di Italo Bertolaso
Ogni anno, per il mezzo miliardo di " turisti di massa" che girano il mondo, il viaggio non é altro che una fuga dallo stress e dalla noia della vita in città. Una vacanza, un semplice tempo libero da dedicare agli ozi e una specie di premio sociale conquistato con le ferie pagate. L'industria del "viaggio" e dello svago crea ogni anno un cumulo di profitti che supera il mezzo miliardo di dollari. Ma anche mucchi di spazzature: il turismo "usa e getta" violenta la natura selvaggia e favorisce la distruzione delle culture tradizionali. Per questo ambientalisti, tour operator sensibili, scienziati e antropologi oggi propongono un nuovo " turismo gentile, sostenibile, ecologico, verde, culturale" e una "patente di buon turista" a chi voglia gironzolare nelle aree a rischio ambientale.
L'emergere di una sensibilità ecologica e transculturale ha fatto riesplodere la moda dei vagabondaggi a piedi per incontrare la natura selvaggia con i suoi custodi: le popolazioni tribali. E una schiera di specialisti - "travel writers" e geobiologi, ecosofi e vagabondi spiritualisti della New Age – si é messa in cammino. Per questi "econauti" il viaggio é una cura del corpo e dell'anima che fa anche bene all'ambiente.
Scrive Jacques Lanzmann nel bel libro: "L'arte del camminare": "Andarsene a piedi. perché così invece di attraversare le cose cammini loro accanto. Perché invece di correre attraverso un paese puoi tessere il tuo cammino, passo dopo passo. A piedi, per ritrovare la propria grazia, per perdere il "grasso" e i pregiudizi. Per purificarsi e ritornare alle origini anche se la sabbia é radioattiva, l'acqua inquinata e la terra avvelenata". Continua...