Il silenzio è l'eloquenza della sapienza
Samael Aun Weor
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VIVERE INSIEME
INTRODUZIONE ALLE CULTURE COMUNITARIE
VIVERE INSIEME
REPORTAGE DA AUROVILLE
<b>REPORTAGE DA AUROVILLE </b>




La Comunità di Adventure di Auroville

Adventure è una Comunità intenzionale, nel senso che raggruppa un numero di persone che hanno deciso di condividere uno spazio e un tempo sia fisico che spirituale.
È situata nella cosiddetta Green Belt di Auroville, la cintura verde dedicata al rimboschimento, all'agricoltura, al verde.  Nonostante ciò è molto vicina al centro della township Auroville, al Matrimandir, al Visitors' Center, alla Solar Kitchen, inoltre contigua al villaggio Tamil di Edyanchavadi e attigua alla Udavi School, la prima scuola di Auroville (in senso temporale).
Fisicamente viviamo in alloggi chiamati "capsule", abitazioni tradizionali di questa zona, fatte di legno con il tetto di foglie di palma o cocco, aperte ai quattro lati con portelloni triangolari, in qualche caso
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IL DONO DEL VECCHIO RABBINO
IL DONO DEL VECCHIO RABBINO
Il “Dono del vecchio rabbino” racconta la storia di un monastero in decadenza nel quale vivevano quattro anziani monaci e l’abate i quali erano molto preoccupati per la fine del loro ordine monastico.
Nei boschi intorno al monastero si trovava una capanna usata ogni tanto come eremitaggio da un rabbino.
Dopo anni di preghiere, contemplazioni e meditazioni, il gruppo dei monaci aveva sviluppato una certa sensibilità e percepivano la presenza del rabbino quando era presente nella capanna-eremo.
L’abate, afflitto e addolorato per la situazione difficile del suo monastero decide di chiedere consiglio al rabbino.
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ESPERIMENTI GIAPPONESI PER NUOVE GENERAZIONI
ESPERIMENTI GIAPPONESI PER NUOVE GENERAZIONI di Lex Veelo

La conferenza internazionale sugli ecovillaggi è stata una meravigliosa opportunità per conoscere realtà in Giappone che intendono attuare progetti per la creazione di ecovillaggi. Ci era stato detto che la gente in Giappone un tempo aveva un forte senso della comunità nei loro migliaia di villaggi rurali e nei quartieri cittadini. Avevano anche un antico e sacro, senso di comunione con la natura, in particolare con gli alberi e con le foreste. Il Giappone infatti è ancora oggi riuscito a conservare il 66% della loro nazione insulare con la foresta, che rappresenta una cifra impressionante se si considera che la forte pressione di cancellare le foreste per ottenere aree coltivabili sempre maggiori ed alimentare la popolazione in aumento.
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Come vivere insieme


Trovati 18 articoli
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COHOUSING NUMERO ZERO
COHOUSING NUMERO ZERO di Anais Ginori

Allora, ci siamo. Dopo mesi di trattative pare che l’incastro sia stato finalmente trovato. Paolo e Alessandra prenderanno gli appartamenti al pianoterra insieme a Bruna. Ludovica ed Elena staranno invece al primo piano, Chiara e Matteo su nella mansarda, dalla quale si vede il mercato di Porta Palazzo e il padiglione di vetro disegnato da Fuksas. Le riunioni sono state estenuanti, ma il gruppo ha tenuto, e alla fine l’assegnazione delle case è diventata quasi un gioco. Ad incastro, naturalmente. Nome in codice “Tetris”: come trovare la formula di coabitazione perfetta tra due famiglie, tre ragazze single e una madre con due figli. Un piccolo condominio solidale, anzi il primo esempio di cohousing metropolitano in Italia, il concetto delle comuni anni Settanta rivisitato ai tempi della crisi e della società post-ideologica. L’appuntamento è in via Cottolengo 4. «L’indirizzo giusto per chi sogna di sovvertire un modo di convivere fatto di isolamento e diffidenza» scherza Paolo Sanna, progettista trentenne di origini sarde. Nella borsa a tracolla ha tutte le planimetrie presentate in agosto al Comune dalla cooperativa Numero Zero.
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PSICOLOGIA DEL SENSO DI COMUNITA'
PSICOLOGIA DEL SENSO DI COMUNITA' di Maria Teresa Fenoglio, psicologa

Comunità e società Proviamo ad osservare il seguente schema, esso prende in considerazione due modalità emblematiche dello "stare insieme" degli individui e dei gruppi sociali: lo stare insieme come "società" e come "comunità". Il modo di stare come "comunità" fa leva su un’identità collettiva specifica, sulla condivisione di norme e valori, sulla sfera della muta solidarietà. Il modo di stare insieme come "società" fa leva invece sull'autonomia dell'individuo, sullo spazio di autonomia del singolo, sulla libertà di emanciparsi dal gruppo. Entrambi posseggono tuttavia un lato per così dire "negativo": la comunità il legame soffocante, il controllo sociale distruttivo; la società, le relazioni artificiali, la sottomissione alle leggi del mercato. Come lo schema suggerisce, la forma di convivenza ideale coniuga gli elementi vitali della "comunità" con quelli della "società", creando una dialettica continua tra le due posizioni. La situazione ideale sarebbe dunque quella di un consesso umano in cui si integrano gli elementi di riconoscimento, accoglienza, protezione della "comunità" con quelli della valorizzazione delle diversità, della iniziativa individuale, del diritto alla scelta di rimanere o allontanarsi.
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LE CITTA' SI TRASFORMANO IN ECO-COMUNITA'
LE CITTA' SI TRASFORMANO IN ECO-COMUNITA' Uno pianificazione possibile è solo una pianificazione strategica che punti allo sviluppo sostenibile. Questo tipo di pianificazione può offrire alle comunità gli strumenti per soddisfare i propri bisogni e quelli delle generazioni a venire, compiendo un percorso verso il vero significato di “bene comune”. In questo processo si inscrivono anche e soprattutto i Comuni, che possono farsi da traino verso il cambiamento. Per questo si sente sempre più spesso parlare di eco città, transition town, di incentivi al cohousing. In Italia il fenomeno inizia a prendere piede recentemente, seguendo l’esempio europeo indubbiamente ben più radicato. Una città su tutte, esemplare e virtuosa, è Friburgo, con il suo eco quartiere Vauban, dove la sostenibilità è diventata un principio chiave, per la vita e per il lavoro, e dove il concetto di comunità viene messo in pratica attraverso spazi sociali che possano essere fruibili per tutte le fasce degli abitanti, dai bambini agli anziani. Le stesse decisioni di sviluppo del territorio vengono assunti dagli insieme dei cittadini attraverso un Forum che li rappresenta nel Consiglio Comunale e garantisce mutua assistenza.
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LE RELAZIONI IN COMUNITA'
LE RELAZIONI IN COMUNITA' di Jan Martin Bang

Quando gli individui si uniscono per lavorare insieme in un progetto, i rapporti che si sviluppano tra di essi possono essere di tipo diverso. In alcuni casi si parla di chimica interpersonale, in altri si deplora il fatto che il gruppo semplicemente non funzioni oppure ci si congratula con se stessi per il successo della relazione. Chimica interpersonale: potrebbe valere la pena approfondire questo concetto. Quando on esiste alcun sentimento per l’altro, una mancanza assoluta di interesse, si parla di apatia, una situazione che ci si augura si verifichi il meno possibile. Dopotutto vivere in comunità implica o richiede un vero interesse per l’altro. Più probabilmente ciò che si sviluppa è un sentimento di simpatia o di antipatia. Se un rapporto comincia in modo anti-patetico, l’avvio è in tono negativo, la collaborazione risulta difficile e i conflitti si addensano all’orizzonte. Per uscirne, ci rivolgeremo probabilmente a un esperto se il nostro scopo è intenderci con gli altri nella realizzazione dei diversi compiti.
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RICEVERE IL DONO DELL'ALTRO
RICEVERE IL DONO DELL'ALTRO di Luciano Manicardi

Cosa significa comunità, communitas? L’etimologia della parola communitas contiene in sé il termine munus. Munus ha due significati: da un lato è il dovere, l’obbligo, il compito, dall’altro è il dono che si deve fare, non quello che si riceve. Munus è il dono che si dà, è il dono da dare, è l’evento di una donazione. Coloro che cercano di fare una vita comune vivono l’obbligo del dono, la legge del dono che non significa tanto donare qualcosa quanto arrivare a uscire da sé per donare se stessi. [...] La comunità è l’insieme delle persone unite non tanto da un possesso, da un di più, da una proprietà ma da un di meno, da questo debito. Sono coloro che riconoscono il debito della carità e dell’amore verso l’altro. Questo dovrebbe caratterizzare la vita comune sotto il segno della gratuità e dell’azione di grazie. Io credo che una delle cose più belle che ho imparato a vivere nella mia comunità è rendere grazie per la comunità che posso vivere, per la comunione sempre limitata, per la carità spesso contraddetta, rendere grazie per le persone con cui vivo, entrare in un’ottica di gratuità e di rendimento di grazie.
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LO STRUMENTO DEL CERCHIO
LO STRUMENTO DEL CERCHIO Lo strumento del cerchio di condivisione o del consenso è un momento sacro: all’interno di questo ci si sente partecipi di qualcosa di più grande, che tiene stretta la comunità. Per questo motivo è necessario ogni componente della comunità partecipi. L’andamento del cerchio è sempre dettato dalla vita concreta che in quel momento attraversa il gruppo, manifesta l’energia che governa il luogo e potenzia le relazioni tra gli individui. Accettando ogni sfumatura come parte del disegno generale apprendiamo la vera sfida della pazienza, sia per i tempi della condivisione, che si fanno molto lunghi, lasciando ad ogni anima l’opportunità di esprimersi e sia per lo sforzo continuo di comprensione reciproca che ci impegniamo a fare. Il cerchio è come un campo in cui cresce rigoglioso ogni genere di pianta, seminando l’ascolto verso la parte più profonda di noi e l’ascolto degli altri sperimentiamo la fiducia, ci liberiamo dei condizionamenti e delle maschere, ritrovando noi stessi e il nostro equilibrio che ci permette davvero di sintonizzarci con gli altri. È uno spazio interiore quello che si vive durante una condivisone, è nostro personalmente e intensamente e ci sentiamo accolti quando scopriamo che ciò di cui facciamo esperienza dentro di noi lo possiamo condividere con gli altri.
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IL SASSO PER LA MINESTRA
IL SASSO PER LA MINESTRA In un villaggio una donna ebbe la sorpresa di trovare sulla soglia di casa uno straniero piuttosto ben vestito che le chiese qualcosa da mangiare. -Mi dispiace - ella rispose, - Al momento non ho in casa niente-
 -Non si preoccupi-, replicò lo sconosciuto amabilmente. - Ho nella bisaccia un sasso per minestra: se mi darete il permesso di metterlo in una pentola di acqua bollente, preparerò la zuppa più deliziosa del mondo. Mi occorre una pentola molto grande, per favore -. La donna era incuriosita. Mise la pentola sul fuoco e andò a confidare il segreto del sasso per la minestra a una vicina di casa. Quando l’acqua cominciò a bollire, c’erano tutti i vicini, accorsi a vedere lo straniero e il sasso. Egli depose il sasso nell’acqua, poi ne assaggiò un cucchiaino ed esclamò con aria beata:  - Ah, che delizia! Mancano solo le patate -. -Io ho delle patate in cucina -, esclamò un donna. Pochi minuti dopo era di ritorno con una grande quantità di patate tagliate a fette, che furono gettate nel pentolone.
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IL DONO NELLA RETE
IL DONO NELLA RETE

di Antonio Maccioni

C’è un volume che da pochi giorni occupa gli scaffali delle nostre librerie, merita davvero di essere letto con attenzione. L’evoluzione della rete sollecita la riflessione di economisti, filosofi, antropologi, sociologi, psicologi, e il lavoro fatto da Marco Aime e Anna Cossetta è nato in questo tempo e lo vive appieno. Il dono al tempo di Internet (Einaudi, 2010) ha il merito – certamente indubbio – di aver posto l’accento della riflessione sul dono tradizionale altrimenti riferibile in questo caso alla condivisione e alla costruzione ed edificazione partecipata. In 120 pagine il lavoro di Aime e Cossetta solleva questioni enormi, ma lo fa senza dubbio in modo stimolante e con intento propositivo. Fatta questa premessa andiamo al dunque: sarà difficile ripercorrere queste pagine in poche battute e ci si dovrà dilungare. La tesi sostenuta dagli autori – ripresa in questi termini anche in ultima battuta – è che una delle caratteristiche principali della Rete sia quella di dare vita a comunità immaginate, che non sempre necessitano di relazioni tra gli individui. Parole chiave nell’analisi di Aime e Cossetta sono infatti: comunità, relazione; ma soprattutto: condivisione, dono.
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COME IL COHOUSING PUO' CAMBIARE LE METROPOLI
COME IL COHOUSING PUO' CAMBIARE LE METROPOLI di Giacomo Biraghi, Urban Consultant

Le città hanno sempre giocato il ruolo di luoghi taumaturgici, riuscendo ad attirare e a far trasferire tra le proprie mura gli ospiti più inaspettati: placidi filosofi delle isole greche (nell’Atene classica), rozzi mercanti dei più lontani porti asiatici (la Roma imperiale), semplici contadini convertiti in zelanti operai (nella Londra vittoriana), disperati migranti in fuga dai loro paesi (in ogni grande metropoli europea del dopoguerra). Tutto questo grazie a un cocktail magico di opportunità, dinamismo, densità di scambi e garanzia di protezione; lo spazio urbano, proprio perché territorio sottratto dall’intelligenza dell’uomo alla precarietà ed imprevedibilità della natura, diveniva uno spazio garantito e rassicurante, perfetto per coltivare al meglio i propri desideri e le proprie aspirazioni sociali ed individuali. Le città contemporanee sono diventate invece territori ibridi, metropoli effimere e liquide nelle quali il temporaneo, la soggettività, la molteplicità e il frammento prevalgono sulla progettualità e sull’illusione di chi ancora pensa di poterle plasmare secondo un disegno prestabilito, univoco e perfetto.
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IL COHOUSING
IL COHOUSING Il concetto della COMUNITÀ COHOUSING unisce insieme i vantaggi tradizionali dell'essere padrone della propria casa con quelli di avere in co-proprietà certi altri servizi e dell'avere rapporti stretti con i vicini di casa.
Questi quartieri o borghi cooperativi - sia quelli specificamente per gli anziani che quelli di età mista - sono una delle soluzioni più interessanti per le sfide sociali e ambientali di oggi. Il concetto è nato negli anni settanta in Danimarca con le prime COHOUSES o bofœllesskaber: oggi si trovano oltre 600 comunità di COHOUSES in Danimarca, 100 negli Stati Uniti e dozzine nel resto dell'Europa, Regno Unito, Olanda, Svezia e Germania inclusi. In Danimarca si avvia perfino la costruzione di interi quartieri della città seguendo il modello COHOUSING - un vero revival del borgo tradizionale.
Il COHOSUING è un stile di abitazione collaborativo che cerca di superare l'emarginazione contemporanea dell'individuo nel quartiere, in cui nessun conosce bene il suo vicino e dove non si trova nessun senso di comunità.
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LA COMUNICAZIONE ECOLOGICA NELLA COMUNITA'
LA COMUNICAZIONE ECOLOGICA NELLA COMUNITA' del Prof. Jerome Liss e del Dr. Pino De Sario, Psicologo

Gli autori sono stati invitati da diverse comunità ed eco-cooperative per disfare nodi di comunicazione. “Talvolta il dialogo diventa impossibile!” “Nessuno ascolta!” Che cosa succede? Ci sono numerose possibili “trappole della comunicazione”: Dogmatismo, monopolizzazione, pettegolezzi, denigrazione, rigidità, sarcasmo, vaghezza ed inconclusività. Un'altra via velenosa è il sabotaggio del silenzio. Dietro molti problemi c’è lo schieramento fra “un ideale utopista” ed “un realismo con troppi compromessi.” Sembra paradossale che quelli che cercano “un'alternativa” possono ritrovarsi intrappolati in conflitti più accaniti di chi lavora per la Xerox o per la BNL. Ma forse non è paradossale. L’impegno di creare “un nuovo stile di vita” e superare “il conformismo dettato dai mass media” viene da una passione coraggiosa, ma l’intolleranza può aumentare. “Noi abbiamo preso la strada giusta! Loro si sbagliano!” Ed ogni presa di posizione si schiera contro l’altra. Rabbia. Rancore. Amarezza. “Siamo traditi!” Il progetto vacilla, trema, si blocca, forse termina.
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IL METODO DEL CONSENSO
IL  METODO DEL CONSENSO Il metodo del consenso è una forma per prendere decisioni di modo che esse siano cooperative e non coercitive. Sebbene sia in sé piuttosto semplice, di solito richiede qualche sforzo per essere capito e praticato, e un po’ di esperienza per funzionare bene. In breve: un gruppo di persone si riunisce, solleva una questione, la discute, ipotizza varie soluzioni e sceglie quella che soddisfa l’intero gruppo. Il consenso non è unanimità: la decisione finale, di solito, non coincide con la prima preferenza di ciascun individuo del gruppo, e ci saranno persone a cui il risultato finale non piacerà parzialmente o del tutto, ma sarà una decisione a cui tutti avranno acconsentito e a cui ciascuno sarà disposto, a livelli diversi, a cooperare. Se non c’è l’onesta volontà di venirsi incontro, metodo del consenso non funziona. Non funziona quando vi sono individui che vogliono mantenere posizioni di potere, che non possono o non vogliono cooperare. Il metodo del consenso è un processo che permette a ciascun individuo del gruppo di partecipare e di lavorare e prendere decisioni insieme agli altri, in maniera nonviolenta: un risultato di vera democrazia, che di solito attrae molto la gente che ha sofferto a causa di dominio od oppressione.  Il consenso dà alla gente il potere di prendere decisioni, e allo stesso tempo richiede a ciascuno di assumere responsabilità per tali decisioni.
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I FIGLI DEGLI UOMINI
I FIGLI DEGLI UOMINI di Maurizio Di Gregorio

La colonnina del termometro segna sopra i 20 gradi a Gennaio 2007. Ad un autunno già caldo e senza piogge sta seguendo un inverno praticamente inesistente, nei campi il grano cresce e sulle piante anche i germogli, si parla di una primavera anzitempo.Ora una spruzzata di inverno ma sembra già passato. Chi si ricorda di qualcosa di simile? Primavera Silenziosa è un bellissimo libro di Rachel Carson che lo scrisse nel 1962 e che fu tra i testi da cui prese avvio il movimento ambientalista. Il messaggio del libro era: se continuiamo ad avvelenare la Terra, verrà un giorno in cui non ci saranno più uccelli ad annunciare la primavera. Immagine estiva italiana 2006: su una spiaggia una coppia di mezza età passeggia con un bimbo di circa 5 anni. I suoi genitori hanno una espressione affaticata e i capelli imbiancati che fanno da contrasto all’energia incontenibile del bambino. Non si vedono altre famiglie, in alto sul cielo volano dei gabbiani.
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DAL SUNSPLASH AL RAINBOW GATHERING
DAL SUNSPLASH AL RAINBOW GATHERING

di Jonas Di Gregorio

Oggi, mentre constatavo la grande quantità di rifiuti prodotti al Sunsplash, a un tratto ho iniziato a riflettere sul Rainbow. Tante volte ho provato a descriverlo, a me stesso e agli altri, in modo almeno in parte esauriente. Ogni volta finivo per ridurlo alle attività che vengono svolte quando si sta lì, a come si passa il tempo. In questo modo, al fine di semplificarela spiegazione, finivo quasi sempre per banalizzarlo. 
A volte, non raccontando l'atmosfera e la cordialità tra le persone e non spiegando le motivazioni e lo spirito che stanno dietro tutta una serie di abitudini e comportamenti, questi sono stati fraintesi se non addirittura criticati. Continua...

SCHIZZI DI WOODSTOCK
SCHIZZI DI WOODSTOCK di Jimi Hendrix- 1968

500.000 aureole
hanno brillato nel fango e la storia
Ci siamo lavati ed abbiamo bevuto
le lacrime di Gioia di Dio
E per una volta e per tutti
la verità non é stata un mistero
L'amore ha chiamato tutti....la musica é magica
Così siamo andati sopra e oltre i muri della negatività
Mano nella mano, come abbiamo vissuto
e reso reali i sogni degli uomini di pace
Siamo venuti insieme ... e abbiamo danzato
con le Perle del Tempo di Pioggia,
cavalcando le onde della musica
e dello spazio... la musica é magica
Magica é la vita ...
Amore come mai amato prima ...
Armonia per il figlio e la figlia ...
per l'uomo e la moglie ...

ELOGIO AL SILENZIO
<b>ELOGIO AL SILENZIO</b> Antonella Lucato

Il silenzio, la lingua comune ed eterna dell'universo è la più adatta a comunicare i sentimenti più profondi che si esprimono attraverso il silenzio.
Posso affermare che l'incontro con il silenzio mi ha cambiato la vita e trasformato profondamente il mio modo di comunicare. E' nel silenzio che ho imparato ad ascoltare, a comprendere, a leggere oltre le parole. Dopo gli anni della comunicazione verbale e quelli della comunicazione non- verbale, oggi di silenzio ne ho bisogno, è mio compagno, è il piacere di stare con me stessa, il luogo dove il mio spirito trova ristoro, dove recupero le energie e mi ritempro, è un amico fidato al quale faccio ricorso ogni volta che una svolta, una scelta, una prova o una nuova sfida attraversano la mia vita sicura che nel raccoglimento e nel silenzio troverò le risposte, la giusta via, l'armonia, le parole per comunicare ciò che sento e penso.
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L'ARTE DI TACERE
 L'ARTE DI TACERE Tacere è un'arte
Parla solo quando devi dire qualcosa che vale più del silenzio.
Esiste un momento per tacere, così come ne esiste uno per parlare.
Il momento di tacere deve venire sempre prima.
Quando si sarà imparato a mantenere il silenzio, si potrà parlare
rettamente.
Tacere quando si è obbligati a parlare è segno di debolezza,
ma parlare quando si dovrebbe tacere indica
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IL DONO DEL VECCHIO RABBINO
IL DONO DEL VECCHIO RABBINO
Il “Dono del vecchio rabbino” racconta la storia di un monastero in decadenza nel quale vivevano quattro anziani monaci e l’abate i quali erano molto preoccupati per la fine del loro ordine monastico.
Nei boschi intorno al monastero si trovava una capanna usata ogni tanto come eremitaggio da un rabbino.
Dopo anni di preghiere, contemplazioni e meditazioni, il gruppo dei monaci aveva sviluppato una certa sensibilità e percepivano la presenza del rabbino quando era presente nella capanna-eremo.
L’abate, afflitto e addolorato per la situazione difficile del suo monastero decide di chiedere consiglio al rabbino.
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