Là dove é il tuo amore, un giorno sarai anche tu
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UN ALTRO MONDO POSSIBILE
Creando una nuova Consapevolezza 
UN ALTRO MONDO  POSSIBILE
I FIORI DEL DOMANI
Tutti i fiori di tutti i domani
sono i semi di oggi e di ieri.

Proverbio cinese
Ancora un sogno
... Sì, è vero, io stesso sono vittima di sogni svaniti, di speranze rovinate, ma nonostante tutto voglio concludere dicendo che ho ancora dei sogni, perché so che nella vita non bisogna mai cedere.
Se perdete la speranza, perdete anche quella vitalità che rende degna la vita, quel coraggio di essere voi stessi, quella forza che vi fa continuare nonostante tutto.
Ecco perché io ho ancora un sogno...
Continua...
Varsavia
<b>Varsavia </b>







Hanno ucciso il ragazzo di vent'anni
l'hanno ucciso per rabbia o per paura
perché aveva negli occhi quell'aria sincera
perché era una forza futura
sulla piazza ho visto tanti fiori
calpestati e dispersi con furore
da chi usa la legge e si serve del bastone
e sugli altri ha pretese di padrone
Da chi usa la legge e si serve del bastone
e sugli altri ha pretese di padrone
Sull'altare c'è una madonna nera
ma è la mano del minatore bianco
che ha firmato cambiali alla fede di un mondo
sulla pelle di un popolo già stanco
Continua...

POTETE SOLO ESSERE LA RIVOLUZIONE
Ursula le Guin

Non abbiamo nulla se non la nostra libertà.
Non abbiamo nulla da darvi se non la vostra libertà.
Non abbiamo legge se non il singolo principio del mutuo appoggio tra individui.
Non abbiamo governo se non il singolo principio della libera associazione.
Non potete comprare la Rivoluzione.
Non potere fare la Rivoluzione.
Potete solo essere la Rivoluzione.
È nel vostro spirito, o non è in alcun luogo

da " The dispossessed" 1974
LA FINE DELLA VITA
é l'inizio della sopravvivenza

<b>LA FINE DELLA VITA<br> é l'inizio della sopravvivenza </b>





Come potete comperare
o vendere il cielo,
il calore della terra?
l'idea per noi é strana.
Se non possediamo
la freschezza dell'aria,
lo scintillio dell'acqua.
Come possiamo comperarli?
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I CREATIVI CULTURALI
<b>I CREATIVI CULTURALI</b>





L'altro modo di pensare
e vivere

Ervin Laszlo
Possiamo pensare in modi radicalmente nuovi circa i problemi che affrontiamo?
La storia ci dimostra che le persone possono pensare in modi molto differenti. C'erano, in Oriente e in Occidente, sia nel periodo classico, che nel Medio Evo ed anche nelle società moderne, concezioni molto diverse sulla società, sul mondo, sull'onore e sulla dignità. Ma ancora più straordinario è il fatto che anche persone moderne delle società contemporanee possano pensare in modi diversi. Questo è stato dimostrato da sondaggi di opinioni che hanno indagato su cosa i nostri contemporanei pensano di loro stessi, del mondo e di come vorrebbero vivere ed agire nel mondo.

Una recente indagine della popolazione americana ha dimostrato modi di pensare e di vivere molto differenti.
Questo è molto importante per il nostro comune futuro, poiché è molto più probabile che alcuni modi di pensare preparino il terreno per uno scenario positivo piuttosto che altri.
Questi sono stati i risultati principali:
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PIU’ LENTI, PIU’ PROFONDI, PIU’ DOLCI
<b>PIU’ LENTI, PIU’ PROFONDI, PIU’ DOLCI </b>





Alexander Langer


La domanda decisiva è: Come può risultare desiderabile una civiltà ecologicamente sostenibile?
Lentius, Profundis, Suavius”, al posto di ”Citius, Altius, Fortius”

La domanda decisiva quindi appare non tanto quella su cosa si deve fare o non fare, ma come suscitare motivazioni ed impulsi che rendano possibile la svolta verso una correzione di rotta.
La paura della della catastrofe, lo si è visto, non ha sinora generato questi impulsi in maniera sufficiente ed efficace, altrettanto si può dire delle leggi e dei controllo; e la stessa analisi scientifica
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CITTADINO DEL MONDO
<b>CITTADINO DEL MONDO</b> Graffito a Monaco






Il tuo Cristo è ebreo
e la tua democrazia è greca.
La tua scrittura è latina
e i tuoi numeri sono arabi.
La tua auto è giapponese
e il tuo caffè è brasiliano.
Il tuo orologio è svizzero
e il tuo walkman è coreano.
La tua pizza è italiana
e la tua camicia è hawaiana.
Le tue vacanze sono turche
tunisine o marocchine.
Cittadino del mondo,
non rimproverare il tuo vicino
di essere…. Straniero.
Il viaggiatore leggero
<b>Il viaggiatore leggero </b> Adriano Sofri
Introduzione al libro di Alex Langer, ed. Sellerio 1996

Alexander Langer è nato a Sterzing (Vipiteno-Bolzano) nel 1946, ed è morto suicida a Firenze, nel luglio del 1995.
Benché abbia dedicato la sua vita intera, fin dall'adolescenza, a un impegno sociale e civile, e abbia attraversato per questa le tappe più significative della militanza politica, da quella di ispirazione cristiana a quella dell'estremismo giovanile, dall'ecologista e pacifista dell'europeismo e alla solidarietà fra il nord, il sud e l'est del mondo, e sempre alle ragioni della convivenza e del rispetto per la natura e la vita, e benché abbia ricoperto cariche elettive e istituzionali, da quelle locali al Parlamento europeo, è molto difficile parlarne come di un uomo politico. O almeno, è del tutto raro che nella politica corrente si trovi anche una piccola parte dell'ispirazione intellettuale e morale che ha guidato la fatica di Langer. La politica professata, anche quando non è semplicemente sciocca e corrotta, non ha il tempo di guardare lontano, e imprigiona i suoi praticanti nella ruotine e nell'autoconservazione. Uno sguardo che
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 categoria:

Culture e globalizzazione


Trovati 31 articoli
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IMMIGRAZIONE:
Riflessioni ad ampio raggio - PARTE 1

IMMIGRAZIONE:<br>Riflessioni ad ampio raggio - PARTE 1
 
di Manuel Olivares

Questo articolo vuole essere il primo di una speciale trilogia in merito al fenomeno,  di grande e grave attualità, dell’immigrazione. Stando ai dati UNHCR, dal gennaio di quest’anno sono giunti, in Italia, quasi centomila migranti, la maggior parte dei quali da Nigeria (quasi il 15%), Costa d’Avorio (9%) e Bangladesh (8.6%). È una situazione che desta non poca preoccupazione a vari livelli, dal cosiddetto uomo della strada ai vertici di governo.
Questo non può non indurre alcune, necessarie riflessioni ed il tentativo ─ spero non troppo maldestro ─ di una ricostruzione storica di quelli che sono stati, soprattutto a partire dal secolo scorso, i rapporti tra il cosiddetto mondo in via di sviluppo e l’Occidente che, come vedremo, non si è distinto per correttezza e lealtà politica.
Senza moralismo o buonismo direi sia il caso di farci un bell’esame di coscienza, elaborando una griglia storica di riferimento che possa essere di aiuto nella comprensione del nostro contemporaneo e, al contempo, un chiaro, possibile riferimento per le scelte etiche e politiche a venire (di cui la società civile potrà essere, in un modo o nell’altro, compartecipe).
Tra i filoni di ricerca cui si dovrebbe lavorare non può non essere menzionato quello relativo al ruolo dei nostri progenitori europei nel fatale depauperamento dell’Africa (da cui provengono, attualmente, la maggiorparte dei migranti), a partire dalla tratta atlantica degli schiavi — e dal conseguente olocausto africano (maafa in swahili: grande tragedia) — la più imponente deportazione della storia. (Continua...)
CRISI COME OPPORTUNITA'

di Albert Einstein

Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La Crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E' nella crisi che sorgono l'inventiva , le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso, senza essere " superato". Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. la vera crisi è la crisi dell'incompetenza. L'inconveniente delle persone e delle nazioni é la pigrizia nel cercare soluzioni e e vie d'uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c'é merito. E nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perchè senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l'unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.
ENERGIA ED EQUITA'
ENERGIA ED EQUITA' di Carlo Conte

Illich, nell’opera La convivialità, ha affermato che gli strumenti “dominanti” minacciano di distruggere cinque forme di equilibrio che finora hanno permesso all’uomo di sopravvivere. In questa sede vorrei esemplificare tale affermazione mostrando come queste cinque minacce riguardino uno degli strumenti che più caratterizza la civiltà industriale: il sistema dei trasporti. Per fare questo faccio riferimento al saggio Energia ed equità, pubblicato per la prima volta nel 1973. Credo sia importante sottolineare questa data, perché ci permette di evidenziare ancora una volta la natura quasi profetica degli scritti di Illich. Infatti chiunque si può rendere conto che i problemi sollevati in questo saggio sono, 36 anni dopo la sua uscita, peggiorati. La scelta della società industriale di non porre limiti a ciò che produce non può che avere delle conseguenze negative, non può che generare una Nemesi. Illich vuole mettere in evidenza, usando l’esempio del trasporto, come l’utilizzo di una quantità eccessiva di energia generi necessariamente situazioni di disuguaglianza. Non tutti, infatti, possono permettersi di consumare alti quantitativi d’energia: c’è chi può prendere il Concorde e chi la bicicletta, dice Illich.
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L'INTERNAZIONALIZZAZIONE DEL MONDO
L'INTERNAZIONALIZZAZIONE DEL MONDO da un discorso di Cristovao Chico Buarque

Durante un dibattito nell'università degli Stati Uniti, è stato chiesto all'ex governatore del Distretto Federale e attuale Ministro dell'educazione del Brasile, Cristovao Chico Buarque, cosa pensava rispetto all'internazionalizzazione dell'Amazzonia. Un americano ha introdotto la domanda, dicendo che si aspettava una risposta da umanista e non da brasiliano. Questa è stata la risposta del sig. Cristovao Buarque
: In realtà, come brasiliano, potrei parlare solo contro l'internazionalizzazione dell'Amazzonia. Anche se i nostri governi non curano abbastanza questo patrimonio, l'Amazzonia è nostra. Come umanista, sentendo il rischio della degradazione ambientale che soffre l'Amazzonia, posso immaginare la sua internazionalizzazione, come anche quella di tutto ciò che è di grande importanza per l'umanità. Se l'Amazzonia, per un'etica umanista, dev'essere internazionalizzata, internazionalizziamo anche le riserve di petrolio del mondo intero.Mi piacerebbe anche che prima dell'Amazzonia venissero internazionalizzati i grandi musei del mondo. Il Louvre non dovrebbe appartenere solo alla Francia. Ogni museo del mondo è guardiano di pezzi bellissimi prodotti dal genio umano.
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L'ASPETTO NEGATIVO DELLA DIFFUSIONE DEL NULLA
L'ASPETTO NEGATIVO DELLA DIFFUSIONE DEL NULLA di George Ritzer

Si possono di certo elencare molti altri vantaggi del nulla e ampliare enormemente la lista a mano a mano che si procede, ma quanto detto è sufficiente per sostenere che esistono senza dubbio valide ragioni per la proliferazione del nulla. Tuttavia, poiché la maggioranza dei consumatori e molti studiosi esaltano le virtù di numerose forme di nulla, è importante passare a un'analisi degli aspetti negativi della sua diffusione. La critica più importante alla diffusione del nulla in tutto il globo è che, poiché tende a invadere inesorabilmente tutti gli angoli e le nicchie occupati dal qualcosa, in molti casi quest'ultimo ha sempre meno spazio. Con l'esplosione di non-luoghi, non-cose, non-persone e non-servizi resta sempre meno posto per luoghi, cose, persone e servizi. Viviamo in un mondo in cui si riduce vieppiù il qualcosa nelle sue tante forme. Si prenda il caso di Ikea. Continua...
GRAZIE CRISI
GRAZIE CRISI di Stefano Fusi

Grazie, crisi!! Ora ci dicono che c’è la crisi. Che ci sarà crisi. Che crollano i consumi. Che l’economia deve ripartire. Che per farlo dobbiamo consumare. E ce la fanno vivere davvero, la crisi. Che sarà dura, durissima. E la sentiamo eccome, la crisi. Quella economica: non abbiamo più soldi. Quella sociale: di chi fidarsi? Quella ecologica ed energetica: stiamo andando a fuoco e in fumo. Ma è davvero crisi? Chi ci dice che sia crisi, o non piuttosto un bel ritorno alla normalità? Dura, ardua, complicata, drammatica, ma finalmente un bel bagno di realtà? Pensiamoci un po’: chi ci dice che questa è crisi? Chi la definisce così? Proprio gli stessi che la rinforzano, la crisi, portandoci via anche quel poco che avevamo, mettendosi in saccoccia anche quello che ci resta, dopo aver già trasformato in merce ogni cosa che sarebbe naturale per vivere (la casa, la salute, la scuola, l’amore, il sesso, la politica, lo spirito -si erano dimenticati l’acqua e stanno rimediando- e via di questo passo).
Continua...
SOTTO LA DITTATURA DELL'IGNORANZA
SOTTO LA DITTATURA DELL'IGNORANZA di Guido Viale

Ma perché nel paese che ha avuto il più grande partito comunista e il più forte movimento operaio dell’Occidente, una cultura di sinistra egemone per almeno tre decenni, una delle manifestazioni più radicali e prolungate del «’68» e la maggiore proliferazione dei gruppi della sinistra radicale siamo poi caduti tanto in basso da diventare lo zimbello di tutta l’Europa, sia di destra che di sinistra?
Per alcuni, perché non sono stati elaborati quegli anticorpi che hanno permesso invece ad altri popoli e paesi di non venir travolti – o di venir travolti in misura minore – dall’ondata di demagogia e populismo che ha accompagnato gli sviluppi della globalizzazione nel corso degli ultimi due decenni; e che rischia di avere effetti ancora più deleteri con lo scoppio e il prolungarsi – a tempo indeterminato – della crisi economica. Per altri, perché la maggior parte delle risorse di quelle organizzazioni, o di una parte preponderante di esse, è stata per anni impegnata nel contenere, nel contrastare, nello screditare, assai più che nell’assecondare, le spinte sociali di cui pretendevano la rappresentanza; lasciando così liberi i germi della reazione di sviluppare indisturbati tutte le loro potenzialità; o addirittura alimentandoli. Forse le due tesi non sono così alternative come la loro contrapposta formulazione potrebbe far credere...CONTINUA...
IL FUTURO DELLE NOSTRE CITTA' E' NELL'INTEGRAZIONE CON L'AMBIENTE
IL FUTURO DELLE NOSTRE CITTA' E' NELL'INTEGRAZIONE CON L'AMBIENTE di Emanuele Bompan
intervista a Daniel Learch

A colloquio con Daniel Learch, autore del saggio Post Carbon Cities. Per capire come costruire centri urbani resistenti alle mutazioni del clima e in grado di provvedere ai propri bisogni energetici senza dipendere dal petrolio.
Città, picco della produzione petrolifera e cambiamento climatico sono intimamente correlati. Le città, dove oggi vive più della metà della popolazione sono responsabili del 40 delle emissioni di gas serra. Secondo climatologi, economisti e geografi urbani sono anche i luoghi dove cambiamento climatico e crisi energetiche legate ai picchi di produzione dei combustibili fossili produrranno effetti devastanti.
Continua...
LO STATO E LA GUERRA
LO STATO E LA GUERRA di Rocco Altieri

Perché mi uccidete? – E che! Non abitate forse sull’altra sponda del fiume? Amico, se abitaste da questa parte, io sarei un assassino, e sarebbe ingiusto uccidervi in questo modo; ma poiché abitate dall’altra parte, io sono un valoroso e quel che faccio è giusto (Blaise Pascal)
Ekkehart Krippendorff è da annoverare tra i grandi precursori a livello mondiale di quelle “scienze per la pace” che solo di recente hanno trovato accoglienza, pur tra tante incertezze e molte resistenze, nel mondo accademico italiano. Non è casuale che il Centro Irene dell’Università di Udine, una di queste nuove promettenti realtà, lo abbia voluto fin dagli inizi tra i membri più autorevoli del suo consiglio scientifico. Tra le opere di Krippendorff il libro qui pubblicato è, per sua stessa ammissione, il più importante. Benché altri suoi saggi siano da tempo accessibili in italiano, si è dovuto attendere più un quarto di secolo per realizzare l’attuale traduzione. Evidentemente il tema del libro e lo spirito “sovversivo e dissacratorio” con cui vengono trattati gli idola fori hanno spaventato e ritardato un’operazione editoriale che era quanto mai urgente e necessaria. Continua...
CULTURA E ARTE NELLA NUOVA ERA
CULTURA E ARTE NELLA NUOVA ERA “Cultura” è termine ormai onnipervadente: dai fumetti alla teologia, dalla gastronomia alla speculazione filosofica, dal folclore popolare alla musica classica, tutto è ormai “cultura”. Ciò da una parte indica come l’umanità, in un’evoluzione sempre più accelerata, ricerca significato e spessore in campi dell’esistenza e settori prima considerati minori e “a latere” dell’esistenza “seria”; dall’altra ci pone l’interrogativo: ma cos’è oggi, che fine ha, a chi si rivolge e da chi è ricercata la “cultura”?Il termine sembra aver perso ogni riferimento all’erudizione degli studiosi, alla pesantezza delle dottrine , all’elite delle menti più elevate; ma sembra d’altronde non aver più un significato definito. Il senso dell’autentica cultura (coltivazione della mente) è , a nostro parere, inscindibile da quello dell’educazione ( da e-ducere, portar fuori) poichè promuove, con metodo maieutico, la scoperta di sè e dell’altro da sé; essa si presenta, perciò, sfrondata da accademisti e utilitarismi e mirata alla fioritura del vero Uomo. A questo binomio cultura-educazione è affidato il futuro dei giovani , e, quindi, del nostro Pianeta.
Continua...
LA RICOSTRUZIONE CONVIVIALE
LA RICOSTRUZIONE CONVIVIALE di Ivan Illich

i sintomi di una crisi planetaria in corso di accelerazione sono manifesti. Se ne è ricercato il motivo un po' ovunque. Da parte mia, io avanzo la seguente spiegazione: la crisi ha le sue radici nel fallimento dell'impresa moderna, cioè la sostituzione della macchina all'uomo. Il grande progetto di sostituire la soddisfazione razionale e anonima alla risposta occasionale e personale si è trasformato in un implacabile processo di asservimento del produttore e di intossicazione del consumatore. La relazione dall'uomo allo strumento è divenuta una relazione dallo strumento all'uomo. Qui bisogna riconoscere il fallimento. Continua...
L'INVENZIONE DELLA RUOTA PER L'ACQUA
L'INVENZIONE DELLA RUOTA PER L'ACQUA Una buona notizia non fa mai male. Avra' un impatto sulla storia pari all'invenzione della sua omologa da terra. La ruota per l'acqua contiene un paradigma mentale in grado di incidere sulla struttura intima delle idee: e' un messaggero proteico di un nuovo modo di pensare. L'idea e' di una semplicita' allucinante: una tanica di plastica a forma di ruota, con un buco al centro. Assomiglia alla ruota di un'auto. Basta un tappo e una corda per trasformarla in un contenitore d'acqua che puoi tirare facendolo rotolare invece di caricartelo sulla schiena, come si e' fatto per secoli. Contiene fino a 50 litri d'acqua. Un uso intelligente della plastica, materiale meraviglioso, resistente, elastico, leggero, malleabile. E non e' solo una soluzione straordinaria per milioni di esseri umani (per lo piu' donne e bambini) che ogni mattina devono percorrere chilometri a piedi e rompersi la schiena trasportando 10 o 20 litri d'acqua. Per capire l'importanza di questa invenzione, bisogna calcolare che procurarsi l'acqua e', per la maggioranza dei terrestri, un'attivita' che assorbe una parte considerevole della capacita' lavorativa. Quando hai percorso dieci chilometri, di cui cinque con una tanica sulla testa, poi sei gia' stanco e devi ancora procurarti da mangiare.Continua...
LA SFIDA INTROVERSA ALLA MONDIALIZZAZIONE
LA SFIDA INTROVERSA ALLA MONDIALIZZAZIONE Eduardo Zarelli

Sono tre le grandi rivoluzioni che hanno segnato indelebilmente la storia conosciuta dell’umanità.
Quella del neolitico, con l'introduzione dell'agricoltura.
Quella del 1700, con l'introduzione della produzione industriale.
Quella che stiamo vivendo, caratterizzata dal precipitato della biotecnologia e delle applicazioni dell'informatica, che qui denomineremo grande accelerazione.
Ognuna di queste rivoluzioni è contemporaneamente economica, tecnica, sociale e culturale. Ognuna segna un diverso e più accentuato tentativo dell'umanità, o di parte di essa, di dominare la natura con la hýbris (tracotanza) che alimenta l'inesausto struggimento nichilistico ad oltrepassare i limiti imposti dalla realtà. Tale idea di dominio è inconcepibile prima
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LA RABBIA E LA MOSCHEA
<b>LA RABBIA E LA MOSCHEA</b> Per Oriana Fallaci una camicia. Di forza.
Che questa possa essere l’unica soluzione realistica iniziano a esserci sempre meno dubbi.
Ma per chi invece di dubbio ne nutrisse ancora qualcuno: «Non amo i messicani: se hai una pistola e ti dicono di scegliere chi è peggio tra i musulmani e i messicani avrei un attimo di esitazione; poi sceglierei i musulmani perché mi hanno scassato le palle». E poi: «Non voglio vedere questa moschea, è molto vicina alla mia casa in Toscana. Non voglio vedere un minareto di 24 metri nel paesaggio di Giotto, quando io nei loro paesi non posso neppure indossare una croce o portare una Bibbia».
Sono alcune delle dichiarazioni rilasciate al settimanale New Yorker, la seconda a proposito del progetto di costruzione di una moschea fuori Siena. Che una moschea rovini la vista dal terrazzo di casa è obiettivamente troppo: «Se sarò ancora viva andrò dai miei amici a Carrara, la città dei marmi. Lì sono tutti anarchici; con loro prendo gli esplosivi e la faccio saltare per aria».
Se queste uscite (farneticazioni?) provenissero da uno squilibrato qualunque e non da
MA E' IL PROGRESSO CHE CI RUBA LA VITA
<b>MA E' IL PROGRESSO CHE CI RUBA LA VITA </b> Wolfgang Sachs*

Un apologo di Heinrich Boll racconta di un turista che arringa un pescatore riguardo i vantaggi di un maggiore impegno nel lavoro. Uscendo due tre volte al giorno in mare, sostiene, potrebbe catturare più pesce, e innescare una dinamica di crescita inarrestabile: una barca a motore, poi due, una flotta di lance, uno stabilimento per la surgelazione, l'affumicamento e magari un elicottero per rintracciare i banchi di pesce. "E allora?" chiede il pescatore. "E allora", conclude il turista trionfante,"potrebbe sedere tranquillamente sulla spiaggia, sonnecchiando al sole e contemplando il bellissimo oceano!". Il pescatore lo guarda:"E'proprio quello che stavo facendo prima che arrivasse lei!". L'aneddoto è sconcertante per la sua struttura circolare: il ricco si adopera per arrivare là dove il povero ha cominciato. Ed è
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UN PO' DI SILENZIO
UN PO' DI SILENZIO

Rossana Rossanda

Che la terra gli sia leggera, più di quanto lo sono stati i media. Giovanni Paolo II si è spento, dopo giorni di patimento mentre l'Italia era sommersa da un mare di parole, immagini rubate, indiscrezioni. Un indecente voyeurismo.
L'ultima fotografia del suo volto sfigurato nell'inutile" tentativo di parlare alla folla ha campeggiato sulle prime pagine. Chi lo diceva morto, chi lo sentiva parlare in italiano e in tedesco, chi lo assicurava vigile e chi in coma. Se avessero potuto tenere le telecamere a mezzo metro dal letto e captare in audio l'ultimo respiro, lo avrebbero fatto. I soliti Vescovi da tv non erano inginocchiati a pregare, stavano negli studi della Rai o di Mediaset a invitare alla preghiera gli altri. In
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IVAN ILLICH: IL PLURILINGUE
<b>IVAN ILLICH: IL PLURILINGUE </b> Alexander Langer

Ivan Illich, il plurilingue non si definirebbe mai un "ecologo" o un "verde"
Eppure la sua visione delle cose un forte punto di riferimento  per molti verdi, e parecchie sue speranze sono legate ai movimenti verdi. Nei confronti dei quali, per, sa  anche essere molto scettico, soprattutto per quella loro tendenza a voler costruire a tavolino il nuovo mondo, guardando solo al futuro  e non tenendo conto dl passato.
E forse anche perché attingono troppo dai libri e troppo poco dagli usi e costumi e dalle saggezze popolari. E per certe tentazioni di ritorno alla natura che saltano a più pari cultura e civiltà.
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GLOBALIZZAZIONE E CULTURE CONTRO
VECCHI E NUOVE SUPERSTIZIONI

<b>GLOBALIZZAZIONE E CULTURE CONTRO<br> VECCHI E NUOVE SUPERSTIZIONI</b> Ulderico Bernardi – Università di Venezia

E’ spuntata appena qualche anno fa, imponendosi dapprima nella gergata degli economisti, ma ora no c’è contesto linguistico i cui non trovi uso. Intendo la parola globalizzazione. Dilatata al punto da divenire addirittura scenario, premessa indispensabile di ogni considerazione d’ordine socio-politico, socio-culturale, socio-economico. La gestazione del termine va riferita a mamma deregulation, che l’ha concepito per l’abuso di babbo global village. Nozze ideologiche, benedette dal neo-liberalismo reso euforico dalla decadenza e caduta dell’economia pianificata, e più in generale del socialismo reale.
La rilocalizzazione delle imprese, l’organizzazione del lavoro post-fordista, le necessità di un mercato più flessibile, i nuovi trionfi dell’innovazione tecnologica, piuttosto che essere colti per quello che sono, cioè fenomeni che toccano una parte, sia pure importantissima, delle relazioni umani attinenti alla sfera economica, sono stati enfatizzati in senso esistenziale e usati per strumentalizzare il concetto di villaggio globale proposto all’alba della rivoluzione mediatica da Marshall McLuhan.
Nel gran polverone sollevato dallo
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SETTE CARATTERISTICHE NEGATIVE DEL SAPERE
PER LA SOPRAVVIVENZA DEL PIANETA

<B>SETTE CARATTERISTICHE NEGATIVE DEL SAPERE <br> </b>PER LA SOPRAVVIVENZA DEL PIANETA dagli scritti di Vandana Shiva

Nei suoi scritti mostra come la cosiddetta rivoluzione verde "era volutamente destinata all’introduzione della monocoltura e alla distruzione della ‘diversità. Voleva realizzare il controllo centralizzato dell’agricoltura e impedire la possibilità di decisioni decentrate in materia di scelte sui raccolti agricoli.
L’uniformità e la centralizzazione sono alla base della vulnerabilità e della rottura ecologica e sociale". Per Vandana Shiva queste pratiche riflettono una ecocolonizzazione occidentale del Terzo Mondo, a livello culturale ed economico, rilevando come siano i sistemi occidentali di conoscenza a non conoscere alternative. Inoltre, rileva Vandana Shiva "la dicotomia locale/universale è mal posta se applicata alle tradizioni indigene e occidentali del sapere, perché il sapere occidentale è una tradizione locale che si è diffusa nel mondo con la colonizzazione intellettuale. L’universale si diffonde come
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I NUOVI VALORI
<b>I NUOVI VALORI </B> Shridath Ramphal

(Brani tratti dall’intervista a Shridath Ramphal, presidente del LEAD International - Programma di Guida Internazionale per l’Ambiente e lo Sviluppo).

Ciò che ci necessita è una ristrutturazione radicale e un cambiamento istituzionale a livello nazionale e internazionale. Qual è l’insieme di valori di riferimento su cui ricostruire il mondo? I valori quindi, devono diventare il tema dominante e rimanere al centro dell’attenzione, dar loro vita e significato.
Ci sono dei valori universale che nascono dalla lunga e ricca storia del pensiero umano, sono i valori fondamentali accettati universalmente e che si ritrovano in tutte le religioni; valori fondamentali di ogni filosofia politica.
Non sono valori sconosciuti, anzi sono
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