posta” nelle mani di chi esercita il potere (Raffestin, 1981) e di chi costruisce la rappresentazione dominante (Dematteis, 1991) e diffonde la “narrazione” (Petrella, 2005) dell’individualismo, della competizione e della mercificazione. Una rappresentazione che “naturalizza” la prevalenza del profitto sui diritti umani, fino a considerare e a presentare come “normale” l’inibizione dell’erogazione dell’acqua per morosità e argomentazioni come quella dell’amministratore delegato di Acqualatina SpA, Silvano Morandi Continua...
PIANO B 4.0 MOBILITARSI PER SALVARE LA CIVILTA'
PIANO B 4.0 MOBILITARSI PER SALVARE LA CIVILTA'
L'UNICA STRADA E' LA RICONVERSIONE ECOLOGICA DELL'AUTO
L'UNICA STRADA E' LA RICONVERSIONE ECOLOGICA DELL'AUTO di Valerio C. Grimaldi e Alessio Postiglione

Intervista a Cohn-Bendit

L’europarlamentare, leader di Europe écologie, sostiene la necessità di una radicale trasformazione dell’industria automobilistica. Riduzione delle produzioni più inquinanti, incentivi mirati e una nuova mobilità «La riconversione ecologica rappresenta l’unico mezzo per salvare i posti di lavoro, ma occorre che una parte dei lavoratori dell’industria automobilistica sia formata per un altro mestiere, perché non potrà rimanere nell’auto». Daniel Cohn Bendit, europarlamentare verde eletto a furor di popolo in Francia, leader della lista Europe écologie, interviene sulla crisi del settore automobilistico e sul dramma dei posti di lavoro già persi e che si perderanno nel corso dell’anno. Il modello dell’ex Dany il Rosso, tra gli ecologisti più riconosciuti al mondo, è di rottura radicale con il passato.
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PER UN AMBIENTALISMO SOCIALMENTE RESPONSABILE
<b>PER UN AMBIENTALISMO SOCIALMENTE RESPONSABILE </b>

Danilo D'Antonio
Laboratorio Eudemonia

Ultimamente una maggiore attenzione ai problemi dell'ambiente, unitamente a tecnologie sempre più evolute, sta permettendo il conseguimento di diversi successi nel campo del risparmio energetico e delle risorse, delle energie alternative, dello riutilizzo, della gestione dei rifiuti, etc. Tali successi possono facilmente incoraggiare i governi a proseguire imperterriti l'attuale politica di sviluppo ad oltranza, essendo condotti a ritenere che un immutato modello di sviluppo economico, come pure demografico e tecnologico, possa essere realmente sostenibile.
In effetti i governi, che lo dichiarino oppure no, sono costretti a perseguire una crescita, ad ogni costo ed illimitata, per un motivo ben preciso e perfino legittimo. Essi non sono soltanto e semplicemente
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RIFIUTI TOSSICI IN CAMPANIA: ORA CI SIA SPIEGATO PERCHE' QUEI SEGRETI
RIFIUTI TOSSICI IN CAMPANIA: ORA CI SIA SPIEGATO PERCHE' QUEI SEGRETI

di


Si resta disorientati, ammutoliti, incazzati con la rabbia agli occhi e il cuore in tempesta. Lo Stato, dunque, conosceva bene i nomi, i cognomi, i protagonisti, le logiche, i segreti inconfessabili dello scempio ambientale che ha trasformato la Campania e il meridione d’Italia in una Chernobyl. Una bomba ambientale dagli effetti nefasti. Non è un caso se il tumore nelle nostre disgraziate terre è un’epidemia, quasi una malattia esantematica. Hanno negato per anni anche i dati sulle morti per neoplasie. Stranamente ancora oggi non esiste un registro operativo e conoscitivo sui dati delle patologie in Campania.

Diciamolo con chiarezza: c’è un’ipoteca di scarsa aspettativa di vita sulla testa di almeno tre generazione di italiani che vivono nel sud del Paese. Le parole del collaboratore di giustizia Carmine Schiavone non sono profezie ma fatti raccontati a verbale il 7 ottobre del 1997 dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. La decisione della Camera dei Deputati di rendere pubblica quell’audizione segretata ci mette di fronte a uno Stato che nelle sue più diverse articolazioni si è macchiato del genocidio di una popolazione.

Lo Stato sapeva tutto. Su quei segreti a doppia mandata, una casta di politici, funzionari, mafiosi, hanno costruito le loro scellerate carriere, rafforzato il loro potere autoreferenziale. Tutti sapevano tranne chi abitava quei territori. Continua..

PERCHE' SONO ANDATO A VIVERE CAMPAGNA
PERCHE' SONO ANDATO A VIVERE CAMPAGNA

di Leo Hickman

Oggi il rapporto tra città e campagna è simbiotico. Nessuna delle due può vivere senza l’altra. Verso la fine del 2008 le Nazioni Unite hanno annunciato una svolta nella storia dell’umanità. Per la prima volta le persone che vivevano nelle aree urbane erano di più di quelle che abitavano nelle zone rurali. Metà dei 6,7 miliardi di abitanti del mondo ora si sveglia al suono dei clacson invece che al canto del gallo. Stiamo per completare il nostro lungo viaggio dalla condizione di cacciatori e agricoltori a quella di cittadini moderni. Da molti punti di vista è sensato vivere e lavorare tutti insieme in una città, grande o piccola che sia. Nei secoli scorsi abbiamo creato fiorenti comunità – Roma, Londra, Parigi, New York – vicino ai luoghi più convenienti per i commerci e i trasporti, come i fiumi e gli estuari, e ben presto tutte sono diventate metropoli. In quest’ultimo secolo, a determinare la crescita delle città sono state strade e autostrade, perché l’automobile è diventata essenziale nella vita moderna. Anche gli aeroporti e le ferrovie sono stati fondamentali per lo sviluppo dei centri urbani.
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PRATICHE DOMESTICHE DI EQUILIBRIO CON LA NATURA
PRATICHE DOMESTICHE DI EQUILIBRIO CON LA NATURA Non è solo la progettazione o la costruzione della casa con materiali ecocompatibili che ci assicura un'abitazione sostenibile o armoniosa con la natura. Ciò che ci spinge verso questo sono soprattutto le buone pratiche che dovrebbero entrare a far parte della gestione quotidiana degli ambienti domestici.La scelta di una casa ecologica ci coinvolge in prima persona nelle scelte consapevoli e nell'attenzione ai gesti quotidiani con i quali ci dedichiamo alla manutenzione e alle attività più frequenti, che vanno dal cucinare alla cura del corpo, dal giardinaggio al rapporto con l'infanzia. Partire dal presupposto che siamo parte di un tutto integrato, e comprendere le nostre esigenze anche alla luce delle esigenze del circostante, ci da una visione più ampia di ciò che può essere l'ecologia domestica. Si può partire innanzitutto dalla famiglia, per coinvolgere tutti nel cambiamento e condividere gli sforzi e le gioie di sentirsi parte della natura anche dentro la propria stanza. Non sono solo le casalinghe a doversi sobbarcare il peso dell'organizzazione pratica degli spazi e dei tempi domestici, anche figli, papà, nonni, devono essere coinvolti. Naturalmente si parte da gesti molto semplici che devono essere il riflesso di domande più profonde. Rivalutiamo cosa sia veramente necessario nei nostri consumi e nelle nostre attività quotidiane. 
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LE CASE IN PAGLIA: I VANTAGGI
LE CASE IN PAGLIA: I VANTAGGI

di Redazione FioriGialli

Si sente sempre più spesso parlare di case di paglia, le più ecocompatibili e economiche soluzioni abitative. La storia di queste case non è però così recente, se ne può ricostruire la storia a grandi linee prendendo come evento fondamentale l'invenzione dell'imballatrice a vapore nel lontano 1800, momento in cui i primi coloni americani iniziarono a realizzare queste costruzioni dando alla tecnica di utilizzare le balle come pareti portanti il nome di “Nebraska”. Attualmente le case di paglia si associano però al nome di Barbara Jones, archietetta britannica. Il risparmio dal punto di vista economico, rispetto alla realizzazione di un'abitazione normale, è notevole. La tecnica non è complessa ed anzi più semplice delle case costruite in cemento e mattoni. Assistere alla costruzione di una casa in paglia è molto affascinante e il risultato prende vita davanti ai nostri occhi improvvisamente. A partire dalle fondamenta, a cui bisogna dedicare particolare attenzione per evitare i ristagni d'acqua, assistiamo ad un lavoro scrupoloso. Le balle vengono strette fra di loro per mezzo di cinghie di tessuto. Le balle sono compatte e strette tra di loro anche per impedire che il materiale possa sviluppare la sua capacità infiammabile in caso di fuoco. Continua... 
LE BUGIE SUGLI INCENERITORI
LE BUGIE SUGLI INCENERITORI  Il termine "termovalorizzatore" è inappropriato e fuorviante tanto che anche la Comunità Europea è intervenuta sull'argomento diffidando le amministrazioni del nostro Paese a utilizzare una simile locuzione. Ben sanno a Bruxelles che in un inceneritore viene valorizzato ben poco ... e tu? I^ Bugia: dalla combustione dei rifiuti con gli inceneritori, si recupera energia elettrica. Smentita: Questi impianti hanno un rendimento energetico molto basso e di conseguenza anche il recupero di energia è molto basso. Ciò è dovuto al fatto che il combustibile (i rifiuti) utilizzato dagli inceneritori è molto eterogeneo e per mantenere elevata la temperatura del forno è necessario immettere del combustibile fossile. In Italia 52 inceneritori attivi producono solo lo 0,85% dell'energia immessa in rete (Fonte Enel). Troppo poco se si dovesse fare una seria analisi dei costi/benefici. Non dimentichiamo, per esempio, che il mancato recupero di materiale, l'elevato livello di inquinamento prodotto dalla combustione con relativi costi sanitari a carico della popolazione basterebbero per far precipitare in un profondo "rosso" la gestione economica di questi impianti. Caso unico in Europa i costi di produzione con questa tecnica sono mascherati dai forti stanziamenti pubblici e senza questi contributi (i CIP6... una vera manna) gli inceneritori diventerebbero subito "archeologia industriale".
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CONNESSIONE CON LA TERRA E CON L'INFINITO
CONNESSIONE CON LA TERRA E CON L'INFINITO

di Marcella Danon

Ritrovare la connessione con la Terra e l'Infinito In un percorso verso una più completa e realizzata umanità, la natura si pone come "ponte" tra il finito e l'infinito, tra il quotidiano e l'universale, tra il materiale e lo spirituale. Oggi siamo abituati a pensare al mondo naturale come allo sfondo dipinto di un scenario in cui soltanto noi umani abbiamo il ruolo di protagonisti, ma nell'inconscio collettivo dell'umanità e nella nostra stessa memoria genetica, è chiaro il ruolo della natura come principio più vasto che ci genera, accoglie e fa crescere. Adamo è stato creato da un pugno di terra e la figura di Madre Terra permea quasi tutte le culture dell'umanità. L'ambiente naturale è, che ci piaccia o no, la nostra "casa" in senso archetipico, è la nostra origine: dalla terra nasciamo e alla terra torniamo; anche se il nostro viaggio non finisce lì. Continua...
LA NOSTRA SPESA E L'IMPATTO AMBIENTALE
LA NOSTRA SPESA E L'IMPATTO AMBIENTALE

Che fame dopo un'intensa mattina di studio o lavoro! Certo, hamburger e bibita sono allettanti, veloci ed economici maundefined non sono certo ecosostenibili! Purtroppo, le grandi catene di fast food, per garantire prezzi bassi, attuano politiche economiche in stridente contrasto con le esigenze ambientali: per produrre molta carne, servono molte mucche, che hanno bisogno di grandi pascoli, che vengono realizzati mediante deforestazione e cancellazione di colture pre-esistenti, spesso con l'appoggio di governi locali corrotti. Paghiamo pochi soldi per mangiare, ma il conto ambientale è salato. E lo stesso processo avviene per la grande distribuzione: grandi numeri, garantiti da colture ricche di agenti chimici che finiranno nei nostri piatti, dopo aver percorso magari migliaia di chilometri prima di arrivare sotto casa nostra. Qualche volta cerca allora di pranzare in luoghi che servono, se non prodotti locali, almeno regionali o italiani. Molti esercizi iniziano ad offrire cibo biologico, che per sua natura ha una provenienza in gran parte locale e, soprattutto, è privo di fertilizzanti chimici. Continua...
IL PUNTO DI SVOLTA, ORA ECOLOGIA INTEGRALE
IL PUNTO DI SVOLTA, ORA ECOLOGIA INTEGRALE

di Maurizio Di Gregorio

Con il fallimento sostanziale di Cop24, l’incontro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico che si è tenuto a Katowice in Polonia, nonostante due settimane di incontri e la presenza di delegati da tutto il mondo ha termine il ciclo vitale dell’ambientalismo come corrente culturale e politica.
Un ambientalismo internazionale e storico, variegatamente articolato e suffragato anche dai risultati della più ampia ricerca scientifica internazionale non è riuscito ad imprimere una svolta o a convincere a Katowice per alcuna concreta inversione energetica.
Eppure la problematica ambientale è e rimarrà al centro delle priorità del XXI secolo; essa sarà però affrontata solo da un nuovo tipo di movimento ecologico mondiale, molto diverso dall’ambientalismo che abbiamo conosciuto ad oggi.
Un ecologismo in grado di condurre e vincere battaglie sociali e politiche maggioritarie e sostanzialmente esenti da compromessi, un ecologismo cioè  a vocazione maggioritaria.
Qualcosa di nuovo e più radicale che si farà dovere di intervenire non solo sulle cause di inquinamento ma anche sulle cause degli inquinatori e che cercherà di affrontare la questione in merito al cosa, al quando, al come e al perché.
Qualcosa che ancora non c’è, ma di cui si intravedono segnali diversi e originali e che proprio l’ennesimo fallimento di Katowice rende ancora più urgente e necessario.
L’ambientalismo tradizionale ha cercato, attraverso un percorso di alcuni decenni di fornire una ipotesi di riforma della civiltà moderna, che conciliasse la cultura materialista del profitto con la salvaguardia dell’ambiente naturale e dei suoi abitanti.
Come afferma la direttrice esecutiva di Greenpeace InternationalJennifer Morgan “I governi hanno deluso i cittadini e ignorato la scienza e i rischi che corrono le popolazioni più vulnerabili. Riconoscere l’urgenza di un aumento delle ambizioni e adottare una serie di regole per l’azione per il clima, non è neanche lontanamente sufficiente allorquando intere nazioni rischiano di sparire”.
Nonostante il lavoro di tessitura svolto da una moltitudine di organizzazione ecologiche, nulla è stato ottenuto di concreto sul fronte delle misure necessarie a rallentare o inibire il cambiamento climatico. Di fronte al bivio tra la salute planetaria e il perseguimento dei propri profitti  le elites politiche e industriali hanno scelto le seconde emettendo in pratica un provvedimento di morte per intere popolazioni, nazioni e specie viventi. Continua...
MA SE NON ORA QUANDO ?
MA SE NON ORA QUANDO ?

di Max Strata

Restano solo 11 anni: la lezione di Greta e il limite da non oltrepassare. Iniziamo dai numeri. Secondo i recenti calcoli effettuati dagli scienziati delle Nazioni Unite, la quantità di gas serra che possiamo ancora immettere in atmosfera per rispettare l’obiettivo degli accordi internazionali di Parigi, ovvero restare entro i 2°c di riscaldamento globale rispetto all'inizio dell'era industriale, verrà superata tra 11 anni.
Agli attuali ritmi di emissione di 50 Gigatonnellate (50 miliardi di tonnellate) all’anno, questo è il tempo che ci resta prima che il raggiungimento di un punto di non ritorno climatico inizi a provocare conseguenze molto serie sull'intero pianeta.
Attenzione, questo non significa che nel 2030 avremo a che fare con l'Apocalisse anche se i processi di evoluzione della chimico-fisica dell'atmosfera possono subire rapide modificazioni a causa di retroazioni che amplificano le deviazioni da uno stato di equilibrio originario.
Quello che è certo, se per l'appunto non avverrà una massiccia riduzione delle emissioni climalteranti, è che da quel momento il processo di riscaldamento e il conseguente caos climatico, subiranno una notevole accelerazione provocando danni estremamente seri in particolar modo sulla produzione agricola e sulla disponibilità di acqua dolce.numeri, a cui affidiamo quotidianamente la nostra esistenza di cittadini del XXI secolo, in questo caso rappresentano un limite fisico che nell'interesse generale non va superato.
Ma, mentre per curare un raffreddore facciamo estrema attenzione nel rispettare con scrupolo il dosaggio del farmaco acquistato in farmacia, non altrettanto facciamo con la terapia che ci è stata prescritta per la ben più grave patologia planetaria che si chiama riscaldamento globale.
Questo dimostra almeno due cose: La prima, che i nostri modelli e meccanismi mentali non sono sufficientemente reattivi di fronte ad una minaccia che non sentiamo come veramente incombente. Si tratta di un riflesso che è stato definito come "l'immagine del ragno" e che si evidenzia con la nostra risposta istintuale quando un grosso aracnide salta sulla teca del vetro in cui stiamo guardando e a cui reagiamo con un salto indietro. Il salto difensivo all'indietro è una acquisizione comportamentale determinata dal nostro percorso evolutivo che però, sfortunatamente, non comprende la percezione di un pericolo che arriva da un futuro non immediatamente prossimo come nel caso del progressivo innalzamento della temperatura del pianeta. Continua...

LA GENERAZIONE 100 E LA CRISI AMBIENTALE
LA GENERAZIONE 100 E LA CRISI AMBIENTALE

di Massimo Marino

Abbiamo il dovere di preoccuparci di questa generazione 100 che è cominciata a venire al mondo in questo terzo millennio  e che pagherà per intero nei successivi 100 anni tutti i nostri errori.  Secondo notizie di stampa la Gran Bretagna attuerà il divieto di vendita di auto con motori endotermici  diesel e a benzina, compresi gli ibridi a doppio motore termico ed elettrico, entro il 2040.   In Francia il nuovo ministro dell’ambiente Nicholas Hulot ha dichiarato a inizio luglio di voler mettere al bando le auto a benzina e quelle diesel entro la stessa data. Già un anno fa la Norvegia aveva preso lo stesso impegno addirittura per il 2025, seguita dall’Olanda. Anche il ministro dei trasporti indiano ha dichiarato, un po’ coraggiosamente, che dal 2030 le elettriche entreranno nel mercato indiano della mobilità. 

I programmi di abbandono dei derivati del petrolio e di altri fossili nella mobilità sono accompagnati da altre misure e obiettivi di contorno: parco adeguato di centraline di ricarica, batterie più efficienti, sgravi fiscali, sovvenzioni statali, un po’ di piste ciclabili, nuove aree pedonalizzate, pedaggio di accesso ai centri urbani.Obiettivo di queste misure, collegate agli impegni più o meno stringenti di Cop 21, è quello di limitare le emissioni, ridurre gli inquinanti, frenare la crisi climatica. Niente di nuovo per la verità. Il tema è all’ordine del giorno da 20 anni. ....Continua ...

CAMBIAMENTO CLIMATICO: PERCHE' TUTTO PUO' COLLASSARE
CAMBIAMENTO CLIMATICO: PERCHE' TUTTO PUO' COLLASSARE

di Max Strata

La chimica-fisica dell’atmosfera funziona come un sistema complesso e diversamente non potrebbe essere all’interno delle altrettanto complesse dinamiche che determinano il comportamento delle componenti fondamentali della vita su questo pianeta.
L’aumento della temperatura, dovuto al riscaldamento prodotto dai gas serra rilasciati dalle attività umane, in questo periodo storico ha effetti che si manifestano soprattutto alle alte latitudini e che nell’emisfero nord si esprimono provocando il disgelo dei ghiaccio marino e del suolo ghiacciato (il permafrost). Per quanto riguarda il permafrost, l’aumento della temperatura è in grado di mobilizzare gli idrati di metano (1) che vi sono contenuti .
La particolare struttura chimica di questi composti permette di immagazzinare notevoli quantità di idrocarburi e si stima che un metro cubo di idrato produca circa 160 metri cubi di metano. La liberazione di questo gas è dovuta principalmente a due fattori: quello termogenico, ovvero quando il gas si origina in seguito all’alterazione termica della materia organica contenuta nelle rocce madri, oppure quello biogenico, quando il gas viene prodotto dalla decomposizione della stessa materia grazie attività di alcune specie di batteri ed è questo secondo caso quello che ci interessa più direttamente. Ma gli idrati sono imprigionati anche sotto la superificie sottomarina (in particolare della piattaforma continentale) ed è stato calcolato che abbiano una consistenza di circa 1.400 miliardi di tonnellate (Gt) di carbonio equivalente.
Il metano (CH4) è un gas estremamente attivo e una sua molecola intrappola tanto calore quanto 21 molecole di CO2. Già nelle condizioni attuali, l’enorme quantità immagazzinata potrebbe a breve rilasciare fino a 50 Gt di questo gas, un quantità tale da incrementare il contenuto di metano nell’atmosfera di un fattore dodici.
Consideriamo che gli effetti climatici di questo rilascio potenziale possono essere significativi per un periodo di tempo che va da mille a centomila anni, tanto che si ipotizza (seppure per altre cause) che l’estinzione di massa del Permiano (2), nel corso della quale scomparirono oltre il 90% delle specie marine e il 70% dei vertebrati terrestri, possa essere stata effettivamente causata da un evento di questo tipo. Continua...

IL PUNTO DI NON RITORNO DELLA CIVILTA'
IL PUNTO DI NON RITORNO DELLA CIVILTA'

di Lester Brown

Negli ultimi anni vi è stata una crescente attenzione rispetto al raggiungimento di soglie e punti di rottura nei sistemi naturali. Ad esempio, gli scienziati si preoccupano di quando la riduzione della popolazione di una specie in via di estinzione arriverà a un punto tale da renderne impossibile il ripristino. I biologi marini temono il momento nel quale la pratica della pesca senza regole innescherà il collasso di una riserva ittica. Sappiamo che ci sono stati punti di rottura nelle società precedenti alla nostra, oltre i quali sono state sopraffatte dalle forze che le minacciavano. È stato ad esempio il caso dell’accumulo di sali minerali nei canali di irrigazione che ha sopraffatto i Sumeri. I Maya invece sono giunti a un punto in cui l’effetto del taglio di troppi alberi e la relativa perdita degli strati superficiali di terreno, è stato semplicemente al di sopra della loro possibilità di gestire la situazione. Non è sempre facile prevedere il momento in cui ci si trova di fronte al punto di rottura che porta al declino e al collasso delle società sopraffatte da uno o da più problemi contemporanei. In generale, i paesi economicamente più avanzati sono in grado di affrontare le nuove minacce in modo più efficace dei paesi in via di sviluppo. ,Continua...
REFERENDUM EUROPEO ANTINUCLEARE
REFERENDUM EUROPEO  ANTINUCLEARE

di Beppe Grillo

La Merkel ha dichiarato che "Più presto la Germania uscirà dal nucleare meglio sarà". La Germania ha 17 reattori che saranno spenti con un anticipo di nove anni, nel 2026 e non più nel 2035 come previsto prima di Fukushima. Nei prossimi tre mesi tutte le centrali tedesche saranno controllate con uno "stress test" e sette reattori saranno spenti per manutenzione e uno definitivamente., altri cinque saranno disattivati in maggio per controlli. Se la matematica non è un'opinione, come vorrebbero i nuclearisti (a proposito qualcuno sta ancora blaterando sul nucleare sicuro di "nuovissima" generazione?), la Germania entro l'estate, una potenza economica mondiale, disporrà solo di 4 reattori (17 - 8 - 5 = 4). Come potrà sopravvivere? Con lo sviluppo delle energie rinnovabili che valgono già oggi il 17% dell'elettricità prodotta (il nucleare è al 22%). ...Continua...
INTERVISTA A PECORA NERA
INTERVISTA A PECORA NERA
C’è chi ama la natura, fare di tanto in tanto due passi nei boschi, andare per funghi, fare passeggiate tra gli alberi la domenica, ma solo per staccare e poi riprendere dal lunedì una vita d’ufficio. Ma c’è anche chi ha deciso, nella natura, di viverci 24 ore su 24. E di coltivare la terra per il proprio sostentamento. È Devis Bonanni, l’autore di Pecoranera, libro edito da Marsilio.“Quel che oggi riteniamo essere indispensabile una generazione fa non aveva neppure un nome”: partendo da questa constatazione, Devis, spinto da un’indole anarchica ma soprattutto dalla voglia di abitare i luoghi cui appartiene il suo cuore, smette i panni dell’impiegato e veste quelli di contadino, raggiungendo progressivamente l’autosostentamento alimentare, fino alla creazione di un concreto progetto, Pecora Nera, a metà tra l’ecovillaggio e l’azienda agricola. Portando avanti un progetto di vita “frugale ed ecosostenibile”, a contatto con la natura. Continua...
IN CHE COSA E' RADICALE LA SINISTRA RADICALE ?
IN CHE COSA E' RADICALE LA SINISTRA RADICALE ?

di Giovanni Chiambretto

Si leggono vari interventi, interni alla sinistra radicale o ai suoi lati, critici per il modo in cui è nata o prova a nascere la lista di sinistra radicale di Ingroia. Mi riferisco ad esempio ad Aldo Giannuli : Sinistra radicale: non c’è più niente da fare (almeno per questo giro); è un’amara ed implacabile analisi con numeri, alternative ed infine la conclusione evidente dal titolo. Sulle variegate sinistre coinvolte dall’operazione è duro e spietato anche il giudizio di Marino Badiale e Fabrizio Tringali (Thriller Ingroia e gli zombie arancioni ). Entrambi gli interventi convergono, da punti di vista molto diversi, sull’idea di lasciar perdere e saltare un giro. Altri più coinvolti combattono ancora per cambiare il segno della lista, uno fra tutti Guido Viale ( Cambiaresipuò non è un taxi ) e altri esponenti dell’appello originario di Alba. Anche noi la vediamo grigia ma avendo il pallino che gira verso un nuovo ecologismo come ultima carta rimasta per cambiare l’Italia, siamo meno turbati dall’ eventuale nuovo tonfo degli improvvisatori che agitano il mondo della sinistra senza pace, un po’ radicale, un po’ trasformista e soprattutto alla fine, inconcludente, che poi è il vero e unico dramma. Eppure nessuna delle critiche al “ progetto Ingroia” ci risulta convincente e soprattutto foriera di insegnamenti. Continua...

LOGICA DELLA NATURA E NECESSITA' DELLA DECRESCITA
LOGICA DELLA NATURA E NECESSITA' DELLA DECRESCITA di Gianni Tamino

Se si analizza il flusso di energia negli ecosistemi si può verificare che quasi tutta l’energia proviene dal sole, sotto forma di fotoni, che, raggiungendo le piante, attivano il processo di fotosintesi. Grazie a una serie complessa di reazioni, si formano in tal modo, a partire da acqua e anidride carbonica, molecole organiche come gli zuccheri, veri accumulatori di energia. E’ proprio l’energia contenuta nei legami chimici di queste molec ole a garantire tutte le attività che richiedono energia sia nelle piante che, attraverso la catena alimentare, negli animali e poi negli organismi decompositori. Le reazioni chimiche necessarie per le diverse attività biologiche sono molteplici e danno origine al complesso metabolismo di ogni essere vivente, ma, pur producendo un po’ di calore, non producono mai quelle temperature elevate, come nelle combustioni, che sarebbero incompatibili con le caratteristiche dei viventi.
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IL NOSTRO PAESAGGIO STUPRATO E IL PIL
IL NOSTRO PAESAGGIO STUPRATO E IL PIL

di Marcello Adriano Mazzola

E’ imbarazzante notare come le discussioni giuridiche sul paesaggio, avviate oltre 50 anni fa (tra i primi e autorevoli convegni sulla “Tutela del paesaggio”, Sanremo 8-10.12.61, con personalità sacre come Sandulli, Tesauro, Lucifredi) quando l’aggressione al territorio ebbe inizio, siano ancora oggi tristemente attuali.
Anzi ancor più desolanti ove si pensi che decenni di (apparente) maggiore civiltà giuridica, nulla hanno apportato alla conservazione e valorizzazione del bene del paesaggio. Anzi, all’opposto, si è radicata una vile, scellerata ed ignobile subcultura (c.d. consumo di suolo) tracciata da una speculazione economica e da una squallida sottocultura di governance del territorio, guidata da amministratori di ogni colore politico e età, accomunati solo da un’insaziabile appetito, oltre che di rara incompetenza e mediocrità. Il nostro paesaggio diviene la figura paradigmatica della decadenza di un paese intero. Continua...
DECRESCITA COME SOLUZIONE AI CAMBIAMENTI CLIMATICI
DECRESCITA COME SOLUZIONE AI CAMBIAMENTI CLIMATICI

di Luca Madiai e Gloria Germani

Forse non è del tutto chiaro che, se vogliamo quantomeno limitare l'aumento inesorabile delle temperature globali e tutti gli effetti negativi che ne conseguiranno, dobbiamo abbandonare prima possibile un modello economico-sociale basato sulla crescita.
La crescita dei pannelli fotovoltaici e delle auto elettriche, sebbene auspicabile in parte,  non  sarà sufficiente a invertire la rotta intrapresa. Non basterà usare di più la bicicletta, abbassare di qualche grado il termostato o rinunciare alla carne per qualche giorno.
Quello che occorre fare per tentare di limitare le conseguenze dannose del nostro incosciente sviluppo, è compiere un'autocritica profonda e cominciare a ricostruire una società fondata su un nuovo modo di pensare e vedere il mondo: non più centrata sull'ego individuale, ma su una forte consapevolezza di interconnessione e interdipendenza; non più sostenuta dalla competizione bensì dalla collaborazione; non più regolata dalle algide leggi di mercato a da condivisi principi etici; non più alimentata dalle brevi  gioiette  del consumismo, ma dalla riscoperta che armonia e felicità sorgono dalle relazioni;  non più una società improntata al modello maschilista, dove dominano il calcolo e l'aggressività, ma ai tratti femminili della cura, dall’ascolto e della sensibilità.
E tutto questo, in fin dei conti, non lo dobbiamo fare solo per risolvere la crisi climatica, poiché la crisi nella quale oggi siamo immersi  non riguarda solo il clima e l'ambiente,  ma è una crisi di una economia “inventata”( Latouche)   che   riguarda  l'economia e la società nel loro insieme (divario tra ricchi e poveri crescente, instabilità, disoccupazione, migrazioni) e in ultima analisi dell'uomo stesso (i suicidi e il malessere psichico è più sempre  più altro  nei paesi ricchi). Continua...
I VENTUNO PUNTI DELL’APPROCCIO DRAGON DREAMING
I VENTUNO PUNTI DELL’APPROCCIO DRAGON DREAMING

di John Croft

Per creare la nostra realtà noi abbiamo sempre cooperato, anche se spesso non siamo stati consapevoli di questo. L'umanità costituisce una forza direzionale di crescita nell'ambito delle forze dell'evoluzione, ma per adempiere completamente a questa potenzialità ha bisogno di trovare la sua strada fuori dell'attuale crisi globale. Nessun altro farà questo per noi. Per trovare una soluzione dobbiamo imparare a includere il “Tutto” nella nostra consapevolezza amorevole, e questa non è davvero una piccola cosa. La situazione attuale d'altra parte è un incentivo per la crescita interiore verso un livello più profondo di empatia e volontà di investire noi stessi e gli altri della capacità di lavorare per la vita stessa.
 
“Non puoi seguire questa traccia da solo ma solo tu puoi seguirla”, cantano gli Zapatisti del Messico. Come possiamo collegare integrità politica e intelligenza in direzioni dall'alto verso il basso con una cooperazione attiva nella creazione della realtà, proveniente da iniziative di crescita dal basso verso l'alto? Come possono iniziative dal basso autonomamente organizzate collaborare allargandosi continuamente per trasformare le nostre società? Come possono gli individui con le loro capacità rafforzare il potere delle organizzazioni e progettare di essere una parte di un tutto senza che una cosa comporti la perdita dell'altra?Continua...
GEORGESCU-ROEGEN PER LA DECRESCITA
GEORGESCU-ROEGEN PER LA DECRESCITA

di Luca Madiai

Tra i precursori della decrescita di Serge Latouche non poteva mancare Georgescu-Roegen, il padre della bioeconomia, un matematico rumeno che ha finito per occuparsi di economia e delle sue implicazioni sociali e ambientali. Sebbene i suoi ultimi scritti siano risalenti alla fine degli anni ottanta, le sue riflessioni sono, purtroppo direi, ancora all’avanguardia.
Sono numerosi gli spunti forniti dai lavori di Georgescu-Roegen, molti dei quali oggi si ritrovano tra i capisaldi del movimento per la decrescita. Nel suo programma bioeconomico minimale ha condensato gran parte di questi punti: uno tra tutti è quello che si riferisce al valore della sobrietà, unito alla consapevolezza dei limiti delle risorse e degli effetti negativi, sia a livello individuale che collettivo, del superamento di detti limiti.
«Dobbiamo curarci dalla passione morbosa per i congegni stravaganti», «dobbiamo liberarci anche della moda, quella “malattia della mente umana”. […] È veramente una malattia della mente gettar via una giacca o un mobile quando possono ancora servire al loro scopo specifico. Acquistare una macchina nuova ogni anno e arredare la casa ogni due è un crimine bioeconomico». Altri punti sono la durabilità e la riparabilità degli oggetti prodotti, quindi l’abolizione di quella che ormai oggi è tristemente conosciuta come obsolescenza programmata. «I beni devono essere resi più durevoli tramite una progettazione che consenta poi di ripararli».
La messa al bando degli armamenti che, oltre a essere un pericolo costante per il mantenimento della pace, rappresenta un ingente spreco di risorse, che invece potrebbero essere impiegate per «aiutare le nazioni in via di sviluppo ad arrivare il più velocemente possibile a un tenore di vita buono (non lussuoso)».
La riduzione dei consumi deve essere però accompagnata dalla riduzione della popolazione mondiale, «portandola a un livello in cui l’alimentazione possa essere adeguatamente fornita dalla sola agricoltura biologica», e nel contempo dall’incremento invece dell’efficienza di conversione energetica. Georgescu-Roegen individua, tra le fonti energetiche primarie, il sole come l’unica a poter realmente apportare un cambiamento migliorativo nell’approvvigionamento energetico e in tutte le questioni a esso connesse, non solamente di natura economica ed ecologica. «Solo una forma di energia accessibile arriva a noi in modo continuo e quasi a costo zero: l’energia solare» afferma Georgescu-Roegen evidenziando subito però il suo principale svantaggio, ovvero quello «di giungere a noi in una forma altamente diluita, come una pioggia estremamente fine», cioè con una bassa densità energetica. Tuttavia resta il fatto che «l’energia terrestre è molto scarsa rispetto all’energia solare, la quale è inoltre un bene libero».
Nel condensato del programma non manca di evidenziare il grande paradosso dell’attuale sistema economico, quello di correre sempre più forte, producendo e consumando sempre di più, senza alcun apparente scopo se non quello di aumentare ulteriormente i nostri ritmi, non prendendo in considerazione alcun limite. Continua...
LA LORO ECOLOGIA E LA NOSTRA
LA LORO ECOLOGIA E LA NOSTRA
II filosofo Andre Gorz, capace di guardare nel futuro, aveva previsto, in questo testo apparso nel 1974, il recupero dell’ecologia da parte dell’industria, dei gruppi finanziari – in una parola, da parte del capitalismo.
EVOCARE L’ECOLOGIA è come parlare del suffragio universale e del riposo domenicale: in un primo tempo, tutti i borghesi e tutti i partigiani dell’ordine costituito vi dicono che volete la loro rovina, il trionfo dell’anarchia e dell’oscurantismo. Poi, in un secondo tempo, quando la forza delle cose e la pressione popolare diventano insostenibili, vi sì accorda quel che si respingeva il giorno precedente e,  fondamentalmente, non cambia nulla.  -- Sono numerosi coloro che, fra gli industriali, si rifiutino di tener conto delle esigenze ecologiche. Ma queste hanno già cosi tanti sostenitori capitalisti che la loro accettazione da parte delle potenze economiche sta diventando una possibilità concreta. Allora tanto vale, sin da ora, non giocare a nascondino: la battaglia ecologista non è un fine in sé, ma una tappa. Essa può creare delle difficoltà al capitalismo e obbligarlo a cambiare; ma quando, dopo aver a lungo resistito con la forza e l’inganno, alla fine esso cederà poiché l’impasse ecologica sarà diventata ineluttabile, integrerà questa costrizione come ha integrato tutte le altre. Continua...
PERCHE' SONO ANDATO A VIVERE CAMPAGNA
PERCHE' SONO ANDATO A VIVERE CAMPAGNA

di Leo Hickman

Oggi il rapporto tra città e campagna è simbiotico. Nessuna delle due può vivere senza l’altra. Verso la fine del 2008 le Nazioni Unite hanno annunciato una svolta nella storia dell’umanità. Per la prima volta le persone che vivevano nelle aree urbane erano di più di quelle che abitavano nelle zone rurali. Metà dei 6,7 miliardi di abitanti del mondo ora si sveglia al suono dei clacson invece che al canto del gallo. Stiamo per completare il nostro lungo viaggio dalla condizione di cacciatori e agricoltori a quella di cittadini moderni. Da molti punti di vista è sensato vivere e lavorare tutti insieme in una città, grande o piccola che sia. Nei secoli scorsi abbiamo creato fiorenti comunità – Roma, Londra, Parigi, New York – vicino ai luoghi più convenienti per i commerci e i trasporti, come i fiumi e gli estuari, e ben presto tutte sono diventate metropoli. In quest’ultimo secolo, a determinare la crescita delle città sono state strade e autostrade, perché l’automobile è diventata essenziale nella vita moderna. Anche gli aeroporti e le ferrovie sono stati fondamentali per lo sviluppo dei centri urbani.
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SPIRITO NATURALE
SPIRITO NATURALE

di Stefano Fusi

L’ecologia “profonda” è il filone dell’ecologia per il quale non bastano soluzioni tecniche e politiche per risolvere la crisi ambientale, ma occorre che l’umanità guardi alla vita in un modo radicalmente nuovo. Passando dal considerarsi, quali esseri umani, non un elemento “esterno” alla natura, ma parte stessa della natura. Per l’ecologia profonda, possiamo vivere bene se siamo in armonia con la natura. Quella “esterna”: elementi, pietre, piante, animali, ecosistemi; e quella “interna”: la nostra natura fisica ed emozionale – corpo, sentimenti, emozioni, le nostre qualità intrinseche di esseri viventi. Ritrovare l’armonia con la natura è un’arte. È una capacità insita in ciascuno di noi. Noi siamo natura. Ritrovare la semplicità della natura è un “lavoro” all’incontrario: togliere, eliminare il superfluo, badare all’essenziale, accettare quello che c’è e trasformarlo in coscienza. È un grande lavoro di ricerca spirituale. Da fare nello stupore e nella gratitudine verso il Grande Mistero, il nome con cui i nativi americani Lakota chiamano lo Spirito. Le pratiche di ecologia profonda sono esperienze di conoscenza, e strumenti per aiutarci a sentire che siamo parti coscienti della natura vivente. Continua...
ECOSISTEMA E CIVILTA'
ECOSISTEMA E CIVILTA'

di Edward Goldsmith

Le società vernacolari, organizzate in famiglie e comunità e la società moderna, atomizzata, proiettano sul mondo uno sguardo molto divergente. L'ecologia completa e l'ecologia riduzionista riflettono queste due visioni del mondo assolutamente contraddittorie. Un ecosistema in fase pionieristica, cioè ai primissimi stadi del suo sviluppo, dopo aver subito una discontinuità naturale (eruzione vulcanica, terremoto ecc...) o prodotta dall'economia umana (sviluppo industriale, disboscamento, costruzione di una grande diga...) presenta un insieme di tratti strettamente legati. In un certo senso è il meno vitale degli ecosistemi, quello in cui i caratteri distintivi della vita appaiono meno evidenti, per la semplice ragione che non hanno avuto il tempo di manifestarsi. Fra le altre cose, un ecosistema pioniere si dimostra molto produttivo, il che è apprezzabile per la società moderna produttivista, che ne può prelevare la biomassa, apparentemente in eccesso, trasformarla e metterla in vendita sul mercato internazionale. Continua...
IL MANUALE PRATICO DELLA TRANSIZIONE
IL MANUALE PRATICO DELLA TRANSIZIONE

di Dario Tamburrano

ll Manuale Pratico della Transizione, scritto da Rob Hopkins, è una vera e propria cassetta degli attrezzi per permettere a chiunque di cambiare la propria città, rendendola via via indipendente dal petrolio e dalle altre fonti fossili. Un manuale per sopravvivere al picco del petrolio, per vivere più felici e per far avviare definitivamente anche in Italia il processo delle Transition Town. La copertina del Manuale Pratico della Transizione di Rob HopkinsFinalmente, dopo tanto attendere, è arrivato anche in italiano il “Manuale Pratico della Transizione”, il testo scritto da Rob Hopkins, fondatore del movimento delle Transition Town, una rete di comunità locali che si pone l'obiettivo di realizzare in maniera morbida ed in forma proattiva le grandi sfide che il picco del petrolio ed i cambiamenti climatici impongono alla nostra generazione: il passaggio dall'era dei combustibili fossili alla civiltà post-petrolifera a ridotte emissioni di gas serra. Continua...
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