nel tempo dell'inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario

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I SENTIERI DELL' ESSERE
Le mille Vie della Spiritualità
I SENTIERI DELL' ESSERE
LA PRATICA DA SEGUIRE
Un monaco chiese a Dong-Shan:
C'è una pratica che le persone debbano seguire?
Dong Shan rispose:
quando diventi una vera persona c'è una tale pratica.
Sai essere freccia, arco, bersaglio?
<b>Sai essere freccia, arco, bersaglio?

Sai essere freccia, arco, bersaglio?
Conosci la sequenza delle costellazioni?
La fusione dell'idrogeno in elio?
Sai misurare la tua integrità?
Se rispondi
Avrai l'immortalità.

Laura Scottini

MEDITAZIONE TAOISTA
<b>MEDITAZIONE TAOISTA </b>





 

Chiudi gli occhi e vedrai con chiarezza.
Smetti di ascoltare e sentirai la verità.
Resta in silenzio e il tuo cuore potrà cantare.
Non cercare il contatto e troverai l'unione.
Sii quieto e ti muoverai sull'onda dello spirito.
Sii delicato e non avrai bisogno di forza.
Sii paziente e compirai ogni cosa.
Sii umile e manterrai la tua integrità.

 

IL VUOTO CHE DANZA
IL VUOTO CHE DANZA










di H.W.L. Poonja


Rimani ciò che sei ovunque tu sei.
Se fai così, saprai immediatamente
di essere Quello che hai cercato
per milioni di anni.

Non c'è ricerca,
perchè si cerca solo qualcosa che si è perso.
ma quando niente è andato perduto
non ha senso
cercare qualcosa.

Qui semplicemente Stai Quieto.
Non formare nemmeno un pensiero nella mente.
Allara saprai
Chi sei realmente.

per tre motici la ricerca e la pratica
sono follie fuorvianti
sono l'inganno della mente
per posporre la libertà.
Continua...

PAROLE SU DIO
PAROLE SU DIO

di Simone Weil

Non è dal modo in cui un uomo parla di Dio, ma dal modo in cui parla delle cose terrestri, che si può meglio discernere se la sua anima ha soggiornato nel fuoco dell’amore di Dio. … Così pure, la prova che un bambino sa fare una divisione non sta nel ripetere la regola; sta nel fatto che fa le divisioni.

Il bello è ciò che si desidera senza volerlo mangiare. Desideriamo che sia. Restare immobili e unirsi a quel che si desidera senza avvicinarsi. Ci si unisce a Dio così: non potendosene avvicinare. La distanza è l’anima del bello.

Nella prima leggenda del Graal è detto che il Graal, pietra miracolosa che in virtù dell’ostia consacrata sazia ogni fame, apparterrà a chi per primo dirà al custode della pietra, il re quasi paralizzato dalla più dolorosa ferita: “Qual è il tuo tormento?”. La pienezza dell’amore del prossimo sta semplicemente nell’essere capace di domandargli: “Qual è il tuo tormento?”, nel sapere che lo sventurato esiste, non come uno fra i tanti, non come esemplare della categoria sociale ben definita degli “sventurati”, ma in quanto uomo, in tutto simile a noi, che un giorno fu colpito e segnato dalla sventura con un marchio inconfondibile. Per questo è sufficiente, ma anche indispensabile, saper posare su di lui un certo sguardo. Continua...
I BAMBINI
DAGLI OCCHI DI SOLE

I BAMBINI<br> DAGLI OCCHI DI SOLE










Vidi i pionieri ardenti dell’Onnipotente
superando la soglia celeste che è volta alla vita
discendere in frotta i gradini d’ambra della nascita;
precursori d’una moltitudine divina,
essi lasciavano le rotte della stella del mattino
per l’esigua stanza della vita mortale.

Li vidi traversare il crepuscolo di un’era,
i figli dagli occhi di sole di un’alba meravigliosa,
i grandi creatori dall’ampia fronte di calma,
i distruttori possenti delle barriere del mondo
che lottano contro il destino nelle arene della Sua volontà,
operai nelle miniere degli dei,
messaggeri dell’Incomunicabile,
architetti dell’Immortalità.

Nella sfera umana caduta essi entravano,
i volti ancora soffusi della gloria dell’Immortale,
le voci ancora in comunione coi pensieri di Dio,
i corpi magnificati dalla luce dello spirito,
portando la parola magica, il fuoco mistico,
portando la coppa dionisiaca della gioia,
Continua...
IL SEGRETO DELLE STELLE CADENTI
IL SEGRETO DELLE STELLE CADENTI

di Maurizio Di Gregorio

Tutti cerchiamo qualcosa. Se lo cerchiamo nel mondo materiale pensiamo di trovarlo all’esterno di noi stessi. Se lo cerchiamo nel mondo spirituale siamo portati a credere di poterlo trovare all’interno di noi. Una massima dice: la risposta è dentro di te. Una battuta invece dice: la risposta è dentro di te, ma è sbagliata. Ambedue le affermazioni sono vere perché si riferiscono a due esseri diversi. Uno vero e l’altro falso. Come si fa a sapere quale é l’Io interiore che contiene tutte le risposte della vita? Dalla felicità. Nel primo caso si sa solo che si è felici, sia pure per un attimo, si è completamente, immensamente e interamente felici e più correttamente si dovrebbe chiamarla beatitudine. Nel secondo caso sappiamo solo, che a dispetto di ogni altra cosa, momentanea soddisfazione o eccitazione, non si è veramente felici. 
Aivanhov, definendo la natura umana, parla della coesistenza di una natura inferiore e di una natura superiore. All’interno di ognuno è una continua lotta tra due esseri (o stati di essere) in competizione che Aivanhov chiama Personalità e Individualità. “Persona “ è la maschera e in ogni incarnazione la maschera è diversa, “Individualità” è l’abitante della maschera, colui che non cambia, il vero Sé divino. La personalità è in parte ancora inesistente nel bambino ma già tracciata, si sviluppa con l’età come la trama di un tessuto e si consuma nella vecchiaia. Il risveglio dell’anima consiste nel riconoscimento del Sé interiore e nell’abbandono momentaneo della maschera della personalità. Ora anche se possiamo capire qualcosa del nostro essere maschera, né la mente, né il cuore né la volontà sono risolutivi.
E questo perché mente cuore e volontà sono una triade che esiste tanto nella natura delle Individualità quanto nella natura della Personalità.
“Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto” Quale è, in ogni dato momento, il cuore che chiede, la mente che cerca, la volontà che agisce? La strada dell’evoluzione spirituale, cioè della evoluzione dell’essere allo Spirito, è insidiosa perché ad ogni sviluppo della Individualità segue uno sviluppo della Personalità. Differentemente il discernimento è possibile solo dal punto di vista della Coscienza Superiore che è esattamente ciò che si illumina.
Fuori da questa esperienza si persiste sempre in un tipo di coscienza media, anche se ampliata o sofisticata, una coscienza media perché media in un equilibrio precario le necessità delle due nature....Continua...
I SETTE ASPETTI DELLA NUOVA COSCIENZA
I SETTE ASPETTI DELLA NUOVA COSCIENZA

di Ervin Laszlo

Il grande compito, la grande sfida del nostro tempo è cambiare se stessi.
Questo elenco delle principali caratteristiche della nuova visione, della nuova coscienza, è scritto per stimolare la trasformazione, perché è possibile acquisire una nuova consapevolezza, perché tutti possono evolvere, tante persone l'hanno già fatto ed è diventata una conditio sine qua non della nostra sopravvivenza sulla Terra.
La prima caratteristica è l'olismo, la visione olistica, per contrastare la visione frammentaria, disciplinaria, atomistica, che separa tutto: la mente dalla natura, l'uomo e la società dalla biosfera, e tutti i campi della realtà l'uno dall'altro. La visione olistica è proprio quella comprensione Continua...
I FIGLI DELLA LUCE
I FIGLI DELLA LUCE




 


I Figli della Luce si nutrono di Pace, Libertà, Amore, Giustizia, Grazia, Benevolenza, Comprensione, Compassione, Generosità, Bontà, Luce, Verità, Positività, trasmettendo tutto questo intorno a loro. Le creature che vengono in contatto con i Figli della Luce percepiscono la Positività dell’operato della “Luce Amore” e uno stato di benessere entra in loro. Non sono consapevoli della fonte di questa Positività, ma stanno volentieri in compagnia dei Figli Luce dispensatori d’Amore.
Continua...
UNA SPIRITUALITA' ECOLOGICA
UNA SPIRITUALITA' ECOLOGICA

di Matthew Fox

L’ecologia e la spiritualità sono le due facce della stessa medaglia. La religione deve lasciar andare i dogmi in modo da poter riscoprire la saggezza del mondo.
Come dovrebbe essere una religione ecologica? Negli ultimi 300 anni l’umanità è stata coinvolta in una grande desacralizzazione del pianeta, dell’universo e della propria anima, e questo ha dato origine all’oltraggio ecologico. Saremo capaci di recuperare il senso del sacro?La religione del futuro non sarà una religione in senso stretto del termine, dovrà imparare a lasciare andare la religione. Il Maestro Eckhart, nel quattordicesimo secolo disse, “Prego Dio di liberarmi da Dio”. Per riscoprire la spiritualità, che è il cuore autentico di ogni religione vera e fiorente, dobbiamo liberarci dalla religione. Sembra un paradosso. La spiritualità significa usare il cuore, vivere nel mondo, dialogare con il nostro sé interiore e non semplicemente vivere a un livello organizzativo esterno.
E. F. Schumacher, nel suo profetico modo di scrivere, disse, nell’epilogo di Piccolo è bello, “Dappertutto la gente chiede, ‘Cosa posso fare praticamente?’ La risposta è tanto semplice quanto sconcertante, possiamo, ciascuno di noi, mettere in ordine la nostra casa intima, interiore. Per far questo non troviamo una guida nella scienza o nella tecnologia, poiché i valori sui quali esse si poggiano dipendono sommamente dal fine per il quale sono destinate. Tale guida la si può invece ancora trovare nella tradizionale saggezza dell’umanità”.
Tommaso d’Aquino, nel tredicesimo secolo disse, “Le rivelazioni si trovano in due volumi – la Bibbia e la natura”. Ma la teologia, a partire dal sedicesimo secolo, ha messo troppa enfasi nelle parole della Bibbia, o del Vaticano o dei professori, ha messo tutte le uova nel paniere delle parole, parole umane, e ha dimenticato la seconda fonte della rivelazione, la natura!
Il Maestro Eckhart disse, “Ogni creatura è la parola di Dio e un libro su Dio”. In altre parole, ogni creatura è una Bibbia. Ma come ci avviciniamo alla saggezza biblica, alla saggezza sacra delle creature? Col silenzio. C’è bisogno di un cuore silente per ascoltare la saggezza del vento, degli alberi, dell’acqua e della terra. Nella nostra ossessiva cultura verbale, abbiamo perso il senso del silenzio. Schumacher disse, “Siamo ormai troppo intelligenti per sopravvivere senza saggezza”. Continua... 
SULL'ANARCHIA BUDDISTA
SULL'ANARCHIA BUDDISTA di Gary Snyder

Da un punto di vista buddista, l'ignoranza che si proietta nella paura e nel vano appetito impediscono la manifestazione naturale. Storicamente, i filosofi buddisti non hanno saputo analizzare fino a che punto l'ignoranza e la sofferenza erano dovuti o favoriti da fattori sociali, considerando il timore e il desiderio come fatti intrinseci alla condizione umana. Così, la filosofia buddista si interessò principalmente alla teoria della conoscenza e la psicologia fu svantaggiata, per dare più spazio allo studio dei problemi storici e sociologici. Anche il buddismo Mahayana possiede un'ampia visione della salvezza universale, la sua realizzazione effettiva si è concretizzata nello sviluppo di sistemi pratici di meditazione per liberare a una minoranza di individui da blocchi psicologici e condizionamenti culturali. Il buddismo istituzionale è stato chiaramente disposto ad accettare o a ignorare le disuguaglianze e le tirannie sotto il sistema politico che vigeva. È stata come la morte del buddismo, posto che è comunque la morte che riesce a far comprendere il significato della compassione. La saggezza senza compassione non sente dolore.
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MATERIALISMO SPIRITUALE ED EGO SPIRITUALIZZATO



di Mariana Caplan

Il materialismo spirituale è un attaccamento al percorso spirituale come se questo fosse un possesso o un conseguimento concreto. Si dice che il materialismo spirituale sia il più difficile da superare. L’immagine usata è quella di catene d’oro: non solo sei incatenato, ma lo sei con delle catene d’oro. E tu ami le catene perché sono bellissime e splendenti. Ma non sei libero. Sei solo invischiato in una trappola più grande e più bella. Il senso della pratica spirituale è diventare liberi, non costruire una trappola che ha l’aspetto di una villa imponente ma che è comunque una prigione. (Judith Leif)


Il grande pericolo di tutte le esperienze mistiche – esperienze di illuminazione, liberazione, e così via – è che verranno utilizzate dall’ego e trasformate in materiale usato dall’ego per i suoi fini. Quando il contesto della vita di un individuo è l’auto-referenzialità egoica - vale a dire che l’identificazione è con l’ego come unità separata - le esperienze mistiche, i momenti di illuminazione, le credenziali spirituali, diventano tutti beni potenzialmente pericolosi. La “valuta” della verità può essere velocemente scambiata per la valuta dell’ego, e tali esperienze ben presto diventano un altro ancora dei mezzi dell’ego per rafforzare il suo potere nella sua lotta contro la vera liberazione. L’ego può tentare e tenterà di trasformare tutto a suo beneficio. Ecco perché l’ambito delle esperienze mistiche e di illuminazione è così pericoloso. È proprio perché il loro valore è così alto per il sé essenziale che tali esperienze sono così interessanti, e anche minacciose, per l’ego. L’ego vuole fortificarsi, e vuole anche bloccare efficacemente la liberazione che percepisce come la propria fine. Perciò, diventare un “ego spirituale” è un travestimento geniale attraverso cui infiltrarsi nella vita spirituale sincera dell’individuo e sedurre la sua attenzione distogliendola dalla Verità o da Dio.

Trasferiamo sul percorso ogni nostro bisogno, ogni desiderio di qualcosa. Gli individui che sono tendenzialmente carnali possono, iniziando un percorso spirituale, tentare di acquisire una gamma di stati di beatitudine e di estasi o usare il loro “splendore” spirituale per sedurre dei partner sessuali potenziali; quelli vanitosi e un po’ vistosi nella vita quotidiana possono lavorare duramente per acquisire degli abiti bellissimi, o dei titoli spirituali, o un linguaggio spirituale sofisticato con cui farsi belli davanti ai loro aspiranti seguaci spirituali: gli individui passivi o pigri possono trovare una scuola spirituale che dice loro che sono già illuminati e che non devono fare assolutamente nulla.

Uno dei grandi pericoli del materialismo spirituale emerge quando le esperienze e le pratiche spirituali vengono usare per sfuggire alle richieste della vera vita spirituale. S. Giovanni della Croce ci informava così, tanto tempo fa:

Molti di questi principianti a volte hanno anche una grande cupidigia spirituale. Si scoprono scontenti della spiritualità che Dio dona loro; e sono molto afflitti e lamentosi perché non trovano nelle cose spirituali le consolazioni che desiderano. Molti non ne hanno mai abbastanza di ascoltare consigli e imparare precetti spirituali, e di possedere e leggere molti libri che trattano questo argomento, e passano il loro tempo su tutte queste cose invece che sulle opere di mortificazione e sul perfezionamento della povertà dello spirito che dovrebbe essere loro.

La nozione dell’uso della spiritualità per evitare la spiritualità non è un’idea che si nutrirebbe normalmente (a meno che l’ego non debba farlo per ottenere una maggiore sofisticatezza per convincere se stesso e gli altri che non fa questo). È precisamente per questa ragione che il materialismo spirituale è così complesso. A meno che non si conosca la questione e non si sia seri su questa, non si penserebbe nemmeno lontanamente di interrogarsi in questo modo. Il materialismo spirituale sta sempre dietro l’angolo a spiare e a escogitare qualche nuova tecnica scaltra da usare a proprio vantaggio.

Il materialismo spirituale non è cosa nuova. Chogyam Trungpa Rinpoche, che rese questo termine popolare in Occidente, racconta come l’hobby di collezionare le trasmissioni spirituali sia sempre stato coltivato nel tempo e nelle diverse culture.

Ricevere l’abisheka (trasmissione) non è uguale a collezionare monete o francobolli, o autografi di gente famosa. Il ricevere centinaia e centinaia di abhisheka e il collezionare costantemente benedizioni su benedizioni come una sorta di auto conferma è diventata a volte una mania, una cosa molto diffusa. Questo era vero in Tibet nel diciannovesimo secolo così come lo è di recente in Occidente. Questo atteggiamento, che riflette la corruzione recente della presentazione del vajrayana, ha creato un grosso equivoco. Le persone che collezionano più abhisheka in questo modo le considerano puramente come una fonte di identità e come punto di riferimento. Collezionano abhisheka per un bisogno di sicurezza, e questo è un grosso problema.

La versione contemporanea di quello di cui parla Trungpa Rinpoche si trova nelle “spese spirituali folli” di oggi. Le persone passano dal loro Rinpoche tibetano al loro insegnante di Hatha Yoga al terapeuta trans personale al maestro di meditazione, raccogliendo pezzetti qua e là e creando così una grande collezione di benedizioni, tecniche, strumenti e metodi spirituali. Trungpa Rinpoche continua:

Jamgön Kongtrül il Grande, un maestro tibetano che visse nel diciannovesimo secolo, fu educato e formato come uno studente illuminato di vajrayana…ma Jamgön Kongtrül notò che c’era qualcosa di sbagliato nel ricevere una successione di abhisheka, come se questi fossero articoli per collezionisti. Fece notare il problema dicendo che se non comprendiamo il lignaggio della pratica, allora stiamo semplicemente accumulando letame e questo non ha senso. Un cumulo di letame può essere maturo, odoroso, meraviglioso, ma è sempre e comunque un cumulo di merda. Se fossimo esperti in letame, ne potremmo fare buon uso. Ma quando in realtà stiamo collezionando letame per farne del cibo, questo non è possibile.

In altre parole, se volessimo scrivere un libro sulla tecnologia pseudo-spirituale contemporanea, potrebbe essere utile saltare da insegnante a maestro a sceicco a terapeuta per raccogliere i nostri dati; ma se siamo ricercatori spirituali sinceri, questo approccio ci farà solo girare intorno a noi stessi.
Sebbene il materialismo spirituale non sia cosa nuova, è diventato una moda estremamente diffusa in anni recenti. Poiché la cultura contemporanea è così interamente dominata dal materialismo, e poiché la spiritualità ha trovato la sua strada nel mercato di massa, la distorsione dei termini e dei concetti spirituali, il bisogno di vestirsi e di parlare in modo spirituale, e di considerare se stessi come spirituali, sta inondando la cultura di massa. Si potrebbe dire che viviamo in un’era di materialismo spirituale dilagante. Come sostiene Lee Lozowick, “Nella cultura occidentale, dove razionalismo e materialismo sono le essenze di base della nostra relazione con il mondo, le esperienze spirituali tendono a rafforzare ancora di più questa essenza.”
Il materialismo spirituale si manifesta anche quando l’individuo che ha avuto esperienze mistiche o ha ricevuto grandi benedizioni da un maestro usa queste esperienze e benedizioni per separarsi dagli altri invece di avvicinarsi di più agli altri e alla sofferenza nella vita. Lozowick spiega:

Il valore delle esperienze mistiche sta nel fatto che gli individui ottengono un barlume della vastità delle possibilità e della illimitatezza della realtà. Se poi questi deducono di essere in qualche modo speciali, qui iniziano i pericoli. Iniziano a spadroneggiare sugli altri e ad usare le loro esperienze per separarsi sempre di più dagli altri, quando invece le vere implicazioni delle esperienze mistiche prevedono l’unione di tutta la realtà. È incredibile come certe persone possano avere tali esperienze e diventare in pratica ancora più separate. Ma questo è ciò che accade tipicamente.

Migliaia di persone hanno avuto queste esperienze, e invece di essere più mature nel servizio per alleviare la sofferenza degli altri, se ne vanno in giro con piramidi in testa e vasi di vetro con luci intermittenti che ti danno ritmi alfa. Se le persone vogliono veramente sapere qualcosa sul servizio, perché non vanno a Calcutta e prendono in braccio bambini in fin di vita e li consolano invece di blaterare sul servire l’universo?

Le esperienze spirituali sono relative al continuum della vita e all’unità di tutte le cose. Se comprendiamo questo, ovviamente diventeremo più responsabili delle nostre azioni in relazione agli altri e al mondo. Eppure sembra accadere il contrario. Le persone hanno queste esperienze e poi vanno a fare più spese e comprano più vestiti e più trucco. Siete mai stati ad una di queste fiere New Age? Come si può mai diventare più vani e superficiali dopo aver avuto un’esperienza che, se fosse interpretata adeguatamente, dovrebbe esporre ogni vanità in tutta la sua totale sofferenza e vacuità?

La chiave della risposta alla domanda di Lozowick sta nella domanda stessa, quando dice, “se [l’esperienza] fosse interpretata adeguatamente.” Il materialismo spirituale riguarda l’interpretazione sbagliata delle idee, degli ideali, delle esperienze, degli incontri spirituali. L’ego non interpreta correttamente le esperienze di sua volontà. Questo punto non può essere ripetuto abbastanza. Gli individui hanno esperienze meravigliose, e per un momento sono “lontani dal mondo,” e subito l’ego si presenta come interprete, e l’individuo presume che l’interpretazione sia corretta.

L’ego spiritualizzato

Un esempio spettacolare dell’ego come interprete si può trovare nell’ego “spiritualizzato.” L’ego ordinario fa le cose che fa un ego ordinario: pensa troppo o troppo poco di se stesso; manipola gli altri e prova costantemente a guadagnarsi il posto più in alto; agisce in modo egoistico; mente, inganna e rubacchia. Ma l’ego spiritualizzato ha il suo gioco; parla in un tono caldo e spirituale; crea un certo splendore di facciata o un’aura che impara ad emanare; ha esperienze “intense” regolarmente; conosce la risposta dharmicamente corretta a ogni situazione. Chiunque abbia un’intelligenza minima può prendere l’insegnamento spirituale del dharma e manipolarlo da una prospettiva egoica. Llewelyn Vaughan-Lee racconta la morte del suo ego spiritualizzato.

Per molti anni trovavo importante il fatto che fossi un ricercatore spirituale. Questa era la mia identità. Un giorno dissi alla mia maestra, la signora Tweedie, “è un ostacolo questo?” Lei disse, “Si, mio caro. Per ora è una gruccia necessaria, ma poi se ne andrà.” Poi ebbi questa visione di una bara su cui era scritto “Aspirante Spirituale.” Quella visione mi diede molta più libertà di essere un essere umano semplice, comune, che ama Dio.

Ricercatore, pioniere, insegnante, maestro, saggio…l’identità con uno qualsiasi di questi ruoli è lo stesso materialismo spirituale. Ci sono molte persone che funzionano in modo appropriato ed efficace in questi ruoli, ma quando l’ego reclama queste identità come proprie, e le sbandiera in giro come fosse un pavone, qui sta la difficoltà. Vaughan-Lee continua:

Una delle cose più pericolose che ho trovato sono questi ego spiritualizzati - gente il cui ego non è più un ego normale a cui piace una bella macchina, o comprarsi un vestito nuovo o cose del genere, ma che ora è diventato un ego spiritualizzato ed ha esperienze spirituali. Vedi tutte le cose spirituali che queste persone conoscono e che desiderano ardentemente rivelarti. Se osservi attentamente noterai che queste persone sono leggermente squilibrate. Sono di solito eccessivamente entusiaste, e da loro viene fuori tutto di tutto. Sostituiscono un ego spiritualizzato a un’esperienza spirituale vera, ed è molto difficile per gli altri riconoscere la differenza.

L’ego non si rende conto che non può avere esperienze mistiche o diventare illuminato, e questa è la causa primaria della nascita dell’ego spiritualizzato e del materialismo spirituale in generale. Vaughan-Lee aggiunge:

Molte persone hanno un’esperienza momentanea di unione e poi tornano nel loro ego, ma l’ego non può avere un esperienza di unione perché la sua stessa esistenza sta nel fatto che è separato. In realtà queste esperienze di unione disturbano grandemente l’ego perché iniziano a minare la credenza dell’ego nella sua esistenza separata.

Il dialogo seguente tra Philip Kapleau Roshi e un allievo illustra questo punto.

Allievo: cos’è il satori?
Roshi: quando a un maestro Zen fu chiesto “cos’è il Buddismo?” rispose “Io non capisco il Buddismo.” Io non conosco il satori.
Allievo: se tu non capisci, chi può capire?
Roshi: perché non chiedi a qualcuno che dice di essere illuminato?
Allievo: tu sei illuminato?
Roshi: se dico di sì, quelli tra di voi che sanno se ne andranno via disgustati. Se dico di no, quelli tra voi che fraintendono se ne andranno via delusi.

Poiché l’ego non può avere esperienze mistiche o diventare illuminato, Kapleau Roshi non può dire di essere illuminato.

Vaughan-Lee descrive un’interazione simile tra Irina Tweedie e Bhai Sahib.

Un giorno Bhai Sahib stava dicendo a qualcuno che non era illuminato, che non aveva realizzato il Sé. Quando l’individuo se ne andò, la signora Tweedie, che gli stava accanto, si arrabbiò moltissimo. Sapeva che lui era uno sceicco incredibile, che era un’anima incredibile, allora disse “ma certo che lo sei! Hai realizzato il Sé! Sei illuminato.” Lui la guardò e disse che in quelle esperienze l’ “IO” non c’è. “Perciò, IO non ho realizzato nulla,” le disse.

Il maestro indiano contemporaneo Vimala Thakar sa che l’unico “qualcuno” che c’è da illuminare è l’ego. Delle sue esperienze descrive, “Il contenuto della coscienza nel corpo di Vimala è il “Nessuno” e in “Niente”. Come si può dire di essere una persona illuminata o un maestro veramente illuminato?”
“Il vero mistico sa,” commenta Vaughan-Lee, “che “lui”, “tu”, “io” non potranno mai essere illuminati.”

Una delle cose che la gente non capisce è che non è l’ego ad avere un’esperienza mistica. Carl Jung spiega in modo magistrale la necessità di ricordare che l’ego – o chiunque tu credi di essere – è la mangiatoia in cui nasce il Cristo-bambino, ma non è il Cristo-bambino. C’è troppo fraintendimento su questo punto. Le persone credono di diventare illuminate.

Trungpa Rinpoche disse che l’ego che vuole avere un’esperienza di illuminazione è come se volesse “essere presente al proprio funerale.” Eppure prova a convincere l’ego di questo! L’ego non è solo presente nell’esperienza stessa, ma nel momento in cui questa esperienza essenziale svanisce, l’ego è tutto ciò che rimane. L’implicita realizzazione e il riconoscimento di qualcosa di Altro e Oltre, che era vero dell’esperienza, non è più presente come realizzazione e l’unica cosa che rimane è l’ego, che avanza orgogliosamente a grandi passi per prendersi i meriti dell’esperienza. Dice ancora Vaughan-Lee:

E’ molto, molto sottile il modo in cui, quando hai un’esperienza interiore puoi pensare “Ah! Ora sono questa persona spirituale. Ho avuto questa esperienza.” Un mio amico dice, “allora l’ego ti tira indietro per ammirare l’esperienza.” E’ un processo molto sottile avere l’esperienza e realizzare che non sei tu ad aver avuto l’esperienza, e non lasciare che l’ego rimanga attaccato all’esperienza.

Un allievo descrive il processo per cui l’ego si prende i meriti dell’esperienza mistica nel modo seguente.

Personalizzare l’esperienza mistica e non riconoscere la sua origine sarebbe come un ramo di un melo che guarda se stesso e, mentre ammira i suoi bellissimi fiori e foglie, decide di staccarsi dall’albero così può andarsene in giro per il mondo a mostrare i suoi fiori. È assurdamente ovvio con questa analogia che i fiori non dureranno a lungo senza l’albero, ma quando consideriamo noi stessi no è poi così chiaro. L’idea dell’emergere di qualcosa come risultato della connessione con una fonte più grande di noi e poi prendere le cose nelle proprie mani è ridicolo.

Per quanto possa sembrare ridicolo, è quello che fa l’ego. “Spesso penso a questa canzone,” ricorda Vaughan-Lee. “Non puoi andartene in paradiso su una sedia a dondolo, perché una sedia a dondolo non dondola così lontano.” E non puoi arrivare alla Realtà attraverso l’ego, perché l’ego non può raggiungere un altro piano di realtà perché è concepito per questo piano di realtà. L’ego non può avere un’esperienza spirituale. Può solo portare il riflesso di un’esperienza spirituale, poiché la mente ordinaria appartiene a un livello di dualità.”

Lozowick commenta che anche dopo quello che chiama “l’esperienza che mi ha spinto verso il mio lavoro di insegnamento” e quello che i suoi allievi considerano come il suo spostamento in un contesto illuminato, ancora pensava che fossa in qualche modo “lui” a irradiare l’insegnamento e la benedizione che venivano da lui.

L’ego dice, “questa gente mi ama. Queste persone vogliono darmi qualcosa.” Prima di connettermi veramente al mio maestro Yogi Ramsuratkumar, pensavo: “Ho questo grande splendore. Ho questo magnifico dharma.” Che stupido. Non siamo mai noi, perciò ti metti nei guai seri se inizi a prenderti la responsabilità dell’attenzione che attrai.

È difficile non rimanere sedotti. La veridicità e autenticità di queste esperienze è sconvolgente. C’è un’espansione in esse. Ci può essere la completa realizzazione che l’universo intero è nel proprio corpo, oppure si può avere esperienza dell’unione tra tutte le forme di vita. Tutto questo dà alla testa, e ci vuole un altissimo grado di onestà individuale e coscienza per non prendere queste esperienze e usarle per puntellare l’ego, per rendere l’ego più forte. Più si lavora per contenere le energie superiori, più pericoloso è per l’ego identificarsi con il processo che si sta attraversando, che a un certo punto si riconosce come non essere il proprio processo personale. È un processo universale che è molto più grande di qualsiasi cosa con cui ci identifichiamo in questa incarnazione.

Sebbene l’ego non può mai essere illuminato, o diventare “spiritualmente evoluto,” l’ego spiritualizzato ben presto si prende gioco di sé e degli altri. All’occhio non allenato, le sue manipolazioni possono sembrare scollegate, e la sua radiosità e generosità apparente sono difficili da mettere in discussione. L’altro aspetto dell’ego spiritualizzato che Llewellyn Vaughan-Lee enfatizza è che sebbene l’ego non può avere vere e proprie esperienze mistiche, può però sintetizzare la sua marca di spiritualità – ovvero delle imitazioni di ciò che è vero. In Cutting Through Spiritual Materialism, Trungpa Rinpoche spiega:

Se hai imparato una tecnica meditativa o pratica spirituale particolarmente benefica, allora l’atteggiamento dell’ego è in primo luogo di considerarla come un oggetto affascinante, e in secondo luogo di esaminarla. Alla fine, poiché l’ego sembra solido e non può in realtà assorbire nulla, può solo mimare. Perciò l’ego prova ad esaminare e ad imitare la pratica di meditazione e il modo di vivere meditativo. Quando abbiamo imparato tutti i trucchi e le risposte del gioco spirituale, automaticamente proviamo ad imitare la spiritualità…comunque, non possiamo fare esperienza di ciò che stiamo provando ad imitare; possiamo solo trovare qualche zona all’interno dei confini dell’ego che possa sembrare la stessa cosa…

L’ego imita le esperienze e i gesti spirituali perché vuole i benefici che immagina che tali esperienze possano portare, ma non vuole sacrificare i propri meccanismi. “Diventiamo degli attori molto bravi,” dice Trungpa Rinpoche, “e mentre giochiamo a fare i sordomuti col vero significato degli insegnamenti, troviamo un po’ di conforto nel fare finta di seguire il percorso.”
Jack Kornfield discute questo principio illustrando gli insegnamenti Buddisti dei “nemici vicini.”

I nemici vicini sono qualità che emergono nella mente e che si mascherano da realizzazione spirituale vera, quando in realtà sono solo un’imitazione, che serve a separarci dal vero sentire piuttosto che connetterci ad esso. Un esempio di nemici vicini si può vedere in relazione ai quattro stati divini che il Buddha descrive della gentilezza amorevole, della compassione, della gioia empatica, dell’equanimità. Ciascuno di questi stati è un segno di risveglio e di apertura del cuore, tuttavia ciascuno stato ha un nemico vicino che imita il vero stato, ma che in realtà emerge dalla separazione e dalla paura invece che da una sincera connessione…ciascuno di questi nemici vicini può mascherarsi da qualità spirituale, ma quando definiamo spirituale la nostra indifferenza o rispondiamo al dolore con la pietà, stiamo solo giustificando la nostra separazione e usando la “spiritualità” come difesa…se non riconosciamo e comprendiamo i nemici vicini, questi indeboliranno la nostra pratica spirituale.

Gli individui che hanno spiritualizzato il loro ego si trovano in una situazione precaria e per nulla invidiabile, sebbene si immaginino di essere le belle della serata danzante spirituale. Hanno usato essenzialmente la spiritualità come un meccanismo di difesa per proteggere se stessi dal mostrarsi come invece sono veramente, che è l’essenza della spiritualità. Il loro ego che sa tutto è diventato talmente preparato nel campo della spiritualità e ha creato una tale corazza attorno ad esso che non c’è quasi verso per vedere che hanno manipolato la loro conoscenza a loro scapito. Poiché conoscono tutto – qualsiasi spiegazione dharmica, qualsiasi stato meditativo – non c’è un’apertura sincera per accorgersi che il loro “sapere tutto” è precisamente ciò che li ostacola nella loro vita spirituale. Gilles Farcet, uno dei quattro insegnanti responsabili del lavoro con degli allievi sotto la guida del maestro spirituale Arnaud Desjardins, condivide la sua scoperta di questo aspetto del materialismo spirituale nel suo lavoro con gli allievi.

Nel corso degli anni, quello che ho scoperto essere pericoloso da quando insegno ha a che fare con certe persone – di solito persone molto intelligenti – che pretendono di sapere, e dico “pretendono” in modo sincero, perché queste persone si illudono. Si pongono rispetto a insegnamenti non dualistici, assoluti e rigidi in modo tale da credere di averlo capito. Non entrano però dentro la loro psicologia e non esaminano il proprio comportamento.

Questa strategia può essere molto sofisticata. Un uomo con cui lavoravo in un gruppo era intelligente e sofisticato. Non potevo dirgli cosa stesse facendo. Quando ho soltanto provato ad alludervi, l’ha subito coperto con un dharma sofisticato. Era impossibile penetrarlo. Era ovvio che la sua strategia era quella di rimanere nel controllo. Ho notato che la maggior parte delle persone che usa questa strategia sono persone che hanno molto da perdere in termini di perdere la faccia se vengono davvero confrontate su quello che succede dentro di loro.

Di solito queste persone hanno visto qualcosa che non è totalmente falso. Hanno percepito qualcosa, ma proprio perché sono così sensibili, hanno fatto ricorso agli insegnamenti spirituali come strategia di sopravvivenza. Non hanno fatto il lavoro necessario per affrontare la verità sui loro meccanismi psicologici, per cui vogliono aggirarli. Trovo che questo tipo di strategia sia molto più pericolosa delle esperienze mistiche fantasiose che non durano. Questo tipo di persona fa molto per danneggiarsi, e a volte anche per danneggiare gli altri.

Uno studioso e allievo dell’ Advaita-Vedanta si riferì alla tipologia di ego nella descrizione di Farcet come a “ego antiproiettile.” Questi sostiene che quando un individuo non ha un contesto per comprendere la natura delle esperienze e degli insegnamenti spirituali (e anche quando lo ha), l’ego prende le esperienze e gli insegnamenti che riceve, li raggruppa, e li fa orbitare intorno a se stesso. Poi li assimila a un ego “a prova di proiettile.” Quando l’ego stesso è composto dalle esperienze e dagli insegnamenti, niente all’infuori di un piccolo miracolo riuscirà a penetrarlo. Fin troppo consapevole della natura insidiosa dell’ego, Llewellyn Vaughan-Lee insiste che, per il bene del lavoro spirituale, l’individuo se la caverebbe molto meglio con un ego comune che con un ego spiritualizzato.

Ancora una volta, il pericolo è sempre quello di spiritualizzare l’ego, di diventare una “persona spirituale.” Dico sempre che è molto più facile se hai una buona identità mondana perché è molto più semplice sbarazzarsene, ma di una identità spirituale è difficile liberarsi.

La possibilità che l’ego sia capace di tali trucchi intricati per innalzarsi allo status spirituale elevato è plausibile per chi ha familiarità con i suoi meccanismi, ma una tale assurdità non entrerebbe mai nella mente del turista spirituale comune. Finché l’intero contesto di qualcuno non si sposta sul riferimento a Altro o a Dio, l’ego interpreterà le esperienze spirituali sempre nei modi che servono meglio ai suoi scopi. Vi sono tracce evidenti di materialismo spirituale in tutte le tradizioni e in tutte le culture. Rivendicare il territorio spirituale di cui l’ego si è appropriato richiede l’affinamento della capacità di riconoscere quando l’ego sta mandando avanti lo spettacolo e la volontà di mettere in discussione le supposizioni che facciamo sulla base delle interpretazioni e del programma dell’ego.

Estratto dal libro di MARIANA CAPLAN


TRA CIELO E TERRA

Gli errori della ricerca spirituale
e le pretese premature di illuminazione
 


pubblicato dalle EDIZIONI IL LIBRAIO DELLE STELLE







 
CITAZIONI


Il materialismo spirituale: l’uso della spiritualità per la gratificazione dell’ego. REGGIE RAY

Potresti accorgerti, dopo essere salito in cima, che la tua scala poggia contro il muro sbagliato. ANONIMO

L’anima attaccata a tutto, nonostante il buono che può contenere, non arriverà alla libertà del divino. S. GIOVANNI DELLA CROCE

Le nostre grandi collezioni di conoscenze ed esperienze sono solo una parte della manifestazione dell’ego, parte della qualità grandiosa dell’ego. Le mostriamo al mondo e nel fare questo, ci rassicuriamo del fatto che esistiamo, ben salvi e al sicuro, come persone “spirituali”. CHOGYAM TRUNGPA
 
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scritto da: roberto il 09/03/2010 alle 15:57
VERISSIMO E MI RICONOSCO IN QUESTA DEFINIZIONE DI EGO SPIRITUALIZZATO CHE DIO MI AIUTI!!!!!!
rOBERTO

Sono folgorata. Credo sia così, èc osì. Ma come si fa a uscirne? Mi sono accorta che per me il vero cambiamento arriva SOLO quando io (ego?) non me ne accorgo. Se non è finita....

E' terribile e mi risuona molto vero, avevo intuito ma me ne guardavo bene dall'ammetterlo!
E ora? Spero vivamente che l'ego spirituale sia una stampella utile e di trovare il momento in cui lasciarla finalmente sentendosi assorbita e al servizio del tutto...

se stiamo percorrendo un percorso di crescita che ha un cuore per noi, qualsiasi esso sia, giungere a questo punto del risveglio, cioè diventare consapevoli del proprio ego spiritualizzato, dovrebbe accadere spontaneamente ed inevitabilmente, come parte del processo di evoluzione, comunque risvegliarsi da questo incubo non è stato affatto piacevole, nè facile.

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